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Addio a Otto D’Angelo, cantore del Friuli rurale

Il pittore della civiltà contadina scomparso all’età di 95 anni, martedì i funerali. «Sono un malato di pennelli»





«Sono un malato di pennelli» aveva detto a fine luglio in una lunga intervista al nostro giornale in occasione del suo 95 esimo compleanno: «Dipingo ogni giorno – aveva aggiunto - finché posso farlo». Otto D’Angelo, il pittore della civiltà contadina si è spento ieri, dopo aver celebrato in migliaia di opere il suo amatissimo Friuli. Un male incurabile, contro il quale aveva combattuto con la forza e il coraggio che avevano caratterizzato tutta la sua vita, lo aveva colpito qualche mese fa. ...

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«Sono un malato di pennelli» aveva detto a fine luglio in una lunga intervista al nostro giornale in occasione del suo 95 esimo compleanno: «Dipingo ogni giorno – aveva aggiunto - finché posso farlo». Otto D’Angelo, il pittore della civiltà contadina si è spento ieri, dopo aver celebrato in migliaia di opere il suo amatissimo Friuli. Un male incurabile, contro il quale aveva combattuto con la forza e il coraggio che avevano caratterizzato tutta la sua vita, lo aveva colpito qualche mese fa. Nei giorni scorsi, a causa di un peggioramento, era stato ricoverato nell’ospedale di Gemona dove è spirato ieri in tarda mattinata.

Otto D’Angelo aveva rappresentato il Friuli, quello di una volta, con una delicatezza e una sensibilità che lo avevano fatto entrare di diritto tra gli artisti più amati della Piçule patrie.

Ultimo di otto fratelli, ecco il perché di quel nome, D’Angelo era nato a Silvella di San Vito di Fagagna il 28 luglio del 1923 in una famiglia di mezzadri. Sposato con Teresa Lisena Birarda nel 1951, scomparsa qualche mese fa, aveva due figli, Auro e Flavia, e risiedeva a Caporiacco. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 aveva lasciato il suo paese ed era emigrato in Francia, prima a Lione e poi a Parigi, dove era rimasto per 12 anni. Durante la sua permanenza francese Otto aveva lavorato come apprendista disegnatore in alcune Case editrici parigine, per le quali realizzava romanzi illustrati, continuando a studiare pittura.

Rientrato in Italia, nel 1959 aveva aperto a Udine uno studio di pubblicità: in quegli anni a Udine frequentava lo studio del pittore friulano Fred Pittino da cui trasse grandi insegnamenti.

A cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 aveva deciso di chiudere lo studio udinese. Conclusa quell’esperienza aveva cominciato a lavorare per una tipografia locale dove disegnava etichette per vini, liquori e confezioni alimentari. Negli anni ‘70 inizia la collaborazione con un gallerista di Treviso per il quale realizza opere su commissione. Ed è in quel periodo che D’Angelo trova quell’ispirazione che lo accompagnerà per tutta la vita: quella vita contadina fatta di un incredibile realismo che rievoca immagini della sua terra d’origine: nei suoi quadri riappare quel Friuli scomparso, contadino, quello dei mezzadri piegati dalla fatica nei campi, della ragazzine già al lavoro nelle aie, degli angoli più belli della provincia friulana, immortalati come se il tempo si fosse fermato.

Tanti i premi e i riconoscimenti ottenuti nella sua pluridecennale carriera. Quello più prestigioso era stato chiesto, ma non era ancora arrivato, qualche mese fa dallo Scriptorium Foroiuliense di San Daniele: quello di Cavaliere della Repubblica.

Il sindaco Luca Ovan ha espresso il cordoglio a nome di tutta la comunità. I funerali saranno celebrati martedì alle 16 nella parrocchiale di Caporiacco. —