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Mu, i pensieri calligrafici dell’architetto Sello antidoto alla normalità

fabiana dallavalle«Tutto parte da un oggetto: in questo caso è un quaderno di pelle scamosciata color rosso bordeaux sbiadito, che si può arrotolare come un grosso cannellone e infilare in tasca».Le...

fabiana dallavalle

«Tutto parte da un oggetto: in questo caso è un quaderno di pelle scamosciata color rosso bordeaux sbiadito, che si può arrotolare come un grosso cannellone e infilare in tasca».

Le prime righe di “Mu”, ultima creatura letteraria, in ordine di tempo, di Enrico Sello, edita da Gaspari, bastano al lettore per entrare nel mood di uno di quei libri che potremmo definire “da borsetta” o da zaino, fate voi. Un libro piccolo, con l’elegante segno ideogrammatico di “Mu”, fatto di ab ...

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fabiana dallavalle

«Tutto parte da un oggetto: in questo caso è un quaderno di pelle scamosciata color rosso bordeaux sbiadito, che si può arrotolare come un grosso cannellone e infilare in tasca».

Le prime righe di “Mu”, ultima creatura letteraria, in ordine di tempo, di Enrico Sello, edita da Gaspari, bastano al lettore per entrare nel mood di uno di quei libri che potremmo definire “da borsetta” o da zaino, fate voi. Un libro piccolo, con l’elegante segno ideogrammatico di “Mu”, fatto di abili e sicure pennellate su copertina verde. Un oggetto con un’anima, che uno si può portare appresso, al pari di un genere di conforto e a cui ricorrere in caso di bisogno, nel tentativo di sopravvivere a conversazioni inutili e vuote, o ai discorsi “un po’ così”, e comunque in tutte le altre volte in cui, per superare il logorio della vita moderna, avete cercato con apprensione il cellulare, per consultarlo, neanche fosse una sfera di cristallo. Un antidoto insomma, alla paura del vuoto e del silenzio, al bisogno di meraviglia. Scrittura bella, senza alcun dubbio. Pensieri apparentemente buttati giù con nonchalance su tempo, amore, donne, agricoltura, architettura, botanica, passioni confessate dell’architetto udinese che con la stessa casa editrice ha pubblicato “Grande arrosto alla Dumas padre” e “Bovindo”.

Un libro fatto di piccole narrazioni, setacciate da quaderni morbidi e sbiaditi, e difficili da decifrare, perché protetti da una calligrafia certamente utile a proteggere. Il tutto, come anticipa nella prefazione il giornalista Gianpaolo Carbonetto, «senza cercare giustificazioni esterne per parlare di ciò che davvero interessa esprimere: cioè la sua visione del mondo, inteso davvero come contenitore di tutte le cose che possiamo toccare, vedere, sentire, odorare, assaggiare». Il livello di banalità è zero. Le riflessioni condivisibili, le parole usate per descrivere, prive di affettazione e compiacimento. Non manca l’ironia, e di questo ringraziamo l’autore che cita Lenin, Hugo, Keplero e James Bond con la stessa levità. «I pensieri di uno che sgrana piselli e fagioli», svela l’architetto a pagina 47, lui che rivolgendosi direttamente al lettore scrive: «Considerate che ho il cognome di una scuola che i miei zii hanno regalato al comune al posto del mobilificio» e che non esita a raccontare la sua personale idea di felicità e d’amore, dicendo cose che alludono ad altre, ma partendo con l’ osservare le frange, i bordi, i perimetri, che si sa spesse volte raccontano più e meglio, prendendoti per mano ad affrontare il cuore del problema. —