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Le risposte di Riccardo Illy alle vostre domande

I due partiti maggiori dell'alleanza di centro-sinistra, Ds e Margherita, puntano a incrementare progressivamente il loro ruolo. A che condizioni accetterebbe di riproporre la sua candidatura alla guida della Regione?
Albertino Cozzi
"
Vorrei premettere che continuo a ritenermi un imprenditore prestato alla politica. Non dò quindi nulla per scontato: né che mi vogliano ricandidare, né che sia disponibile a accettare nuovamente la candidatura nel 2008. Ho svolto finora il mio impegno politico, prima come sindaco di Trieste e adesso come presidente della Regione, soprattutto per spirito di servizio, e sarà soprattutto questo stesso spirito di servizio che mi spingerà ad accettare una eventuale nuova candidatura. Premesso questo, la condizione per ricandidarmi è che la proposta mi arrivi da una coalizione completa e coesa, con un programma che sia in continuità con quello definito nel 2003 ma che contenga anche novità stimolanti per i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Sarà inoltre fondamentale che il Governo dia segnali chiari di voler attuare gli impegni contenuti nel Protocollo d'intesa che la Regione ha recentemente sottoscritto a Palazzo Chigi. Avendo avuto un'esperienza analoga nel 1996 con l'allora Governo Prodi, non dubito che questo impegno ci sarà".

Quando sarà possibile una televisione autonoma in lingua friulana come la TV3 Catalunya?
Lucio Bavero 
" La situazione del Friuli è molto diversa da quella della Catalogna. In Catalogna si parla quasi esclusivamente il catalano che è conosciuto praticamente da tutti; in Friuli si parla invece prevalentemente l'italiano alternato, in certi ambienti e momenti, al friulano che è noto a buona parte della popolazione ma non a tutti. Ribadisco ciò che ho avuto modo di osservare in molte altre occasioni: sono convinto che la lingua, la cultura e le tradizioni friulane rappresentino una ricchezza, e non solo per il Friuli, ma per tutta la comunità regionale. È giusto quindi promuovere la diffusione e la conoscenza del friulano; ed è giusto quindi insegnarlo a scuola, trasmetterlo alle nuove generazioni, magari dopo aver imparato anche l'inglese. Credo però che l'ipotesi di una televisione che trasmetta esclusivamente in friulano sia di difficile attuazione, proprio perché la situazione del Friuli è diversa da quella catalana. Infatti nella legge sulla tutela della minoranza friulana è previsto un ampio ventaglio di misure di tutela e di promozione, ma non una Tv tutta in friulano. Siamo invece impegnati ad aumentare l'offerta di programmi televisivi in lingua friulana anche da parte della Tv di Stato. È per questo che nel Protocollo d'intesa firmato nelle scorse settimane con il Governo, abbiamo fatto inserire anche un preciso impegno sul friulano nell'ambito del Contratto di servizio che viene stipulato periodicamente fra lo Stato e la Rai".

Sono trascorsi oltre due anni da quando la nuova Giunta rassicurò: il nuovo 'Progetto Montagna' sul quale stiamo alacremente lavorando sarà di ampio respiro e avrà le risorse necessarie a rilanciare lo sviluppo economico dell'intera area montana. Gli interventi spot non sono mancati, ma di un vero piano organico per la montagna non vi è traccia. Erano solo parole?
Daniele Deotto
 
" Il Progetto montagna è in fase di completamento, e sarà fra breve presentato dall'assessore Enzo Marsilio. Non mi pare che un intervento come i 200 milioni di euro messi in bilancio per il potenziamento degli impianti di risalita - ed è solo un esempio - possa essere considerato uno spot. A me pare invece uno dei più rilevanti, se non il più rilevante investimento che la Regione abbia mai deciso per il turismo invernale del Friuli Venezia Giulia. Al di là del Progetto montagna che, ripeto, sarà presto pronto, sono stati realizzati altri interventi strategici per lo sviluppo della nostra area montana. Ne cito alcuni: i collegamenti impiantistici fra Pontebba e Pramollo e fra Sella Nevea e Bovec, l'albergo diffuso, il recupero delle malghe, la Legge Regionale sul riordino fondiario, la diffusione della rete a banda larga in parte abbinata alle piste ciclabili, il sostegno a Agemont e quello tradizionale alle attività economiche".

Tra le mille problematiche che le verranno elencate vorrei che ci fosse uno spazio nella sua agenda anche per salvaguardia e messa in sicurezza dei fiumi friulani (sotto il profilo dell'Inquinamento). Il miglioramento della qualità delle acque renderebbe i nostri corsi d'acqua balneabili cosi facendo potremmo offrire un ulteriore opportunità per lo sviluppo turistico della nostra regione. Pochi interventi mirati potrebbero restituire ciò che la natura ci ha offerto per molti anni.
Giovanni Paoloni

"Sulla base delle indagini condotte con frequenza periodica dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, possiamo dire le acque dei nostri fiumi, a parte alcuni tratti del Natisone, godono di buona salute. Va precisato che secondo le norme dell'Unione europea l'acqua balneabile richiede caratteristiche specifiche, diverse e più elevate rispetto a quelle considerate positive dal punto di vista ambientale. Alcuni tratti dei nostri fiumi sono comunque balneabili. Se li volessimo però rendere totalmente adatti alla balneazione dovremmo investire ingenti risorse. Le acque dei fiumi sono fredde, il loro livello varia notevolmente a seconda dei periodi, spesso sono anche pericolose. Credo perciò che i nostri fiumi possano attirare i turisti non tanto per la possibilità di fare il bagno ma soprattutto per la loro bellezza paesaggistica. Su questo abbiamo puntato nella nostra politica di promozione turistica".

In Fvg la questione ambientale è un'emergenza. La montagna friulana ha bisogno di urgenti sistemazioni idrogeologiche. Se il problema viene affrontato con studi e lavori che interessano solo strutture pubbliche, i tempi si allungano oltremodo. Perché non rivolgersi anche agli studi professionali privati, capillarmente presenti sul territorio?
Mario Lucio 

"La Regione e in genere la Pubblica amministrazione ha l'obbligo, per legge, di utilizzare prima di tutto i dipendenti dei propri uffici. Solo nel caso in cui non disponga delle risorse o delle professionalità specifiche, o con queste non riesca a rispettare i tempi previsti dalle norme, può affidare incarichi esterni, cosa che peraltro in casi come questi viene fatta normalmente".

Perché la nostra Regione non considera l'ambiente una risorsa economica, ma solo un territorio da sfruttare? Dobbiamo vederci passare importanti ed indispensabili servizi utili all'intero Paese e che ci pongono in posizione chiave rispetto ai Paesi limitrofi, ma quale vantaggio diretto per i cittadini? Non si potrebbe richiedere in contropartita alla devastazione del territorio delle reali forme di incentivo all'installazione di sistemi alternativi di produzione di energia domestica? Perché non attuare come nell'autonomo Trentino o nella vicina Austria una vera politica energetica a favore dei privati?
Francesca Tulli
"Condivido pienamente il suo punto di vista e anzi la ringrazio della domanda perché mi permette di accennare a una serie di progetti che la Regione ha da tempo avviato per incentivare i privati, e sui quali non vi forse stata un'adegua pubblicità. In questa, così come anche in altre occasioni, abbiamo preferito lavorare senza perderci in chiacchiere. Esiste uno specifico programma di finanziamento a favore dei privati per l'installazione nelle abitazioni di pannelli fotovoltaici e di pannelli solari. Abbiamo messo a disposizione ingenti risorse (oltre 7,7 milioni di euro) e già accolto migliaia di domande di finanziamento da parte dei cittadini. La Regione ha inoltre cominciato a finanziare, soprattutto nell'area della montagna, l'installazione di caldaie ad alto rendimento che utilizzano biomasse. In questo caso ci siano inseriti all'interno di un progetto dell'Unione europea. Le domande finora accolte permetteranno di acquistare caldaie in grado di produrre 7,5 megawatt di energia. Intendiamo sicuramente continuare e rafforzare gli interventi a favore dei privati in campo energetico".

La legge sulla famiglia mi sembra buona , banca del tempo, lavoro organizzato per trascorrere più tempo con i figli, ecc..ecc. Come considera i dipendenti del commercio al dettaglio, sopratutto del gentil sesso, che avete costretto a lavorare la domenica con una legge regalata agli interessi della grande distribuzione visto che non potranno fruirne? Io spero nell'abrogazione della legge sulle aperture domenicali perché nell'urna siamo tutti uguali.
Alberto Miani

"Gli addetti al settore del commercio, laddove le imprese in cui lavorano abbiano deciso di cogliere l'opportunità delle aperture domenicali, sono prima di tutto tutelati dalla Legge e dai loro contratti di lavoro. La nostra aspettativa è che vengano utilizzate le forme di flessibilità introdotte dalla cosiddetta legge Biagi, che consente fra l'altro di assumere personale aggiuntivo anche per le sole domeniche. Naturalmente le imprese hanno bisogno di un periodo di rodaggio per capire se le aperture domenicali riescono ad attirare un numero sufficiente di clienti e solo dopo procederanno con eventuali assunzioni. Ci conforta l'esperienza di altre aree dell'Europa in cui sono state adottate analoghe misure di liberalizzazione degli orari e dove, appunto, si sono diffuse assunzioni flessibili per garantire l'apertura continuata nei fine settimana".

La nostra assistenza sanitaria è data sì dagli ospedali ma soprattutto dalle attività delle aziende territoriali: perché le facoltà di medicina (Ud e Ts) non attivano il master in "infermieristica di salute pubblica: infermiere di comunità e di famiglia" mentre altre sedi regionali l'hanno già attivato? La regione può "suggerire" o proporre in merito? Lo chiedono un gruppo di infermieri che già lavorano in Assistenza domiciliare ma che sentono l'esigenza di migliorare le proprie conoscenze.
Anna Pavan

"La nostra Regione sta dando grande impulso all'organizzazione socio-sanitaria territoriale sia nel campo della prevenzione che dell'assistenza, con la consapevolezza che la formazione è sicuramente una delle leve più importanti per promuovere questo rinnovamento. In stretta collaborazione con le Università di Udine e di Trieste, sono stati già attivati il corso di laurea specialistica in scienze infermieristiche, il master di informatica medica, i master per "caposala". La formazione continua per i medici che si dedicano all'attività territoriale è invece gestita direttamente dalla Regione. L'assessore alla Salute e alla Protezione sociale Ezio Beltrame caldeggia da tempo l'attivazione di un master anche in tema di salute pubblica orientato verso le cure primarie, che è stato già inserito nei programmi dell'Università di Udine. L'assessore confida che il prossimo anno l'iniziativa possa partire".

Convinto dell'importanza delle fonti energetiche rinnovabili, ho deciso di installare un impianto fotovoltaico per la produzione di elettricità. Ottenuto il parere favorevole del Grtn alle tariffe incentivanti (conto energia) dovrò entro il 31/12 iniziarne la realizzazione. Visti i costi (più di 20.000 euro per il fabbisogno di una famiglia di 4 persone) la Regione ha sempre contribuito, mediante il piano energetico regionale che ogni anno destina il 2% del Pil regionale al finanziamento delle fonti alternative. Potrò contarci quest'anno?
Enrico Poles

"Certamente. Non solo intendiamo continuare a incentivare l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ma questo indirizzo è stato posto al centro del nuovo Piano energetico regionale. La domanda mi fornisce l'occasione per proporre una riflessione di più ampia portata. Il prezzo del petrolio è così alto perché ci sono state delle punte di domanda che sono state superiori all'offerta. Se noi incoraggiamo la produzione da fonte rinnovabili da parte dei privati riusciamo, anche se la quantità di energia così prodotta può apparire marginale in termini assoluti, a "tagliare" proprio i picchi di domanda in eccesso, contribuendo così a tenere bassi i prezzi del petrolio. Di questo ho avuto modo recentemente di parlare con il commissario europeo per l'Energia Andris Piebalgs, che ho incontrato al seminario Ambrosetti di Cernobbio. È chiaro infatti che se tutta l'Europa incentiva i cittadini a utilizzare le fonti rinnovabili, e non solo una piccola regione come la nostra, si riescono a ottenere risultati davvero significativi. L'incentivo è in grado anche di mettere in modo un circuito virtuoso: più pannelli solari e fotovolatici si installano e più possono essere prodotti in modo efficiente, grazie alle economie di scala e al meccanismo della curva dell'esperienza. I prezzi quindi si abbassano e si liberano risorse per gli investimenti in ricerca e sviluppo, che a loro volta permettono di aumentare il rendimento dei pannelli".

Le problematiche del traffico nei centri abitati sta colpendo anche i paesi più piccoli della Regione. Cosa sta facendo la sua amministrazione per incentivare percorsi alternativi protetti ad esempio le piste ciclabili? Perché non individuare due grandi direttrici Pordenone-Trieste e Tarvisio-Udine-Lignano per un percorso ciclabile unico in Europa collegato alle reti austriche già ben delineate? Non sarebbe una buona idea partire recuperando il sedime ferroviario Dignano-Casarsa?
Renato Favretto

"La Giunta regionale ha proprio in queste ultime settimane approvato, sulla base di uno studio condotto dall'Università di Udine, la Rete di ciclovie di interesse regionale, che si collega a sua volta alla rete delle altre regioni italiane e a quella degli Stati confinanti. Le piste ciclabili regionali si sviluppano lungo direttrici di pregio ambientale, storico, artistico e culturale e permettono di attraversare tutto il Friuli Venezia Giulia, con l'obiettivo di promuovere il turismo ma anche una forma di mobilità sostenibile. Su questa ossatura principale si innestano le ciclovie di interesse provinciale e comunale, tra le quali potrebbe trovare posto anche la proposta della Dignano-Casarsa, che verrebbe a intersecarsi con una delle nove piste di rilievo regionale, la 'Ciclovia della pianura e del Natisone' (Sacile-Pordenone-Codroipo-Udine-Cividale-confine con la Slovenia)".

Mi trovo concorde con lei nel ricercare energia per il futuro attraverso le fonti rinnovabili. Bisogna assolutamente sfruttare l'energia che ci arriva dal sole e sappiamo benissimo che è a impatto ambientale uguale a zero. Non solo bisogna attrezzarci quanto prima a produrre nella nostra regione il bioetanolo e il biodiesel dalle notevoli estensioni di colture cerealicole che abbiamo. Ed energia eolica dalla Bora!
Giuseppe Rossi

"Abbiamo diversi progetti sul bioetanolo e sul biodiesel e anche la disponibilità di alcuni grandi gruppi, che hanno manifestato non solo un concreto interesse in questo settore ma che dispongono di notevoli superfici coltivate e di ingenti risorse finanziarie. Contiamo quindi di partire con una prima bioraffineria, sia per il bioetanolo che per il biodiesel, nel prossimo futuro. Per quanto riguarda la bora dobbiamo tener conto che solo da un paio d'anni disponiamo di turbine eoliche di nuova generazione che possono funzionare con velocità molto elevate del vento. Comunque, quando si parla di energia eolica bisogna considerare anche l'impatto paesistico di questi impianti. Sono perciò favorevole ai mulini a vento collocati in mezzo al mare, in modo che siano al di fuori dell'orizzonte visivo. Se dovessimo collocare impianti eolici sul ciglione carsico, l'impatto sarebbe sicuramente eccessivo. Insomma, su questo andrei cauto".

Non sarebbe assolutamente più semplice se il corridoio 5 passasse sotto Gorizia invece di spendere una montagna di denaro per forare il Carso? Ma visto che non si fa, quale futuro per la città di Trieste?
Mario Rossetti 

"Ricordo innanzi tutto che il tracciato del Corridoio V - di cui fa parte il Progetto prioritario n. 6, cioè la linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità da Lione a Budapest - è stato definito dall'Unione europea, quindi in maniera concordata fra tutti i Paesi membri, non da Trieste né dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Mi pare una scelta ragionevole. Trieste è la più grande città della regione, con oltre 200 mila abitanti, e dispone inoltre di un porto con caratteristiche oceaniche che manipola milioni di tonnellate di merci all'anno".

Ci sono amministratori pubblici che ricoprono contemporaneamente più cariche, dalle quali percepiscono più indennità di carica. Gli esempi sono numerosi. La legge regionale n. 1 del 1987 (poi abrogata nel 1996), pur consentendo di ricoprire più cariche in capo ad una persona, aveva posto il limite di un solo compenso. Non pensa che chi si dedica ad una funzione pubblica non debba approfittare della sua posizione politica per guadagnare di più? Non basterebbe una sola indennità di carica?
Claudio Carlisi

"Sono perfettamente d’accordo con lei. Ho fatto per otto anni il sindaco di Trieste e non ho mai ricoperto alcun altro incarico, salvo uno, la presidenza del Teatro “Verdi”, perché così prevedeva la legge. Adesso come presidente della Regione lo Statuto mi vieta di assumere altri incarichi, dei quali non sento comunque assolutamente la mancanza. Sostengo quindi ogni progetto di legge che miri a regolamentare in modo severo e rigoroso questa materia. Noto peraltro che alcune leggi già esistenti sono disattese. Il sindaco di Trieste e il presidente della Provincia di Pordenone, pur essendoci un esplicito divieto, siedono nel consiglio di amministrazione della SpA dell’Aeroporto del Friuli Venezia Giulia. Sono state proposte delle sanzioni, e credo che queste debbano consistere nella decadenza dal ruolo di pubblico amministratore per chi accetta quegli incarichi".

Vorrei conoscere le cifre degli stanziamenti erogati dalla Regione Fvg dal 2000 al 2005 a favore del Comune di Trieste e quelli a favore del Comune di Udine; e i principali interventi cui sono stati finalizzati quei contributi.
Roberto Meroi

"Posso fornirle il dato dei pagamenti, cioè delle somme effettivamente trasferite dalla Regione nelle aree dei Comuni di Trieste e Udine (quindi non solo all’Ente Comune) nel quadriennio 2002-2005. Nei quattro anni considerati Trieste ha ottenuto complessivamente 1,8 miliardi di euro, Udine 1,45 miliardi di euro. Questi i settori più importanti nei quali le risorse regionali sono state impiegate: salute e protezione sociale, istruzione cultura e sport, formazione lavoro università e ricerca, edilizia. Approfitto dell’occasione per ricordare che la ripartizione dei pagamenti fra le quattro province ha sempre mostrato negli ultimi anni un andamento equilibrato: la percentuale che ciascuna provincia ha ottenuto corrisponde, con lievi scostamenti, alla percentuale dei suoi abitanti".

L'accordo nazionale per i medici di medicina generale prevede che ci debba essere un medico ogni mille abitanti. La Regione recentemente ha portato la media a 1.300. Si tratta di un'iniziativa unica in Italia o anche altre Regioni hanno fatto altrettanto? Quale beneficio hanno tratto i cittadini della regione, se, in presenza di più pazienti per medico, dovranno fare code più lunghe negli ambulatori? Non era più conveniente ridurre il massimale, previsto attualmente a 1.500 scelte?
Luigi Carletti

"In effetti, come mi conferma l’assessore alla Salute Ezio Beltrame, l’Accordo nazionale per i medici di medicina generale indica come riferimento un medico ogni mille abitanti, però con la possibilità di deroga da parte delle Regioni con un margine del 30 per cento. La nostra Regione, come quasi tutte le altre che hanno stipulato Accordi integrativi, ha previsto appunto un rapporto tra medici e popolazione di uno ogni 1.300 abitanti. Ma quello che è più importante notare è che i medici, con l’Accordo integrativo, sono stati incoraggiati e incentivati ad associarsi, a lavorare quindi in condizioni organizzative più congrue, con personale di studio e adeguati strumenti informatici, in modo da migliorare la continuità dell’assistenza. L’Accordo firmato in Friuli Venezia Giulia con i medici di famiglia ha avuto come punto di riferimento le esigenze del cittadino: quindi ambulatori più aperti, più organizzati, con il medico di medicina che diventa protagonista del servizio sanitario regionale".

Si fa un gran parlare di tutela dell'ambiente, raccolta diversificata, abituare e incentivare le persone al loro rispetto e poi sono mesi che nella piazza del mio paesino , Nojaris, comune di Sutrio, provincia di Udine, c'è una campana per la raccolta del vetro, stracolma e rotta, che non viene svuotata e sostituita, nonostante i ripetuti solleciti fatti al comune e all'ente preposto. Cosa dobbiamo fare?
Gino Chiapolino

"Credo che la cosa migliore sia rivolgersi al sindaco che, come ho avuto modo di sottolineare in varie occasioni, ha un ruolo fondamentale: è in qualche modo l’”agente generale” del cittadino nei confronti della Pubblica amministrazione intesa nel senso più ampio del termine. Il sindaco è quindi il primo interlocutore a cui il cittadino può sottoporre i suoi problemi e i suoi suggerimenti. Un solo consiglio: se il sindaco non si muove e non riesce a risolvere la questione da lei sollevata, alle prossime elezioni voti per un altro".

Dato che il governo nazionale non ha tenuto conto dei 40enni che hanno perso il lavoro, introducendo i concorsi anche per i contratti a tempo determinato, di fatto quindi aiutando i più giovani, desideravo sapere se il governo regionale ha pensato ai quarantenni.
Lorenzo Marchese

"La disoccupazione adulta è al centro delle preoccupazioni della politica regionale. Infatti nella nuova legge sul buon lavoro vi sono degli strumenti specifici proprio per favorire la formazione professionale e la ricollocazione dei disoccupati con più di 40 anni. Inoltre il reddito di cittadinanza, che è stato introdotto con la riforma delle politiche sociali, è stato pensato anche per quei lavoratori delle piccole e piccolissime imprese, soprattutto adulti, che perdono il posto e non dispongono di tutele come la cassa integrazione e la mobilità. Naturalmente il reddito di cittadinanza per i disoccupati è una misura provvisoria, che decade automaticamente nel caso in cui il beneficiario rifiuta di seguire dei corsi di formazione o il lavoro che, al termine di questo percorso, gli viene proposto".

Molti, che potrebbero validamente contribuire alla gestione della cosa pubblica, non si avvicinano alla politica perché questa è ostaggio di schieramenti e partiti che dimostrano di non saper interpretare la complessità della società. Cosa si potrebbe fare, in particolare con la legge elettorale, per attrarre le persone competenti (che sono fuori dai partiti) e di cui le istituzioni elettive avrebbero grande bisogno per fare un salto di qualità e, al contempo, per rendere effettivo il principio democratico per cui tutti i soggetti che hanno i requisiti possono essere candidati e eletti ? Non pensa poi il Presidente della Regione che lo sbarramento elettorale non possa che essere fissato a 1, inteso come un eletto e non come percentuale, stante che gli elettori devono poter delegare a rappresentarli chi ritengono più opportuno e che conseguentemente la stabilità delle amministrazioni vada ricercata in modi diversi rispetto ai quorum elettorali?
Ubaldo Muzzatti

"La legge elettorale attuale già consente di costituire liste anche al di fuori dei tradizionali partiti organizzati. Un esempio è proprio la lista civica dei Cittadini per il presidente che, alle ultime elezioni, ha preso il 7,5 per cento dei voti e ha portato in Consiglio regionale donne e uomini che provengono dalla società civile e non dal ceto dei professionisti della politica. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, va tenuto conto che un sistema elettorale deve contemperare due obiettivi: garantire una buona rappresentatività dei partiti e dei movimenti e, nello stesso tempo, una buona governabilità. Il nostro è un Paese il cui popolo è sostanzialmente refrattario all’autorità, tanto che qualcuno è arrivato ad affermare che governare l’Italia non è difficile ma inutile. Credo quindi che una buona legge elettorale, tra i due obiettivi, debba privilegiare la governabilità. Ed è per questo che vengono introdotti gli sbarramenti, che hanno un senso naturalmente nei sistemi di tipo proporzionale. La soluzione migliore è in teoria il maggioritario. Una scelta del genere sarebbe però difficilmente applicabile in Friuli Venezia Giulia, perché i collegi elettorali risulterebbero troppo grandi per una campagna elettorale porta a porta e troppo piccoli per una campagna condotta attraverso i mezzi di comunicazione di massa. E comunque l’elezione diretta esiste già per il presidente della Regione, per i presidenti di Provincia e per i sindaci".

Il comma 13 ter dell'art.23 del Codice della Strada, introdotto nel 1999, dà facoltà alle Regioni di individuare le strade di "interesse panoramico e ambientale", cioè turistico, lungo le quali vietare ogni forma di pubblicità. Considerato che la Regione sta compiendo uno sforzo per valorizzare turisticamente il territorio (albergo diffuso ecc.), e a imitazione di Trento e Bolzano non sarebbe il caso di occuparsene con un provvedimento tra l'altro a costo zero per la Regione?
Giorgio de Pelca

"Mi pare un buon suggerimento. Abbiamo in effetti già alcune 'strade del vino' in Friuli Venezia Giulia, che possono in qualche modo rientrare nella categoria delle strade di interesse turistico. Stiamo in questo momento affrontando, come lei avrà sentito, numerose emergenze a causa della carenza di infrastrutture in diverse parti del territorio regionale. Cito solo i casi delle statali 13 e 56, della nuova Cervignano-Palmanova-Manzano, della viabilità nell’area del distretto del mobile nella Destra Tagliamento. Una volta superata questa emergenza, chiederemo all’assessore e alla direzione competente di approfondire anche le opportunità offerte dalla norma del Codice della strada da lei citata".

Lei è determinato a costruire i rigassificatori , pur contro il parere della maggior parte dei cittadini della regione, e questo nonostante in Italia vi siano altri siti possibili nei quali questa avversione non c'è. Allo stesso modo insiste in tutti i modi per porre in essere gli accantieramenti della Tav , sebbene sia evidente che questa opera non verrà mai completata e comporterà enormi costi e danni ambientali per niente: perché dovrei votare di nuovo per lei?
Massimo Bulli

"Che la maggioranza dei cittadini del Friuli Venezia Giulia sia contraria ai rigassificatori è una sua affermazione priva di fondamento. Credo invece che i cittadini della regione siano favorevoli a utilizzare il gas, cioè la fonte energetica di origine fossile meno inquinante, quella che immette nell’atmosfera, a parità di calorie prodotte, la minore quantità in assoluto di anidride carbonica. E credo che siano favorevoli a pagare il gas a un prezzo più basso, visto che oggi spendono il 30 per cento in più rispetto agli altri Paesi europei. Allo stesso modo credo che la maggioranza dei cittadini della regione sia d’accordo sulla nuova linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità, d’accordo cioè sulla necessità di decongestionare le nostre strade e autostrade dalla presenza di centinaia di migliaia di camion. Abbiamo già intrapreso una politica di riequilibrio modale, finanziando per esempio il servizio “ro.la” (camion su treno) che ha permesso fra l’altro di togliere dalle strade 36 mila Tir giunti dalla Turchia al porto di Trieste. Per completare questo disegno occorre però disporre di una linea ferroviaria adeguata, competitiva rispetto al trasporto su gomma. C’è sempre una minoranza rumorosa che si oppone ai rigassificatori e alla Tav, così come a qualsiasi altro progetto. Non mi faccio certo intimidire da questa minoranza, di cui lei evidentemente fa parte. Chi ha responsabilità politiche deve prima di tutto saper ascoltare la maggioranza silenziosa".

Lasciando perdere destra e sinistra, volevo sapere cosa ne pensa lei, come persona, dell'Italia di oggi. L'Italia dell'indulto, l'Italia dove vengono tutelati i delinquenti invece degli onesti cittadini, l'Italia dei politici che dicono cosa non hanno fatto gli altri ma non dicono cosa hanno fatto loro, l'Italia dove chi imbroglia va avanti e gli altri rimangono indietro. Questa povera Italia di oggi.
Manuel Zorino

"Lei mi pone una domanda di grande interesse e molto stimolante, alla quale non è purtroppo possibile rispondere in forma sintetica, come questa circostanza impone. Ho parlato in altre occasioni della “polietica”, vale a dire della specifica etica della politica, un principio indispensabile affinché chi ha delle responsabilità come pubblico amministratore possa effettivamente soddisfare gli interessi di tutti cittadini. Se volesse approfondire questo concetto e la mia visione sui problemi e le prospettive dell’Italia di oggi, le segnalo che viene distribuito proprio in questi giorni in libreria il mio libro 'La rana cinese. Come l’Italia può tornare a crescere', pubblicato dalla casa editrice Mondadori".

Cosa significa secondo lei, che il cittadino più ricco della regione sia anche il presidente della regione?
Alex Tolar

"Noto prima di tutto che la sua è una domanda capziosa, nella quale le tecniche della retorica sono utilizzate in modo a dir poco malizioso. Prima di tutto non sono il più ricco della regione e in secondo luogo l’unico possibile collegamento fra il mio reddito, che dichiaro peraltro integralmente al fisco, e il fatto di essere presidente della Regione, è eventualmente riconducibile alle mie capacità personali. Infatti ho vinto le elezioni pur essendo sostenuto da una coalizione che è storicamente minoritaria in Friuli Venezia Giulia, sotto di 10 punti nei confronti del centrodestra, avendo speso fra l’altro per la campagna elettorale un terzo rispetto agli avversari. Forse sono queste capacità a consentirmi di avere un reddito più alto sul quale, lo ripeto, pago fino all’ultimo euro le tasse, che poi sono ridistribuite a favore della collettività e di chi ha più bisogno".

Cosa pensa della "flottaglia" di extracomunitari ospitati in particolare nella nostra Regione. Non le sembra siano un po’ troppi per le esigenze lavorative attuali?
Dino Temil 

"Nel primo semestre di quest’anno gli occupati in Friuli Venezia Giulia sono aumentati di 20 mila unità, e la disoccupazione è arrivata al minimo storico, a un fisiologico 3 per cento. L’unico modo per consentire alle nostre imprese di crescere è quindi attirare manodopera da fuori, dando la preferenza a quelle aree e a quei Paesi dai quali la manodopera è storicamente immigrata nella nostra regione, in modo che i nuovi arrivati possano trovare una comunità di connazionali già ben integrata nel tessuto economico, sociale e culturale del Friuli Venezia Giulia. A questi cittadini extracomunitari va lo stesso rispetto che riserviamo agli autoctoni".

In questi giorni nella discussione della nuova riforma elettorale un rappresentante in commissione, ha proposto che la scelta del Presidente della Giunta non venga fatta dai cittadini, ma avvenga come in passato, cioè i partiti che formano una coalizione di maggioranza, con un programma, eleggono il presidente e di seguito la Giunta Regionale, senza poi che gli assessori debbano dimettersi da consiglieri. Sembra che il presidente Illy su questa proposta, abbia minacciando le dimissioni immediate se viene portata all'approvazione del Consiglio, riproponendo le elezioni con l'attuale sistema.
A. D'Antoni

"Voglio precisare che nessuno ha messo davvero in discussione il principio dell’elezione diretta del presidente della Regione, anche perché questa indicazione è stata data con chiarezza dagli stessi cittadini che, nel referendum del 2002, hanno bocciato la precedente legge elettorale che prevedeva appunto l’elezione indiretta da parte del Consiglio regionale. Ci sono state invece diverse proposte sulla possibilità o meno che i consiglieri regionali ricoprano contemporaneamente il ruolo di assessore. Sull’argomento desidero riconfermare il mio punto di vista. Credo prima di tutto che il presidente della Regione debba essere libero di scegliere, se nominare cioè assessori esterni o assessori che siedano anche in Consiglio, come del resto avviene in molte altre Regioni, comprese quelle governate dal centrodestra. Nell’ambito di questa facoltà, la mia scelta è stata e sarà sempre per una rigorosa separazione fra Giunta e Consiglio, poiché i due organi hanno compiti diversi: il Consiglio fa le leggi, dà indirizzi e controlla l’attività della Giunta, alla quale è invece affidato il ruolo esecutivo. Nel caso in cui un consigliere ricopra
anche l’incarico di assessore si configura dunque un implicito conflitto di interessi. Mi pare quindi scontato aggiungere che non accetterò una nuova candidatura se, una volta eletto, non avrò la possibilità di scegliere a favore dell’incompatibilità fra consiglieri e assessori. (16 ottobre 2006)

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