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Le risposte di Sergio Cecotti alle vostre domande

Lusingato dagli apprezzamenti sulla Ztl, il sindaco Sergio Cecotti, risponde con dovizia di particolari alle domande dei lettori pervenute al Messaggero Veneto. Spiega la filosofia del piano delle antenne e le scelte su mobilità e piste ciclabili. Esclude, invece, la sua candidatura a governatore del Friuli Venezia Giulia.

Udine e i comuni del circondario formano un unico agglomerato. Non sarebbe più logico che l'area urbana venisse rappresentata da un unico Comune, che potrebbe far finalmente valere in Regione il suo peso maggiore?
Mirko Furlan

«In linea di principio sarebbe più logico. Ma, in uno Stato democratico di diritto, per modificare i confini di un Comune si deve fare un referendum. Dubito che gli elettori dei Comuni della cintura urbana oggi voterebbero, in maggioranza, per la fusione. È più realistico creare altri strumenti di lavoro che permettano di armonizzare le politiche all'interno dell'ambito urbano e creare coesione. Quando la coesione sulle scelte concrete avrà prodotto risultati positivi e cristallizzato interessi comuni, sarà più facile costruire forme di unione più perfette. Per il momento lavoriamo assieme sui temi strategici: penso, in particolare, alla pianificazione territoriale, alla mobilità, ai servizi tecnologici, alle grandi infrastrutture. In questa direzione, i comuni di Udine, Tavagnacco, Campoformido e Pozzuolo del Friuli hanno costituito, primi in Regione, l'Ambito metropolitano, una nuova forma istituzionale introdotta dalla legge regionale n.1/2006. In pratica, i quattro Comuni hanno deciso di coordinare le rispettive politiche nei settori rilevanti. Le nuove leggi regionali dovranno dare all'Ambito metropolitano poteri sostanziali di indirizzo strategico in queste materie. Quando la strumentazione legislativa sarà completata, almeno i problemi pratici della conurbazione saranno risolti, e questo aprirà la strada a forme di integrazione più forti».

A Trieste vive un cittadino della regione su sei, in provincia di Udine un cittadino su due. Possibile che il Friuli e Udine siano sempre sotto scacco? Non sarebbe il caso di accorpare Udine e i comuni dell'hinterland per far sentire la propria voce in modo più convincente?
Emanuele Revelant

«Il peso politico non dipende dalla dimensione del Comune, ma da quella del Collegio elettorale regionale (ovvero da quanti consiglieri regionali devono, per essere rieletti, chiedere il voto agli udinesi). Da questo punto di vista, occorrerebbe fondere i Collegi (ma gli attuali eletti non saranno d'accordo). Il punto vero è però un altro: in questa legislatura vi è un deficit di rappresentanza in Consiglio regionale determinato dal listino e da altri meccanismi distorsivi. In pratica: il Collegio di Udine ha eletto 10 consiglieri di maggioranza su 37, cioè il 27%, mentre ha espresso il 36,5% dei voti validi. Un sistema aritmeticamente corretto avrebbe dato a Udine una rappresentanza, e quindi un peso politico, superiore di ben il 40%. Si capisce bene perché le consorterie triestine stiano sabotando ogni modifica della legge elettorale».

Cosa ci manca per fare realmente sistema in Friuli, dal punto di vista sociale ed economico?
Gianni Vescovo

«La coesione politica e una classe dirigente conscia del proprio ruolo».

Non pensa, signor sindaco, che Udine Mercati dovrebbe essere la piattaforma logistica ovest-est Lisbona-Barcellona-Kiev?
Enzo Radis

«Udine mercati è ben posizionata per essere uno snodo strategico della logistica agroalimentare verso la vicina Europa orientale. Dopo di che, è bene che mantenga i piedi per terra e lavori sodo».

Mi piacerebbe una risposta dal professor Cecotti su cosa ne pensa circa una sua candidatura per il centrosinistra alla carica di governatore del Friuli Venezia Giulia alle lezioni del 2008. Ritengo che sarebbe la persona giusta per proseguire con Intesa a governare la Regione e non è scritto da nessuna parte che Riccardo Illy debba ricandidarsi. Trovo giusto che per l'alternanza tocchi a un friulano il compito e lui avrebbe tutte le qualità per lavorare bene e battere il centrodestra.
Maurizio Gottardo

«Se i bookmaker londinesi accettassero puntate, io sono pronto a scommettere che il prossimo governatore sarà un friulano (udinese o pordenonese). Ma non sarò io».

Il centrosinistra regionale ha dimostrato innumerevoli volte di fare sfacciatamente gli interessi di Trieste e non quelli di Udine, e mi viene subito da pensare ai due sottosegretari triestini, solo per citarne una. Non crede che alle prossime elezioni regionali sia più facile fare gli interessi del Friuli assieme a Strassoldo anziché assieme al triestino Illy?
Ivano Zuliani

«Come ha detto il lettore della domanda precedente, non è scritto da nessuna parte che Illy si ricandiderà. Tutti i candidati-governatore, chiunque saranno, si sperticheranno a giurare che difenderanno gli interessi del Friuli, ben sapendo che le regionali si vincono (o si perdono) a Udine. Il problema sarà capire quale candidato mente di meno».

Ultimamente la vedo un po' spento sulla difesa della lingua friulana. Mancanza di idee o rassegnazione?
Sergio Bagginni

«La parte che mi spettava, costruire leggi e regolamenti, l'ho fatta. Il resto dipende da me in minima parte (e anche quella cerco di farla)».

In via Baldasseria Bassa costruiscono una nuova antenna per la telefonia mobile a soli 50 metri da quella imponente della Telecom. Non è troppo vicina? Non è pericoloso visto che qui passa anche una linea elettrica ad alta tensione? Lei voterebbe ancora una giunta che autorizza una situazione così onerosa per chi abita in questa strada?
Maria Jolanda Agostinis

«La Giunta non autorizza un bel niente. Le concessioni delle antenne sono un atto amministrativo regolato dalla legge, che sancisce il diritto dei gestori, a impiantarle. Come tale è un atto su cui gli organi politici del Comune non possono interferire: se la Giunta mettesse becco sulla singola antenna - in aree privata - compirebbe un abuso d'ufficio. L'unica cosa che la Giunta può fare è proporre un piano generale della localizzazione delle antenne, cosa che è stata fatta. Il piano ha avuto parere favorevole anche dei rappresentanti i comitati popolari di protesta, che si sono resi conto che la legge vigente non consente di fare più di così».

L'intenzione di cambiare le abitudini dei cittadini favorendo l'uso della bicicletta e dei mezzi pubblici è lodevole. Non crede però che manchi un'adeguata informazione e coinvolgimento dei cittadini stessi?
Roberto Mariconda

«Più che informazione manca una educazione. Attraverso alcuni programmi (vedi Città Sane) si lavora per educare i ragazzi in età scolare a modelli "sostenibili" di mobilità. Gli studi dicono che con gli adulti l'efficacia dei programmi di educazione (in questi settori) è vicina a zero».

Gentile signor sindaco, vorrei sapere riguardo alle piste ciclabili se sono previste opere di collegamento tra i vari tratti già costruiti ma poco sfruttabili. Inoltre perché restringere le strade a scapito del traffico? Non sarebbe meglio prevedere percorsi per bici separati dalla strada statale?
Francesco Magnabosco

«Esiste un piano della viabilità ciclabile che mira a creare una rete coerente e razionale di piste ciclabili; i vari interventi sono "pezzi" di questo disegno generale. Ma la città è stata costruita nelle varie epoche secondo i criteri di allora: non in tutti i punti esistono gli spazi fisici per realizzare collegamenti ciclabili a norma. Il piano individua le soluzioni possibili che, in qualche caso, possono differire da quelle ideali. L'idea che si restringano le strade per fare spazio alle piste ciclabili è comunque priva di fondamento: in via delle Ferriere e in via Marco Volpe le corsie per le auto sono state mantenute e migliorate, contrariamente a quello che avevano detto, prima della realizzazione delle opere, i soliti bastian contrari che criticano le soluzioni senza conoscerle. Fatta l'opera, visto che non è come loro immaginavano, hanno smesso di protestare (come è successo in Chiavris, in piazzale Cella, ecc). La realtà è che le carreggiate per il traffico veicolare e le piste ciclabili vengono progettate congiuntamente, tenendo conto delle norme tecniche e del peso di traffico di entrambe, e non le une a scapito delle altre».

Egregio signor sindaco, vorrei sapere perché la Ztl non viene più rispettata? Visto che ci transitano e parcheggiano tutti e a tutte le ore, dovreste cambiare nome in Zti (zona traffico illimitato). Perché in piazza Libertà non togliete il cartello "Zona Pedonale" visto che di fatto non lo è? In special modo dopo le ore 19 diventa un parcheggio (anche con la farmacia chiusa). Cambiate la segnaletica o fate rispettare le regole.
Otto Bearzi

«Le regole vanno fatte rispettare, ma con buon senso. La ragionevolezza è un principio fondamentale dell'ordinamento, dice la Corte Costituzionale».

Signor sindaco innanzitutto le faccio i complimenti per il miglioramento della qualità della vita in città in virtù delle classifiche redatte dal quotidiano "Il Sole 24 ore". È stato fatto tanto e per migliorare ancora io proporrei di estendere la zona a traffico limitato; di iniziare a pedonalizzare il centro; cercherei di migliorare il controllo sulle residenze (extracomunitari irregolari) e trasferirei oltre le periferie i luoghi di culto non cattolici (moschee e altro).
Alberto

«Grazie dei complimenti. Il merito, comunque, è degli udinesi che manifestano amore per la città e senso di civiltà. Per il resto, ho preso nota dei suoi suggerimenti. È significativo che i lettori che chiedono l'allargamento della Ztl e il suo rafforzamento siano in numero maggiore di quelli che propongono il contrario. È un fatto che dovrebbe far riflettere i politici (e anche i politicanti)».

Perché non creare i City angels per la zona della stazione? Viale Trieste e via Cividale sono intasate di auto tutto il giorno; non sarebbe il caso di deviare il traffico per Remanzacco e Cividale dietro la stazione o per via Buttrio?
Renzo Dal Pin

«Udine ha già i volontari per la sicurezza che collaborano con la polizia municipale. Basta venire a iscriversi e sottoporsi all'addestramento previsto. Nella zona della stazione vi è già un ampio schieramento di agenti professionisti; i volontari potrebbero essere meglio impiegati altrove. Per quanto riguarda il traffico: non bisogna mai sottovalutare la forza delle abitudini; provvedimenti troppo "dirigisti" si sono dimostrati quasi sempre controproducenti».

Caro signor sindaco, vorrei sapere cosa ha intenzione di fare con le caserme dismesse a Udine est. Io vedrei un polo o distretto tecnologico alla Osoppo e Spaccamela come il distretto a Noubarris di Barcellona o un campus universitario all'americana. Un'area così vasta secondo me non può essere di sole case popolari.
Lucio Favero e Giovanni De Andreis

«Il polo tecnologico si è insediato alla Ziu e non ne nascerà certo un secondo. La Spaccamela è un complesso molto interessante, ma non rientra nei piani di sviluppo dell'Università, neppure in prospettiva. Ricordo che a Udine vi sono già 10 milioni di metri quadri di territorio di strutture pubbliche (cento metri quadri per abitante), per cui vi è una larga sovrabbondanza di quasi tutto (parchi, impianti sportivi, scuole, università, spazi culturali,...). Pensare a nuove grandi aree di attrezzature pubbliche è azzardato, anche perché poi qualcuno (il contribuente) dovrà pagare i relativi costi di gestione. In ogni caso, possiamo pensarci con calma: passerà ancora molto tempo prima che lo Stato si decida a cedere le caserme per usi civili».

Cosa pensa che si possa realmente fare per rendere di nuovo il centro storico un ritrovo per gli udinesi e i turisti? Abbiamo un centro cittadino splendido ma sempre più vuoto, non sarebbe il caso di preoccuparsi realmente della città e non solo dei centri commerciali?
Luca Mattioli

«Tutti gli indicatori, compresi i commenti dei visitatori che vengono a Udine da fuori segnalano un trend esattamente contrario. Spesso capita che sindaci di città più grandi e prestigiose vengano a Udine e strabuzzino gli occhi a vedere tanta gente camminare per il centro. Un giorno camminavo con il sindaco di Padova; era un freddo lunedì mattina d'inverno. A ogni passo mi diceva "Ma è sempre così? Mai vista tanta gente in città". "Oggi non c'è nessuno", rispondevo "di solito ce n'è molta di più". "Ma come fate?", continuava a domandarmi. La realtà fattuale è che oggi il centro storico è molto più fruito di un tempo, in particolare grazie alla presenza degli universitari. Certo, il modo di fruirlo è cambiato, come sono cambiati in generale gli stili di vita e di consumo. Chi è restato legato psicologicamente ai tempi che furono non sarà contento di questo nuovo modo di vivere la città. Ma le impressioni psicologiche non cambiano la realtà dei numeri».

Signor sindaco vorrei sapere perché lei e la sua giunta fanno tutto il possibile per svuotare il centro storico, è tristissimo passare per piazza Duomo il sabato pomeriggio e vederla si, senza macchine, ma anche senza gente, è desolante è triste, sarà meglio avere un po' di smog in più che la tristezza del vuoto? Prima di pensare alle auto inquinanti farebbe meglio a pensare ai suoi autobus che inquinano l'impossibile. Ma sono sicuro che questa domanda non avrà risposta.
Anonimo

«Rispondo alla meno infondata delle sue osservazioni: né io né il Comune possediamo un singolo autobus. In ogni caso, da molti anni la classifica del Sole-24 Ore pone gli autobus circolanti a Udine al primo posto nella classifica dei mezzi pubblici meno inquinanti».

Vorrei sapere quando sarà aperta la strada che va dallo Stadio - Palasport al cavalcavia di via Martignacco, in quanto frequentando quella zona la situazione di degrado del manufatto già costruito è molto evidente.
Giovanni Langellotti

«I lavori per gli svincoli e le opere connesse sono in corso e devono chiudersi entro aprile».

A quando un métro leggero che attraversa la città dalla stazione a Tricesimo con fermata in piazzale Oberdan, piazzale Osoppo, piazzale Chiavris, ospedale civile?
Filippo Ariis

«Un'ottima domanda per il presidente della Provincia che è l'autorità in materia (fino quando la legge
regionale non trasferirà la competenza in capo all'Ambito metropolitano)».

Se potesse scegliere, dopo Udine, di quale altra città vorrebbe essere primo cittadino?
Chiara

«Pradamano (o un altro Comune con tantissimi soldi e poche occasioni di spenderli)».

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