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«Toto-sindaco, decida Udine»

Ivano Strizzolo: aperti al confronto, ma nessuna ingerenza

Ivano Strizzolo, 55 anni, due figlie, deputato della Margherita dall'aprile 2006. Si è iscritto alla Dc a 16 anni. A lungo è stato dirigente dei giovani diccì a livello nazionale e internazionale e da subito componente di Forze nuove. Capogruppo, assessore e vicesindaco a Bicinicco dall'80 al '95. Dall'80 a metà anni '90 è stato capogruppo in Provincia e assessore provinciale. Dipendente della Cassa di risparmio, diplomato allo Zanon, laureato in Scienze politiche, iscritto al registro dei revisori contabili e al Consiglio dei ragionieri del Friuli, nel '92 al '98 è consigliere regionale. Diventa anche capogruppo del Ppi e presidente della commissione industria e commercio. Nel '98 è segretario regionale del Ppi. Nel '99 corre per la presidenza della Provincia contro l'ingegner Melzi perdendo di un soffio (ottiene il 49,68%). E' tra i fondatori della Margherita. E' grande amico di Franco Marini da quando questi subentrò a Donat Cattin.

Che effetto le ha fatto partecipare all'ultimo congresso del suo partito? politicamente presuntuosi?
«Anche».

E dopo questo anche?
«La loro fortuna-sfortuna è che si sono trovati a svolgere ruoli politici-amministrativi nel periodo di maggiore difficoltà per i partiti».

Concorda con chi dice che la maggioranza regionale ha mortificato o almeno dimenticato Udine e il Friuli?
«E «In Italia siamo ancora in una fase di transizione politica. Dentro questo percorso, la nascita del Pd può segnare una svolta».

Di quale tipo?
«La Margherita è nata per aggregare culture e filoni politici diversi, ma accomunati da un obiettivo fondamentale: modernizzare il Paese, renderlo competitivo, ma soprattutto, ed è questo il filo conduttore del mio impegno politico, promuovere una migliore condizione e qualità di vita per i ceti più deboli».

Ma è davvero sicuro che il Pd nascerà?
«Al punto in cui siamo arrivati sarebbe negativo non costruirlo».

Perchè?
«Perché, pur nelle difficoltà ancora presenti nel nostro elettorato, è comunque un segno di svolta per una stabilizzazione politica del Paese».

C'è qualcuno in Friuli dentro il vostro partito e nei Ds che non vuole il Pd?
«Nei gruppi dirigenti non riscontro grandi perplessità. Nei contatti con gli elettori qualche dubbio emerge. Ma è proprio funzione dei gruppi dirigenti guidare i processi politici».

Al recente congresso provinciale e udinese di Dl è stata auspicata la lista unitaria alle comunali, una sorta di Pd ante litteram. Cosa pensa?
«Sono favorevole, purché ci sia un'effettiva apertura alle espressioni più vive e dinamiche alla città di Udine».

Che significa?
«Andare oltre la sommatoria Ds-Margherita».

Apertura agli autonomisti?

«Sì, è importante realizzare un coinvolgimento degli autonomisti, di Convergenza e dei Cittadini».

Proprio in questi giorni però l'atteggiamento dell'assessore dei Cittadini, Luciano Gallerini, farebbe pensare a uno smarcamento. Il suo giudizio?
«La coalizione deve attivare tutte le iniziative per ampliarsi e non per perdere pezzi per strada. Cecotti in questi anni ha lavorato molto bene e l'esperienza politico-amministrativa non deve essere né interrotta né ridotta, ma allargata ulteriormente».

Gallerini...?
«Se Gallerini non condivide la conduzione della giunta può benissimo lasciare».

Più volte la Margherita ha affermato che il candidato-sindaco dovrà esser scelto in loco e non imposto dall'alto.
«Sono totalmente d'accordo sul fatto che la scelta dovrà essere fatta a Udine. Non possiamo però dimenticare che Udine è la capitale del Friuli e la sua importanza va ben oltre il muro di cinta della città. È quindi normale che si discuta e si valuti la realtà di Udine anche a livello regionale».

Detto questo?
«Avrei voluto che anche per Gorizia si fosse valutato per tempo, a livello regionale, l'importanza politica di quella realtà».

Già, Gorizia. A Udine serpeggia una certa preoccupazione: come si può evitare gli stessi errori?
«A Udine la situazione è diversa perché c'è un sindaco che non si può più ricandidare».

Vero, ma a Udine c'è anche molta confusione sul possibile candidato.
«La coalizione prima sceglie il candidato sindaco meglio è. Guai se di dovesse impantanare in un percorso di veti e di contrapposizioni che rischierebbe di spianare la strada per la prima volta a un sindaco di centro-destra».

Scegliere subito il candidato, dice. Ma con quali criteri?
«Se ci sono più candidati è giusto ricorre alle primarie come momento di coinvolgimento della città».

Congresso della Margherita: Moretton ha rinunciato a candidarsi. Un'altra vittoria di Illy?
«La rinuncia di Moretton, come ho avuto modo di dichiarare, indebolisce la Margherita e allo stesso tempo non è vero che rafforzi Illy».

Perchè?
«Perché alla fine bisogna vincere la guerra cioè le regionali del prossimo anno. Inoltre, dovrebbe essere interesse di Illy avere una coalizione con una sua forza e una sua dignità che si completi con una sua candidatura, indubbiamente forte, alla presidenza della giunta».

Che tradotto significa?
«E' vero che i partiti e la colazione hanno bisogno di Illy, ma è altrettanto vero che Illy ha bisogno di esse».

E se si mettesse in discussione questo patto?
«Si rischierebbe di perdere la Regione».

Anche lei considera Illy un liquidatore dei partiti?

«Certe sue affermazioni lo fanno pensare. Ma ritengo Illy una persona intelligente che sa capire l'insostituibilità del ruolo dei partiti in un sistema autenticamente democratico».

Cecotti, pregi e difetti...
«Posso fare prima un richiamo personale?»

Prego.
«Ho incontrato per la prima volta l'amico Sergio nella primavera del '93 a un dibattito pubblico a Magnano. Erano anni difficili, i partiti erano alle prese con Tangentopoli. Lui, leghista, rappresentava la rottura. Bene, quella sera nel dibattito a più voci mi colpirono alcune sue citazioni di Aldo Moro».

Torniamo a pregi e difetti
«E' persona di grandissima intelligenza e capacità amministrativa. Qualche volta però si pone, forse, senza accorgersene, in una posizione di superiorità rispetto ai propri interlocutori».

Stessa domanda per Illy?
«Conosco Illy molto meno e devo dire che, nonostante le polemiche tra lui e Cecotti, sotto certi aspetti si assomigliano».

Ci provo: un po'' vero in parte perché in giunta regionale sono presenti autorevoli esponenti friulani.
«Questa amministrazione regionale ha fatto cose importanti per Udine e il Friuli. Il problema vero è un altro».

Quale? «Quello di un sistema politico-elettorale che vede oggi un rapporto diverso rispetto al passato tra presidente della giunta e assessori. Personalmente, sono sempre stato contrario alla nomina, a tutti i livelli, di assessori esterni. Serve una legittimazione elettorale e per me chi è assessore può anche essere consigliere. Anzi, l'attuale sistema che prevede la nomina degli assessori da parte dei vertici (governatore, presidenti di Provincia e sindaci) indubbiamente sminuisce il valore della rappresentanza politica e democratica».

Un voto alla giunta Cecotti?
«Buono, né sufficiente, né ottimo».

Cosa farebbe se diventasse sindaco?
«Attiverei un tavolo permanente con le categorie professionali ed economiche per sciogliere una volta per tutte il nodo della rivitalizzazione del centro storico».

Non le pare un po' una leggenda
metropolitana nel senso che il centro di Udine è animato come tutte le altre città?

«Mi riferisco al fatto che in centro ci sono uffici, negozi e banche, ma mancano gli abitanti. Questo è un problema che va affrontato e possibilmente risolto prima delle elezioni del prossimo anno».

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