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E' meglio ripensarci

Lettera aperta

Gentile signor Grigolin, mi rivolgo a lei con questa lettera aperta (scusandomi da subito per l'inusualità della forma), prendendo spunto dalla complessa situazione del cementificio, per fare alcune osservazioni sull'argomento.
E anche per analizzare i rapporti che intercorrono tra politica, tecnici, impresa, ambiente e territorio in Friuli Venezia Giulia. Il caso dell'impianto di Torviscosa è purtroppo emblematico di un certo modo di operare.
Il dibattito, che si è innescato in seguito alla sua richiesta di insediare un cementificio nella zona industriale di Torviscosa, ha ormai assunto toni roventi. Evidentemente, nonostante le carte sembrino in regola, qualcosa nel cosiddetto processo istruttorio è venuto a mancare.

Mi sono presa la briga di approfondire la questione in modo asettico, acquisendo le informazioni necessarie in base alla documentazione disponibile, ripercorrendo anche l'iter tecnico della sua richiesta autorizzativa.
La società Grigolin desidera insediarsi in un'area «industriale di interesse regionale», all'interno della quale non ci sono limitazioni, pur nel rispetto di alcuni parametri precisi. La zona confina con la Caffaro, sottoposta a normativa Seveso e quindi vincolata a specifiche modalità insediative. La sua richiesta ha seguito l'iter conforme alla normativa vigente. Sono stati acquisiti pareri da parte della Commissione Via, correlati da relative integrazioni. La valutazione di impatto ambientale, in questo caso, ha sommato le considerazioni di diversi interlocutori: la direzione centrale dell'ambiente attraverso il Servizio tutela inquinamento atmosferico acustico e ambientale, il Servizio disciplina gestione rifiuti, la Direzione pianificazione territoriale, quella dei Trasporti, il Servizio tutela beni paesaggistici, la direzione risorse agricole, forestali e della montagna, ovviamente l'Arpa e l'Azienda sanitaria competente.

Si è chiesto quindi il parere ai Comuni di Torviscosa, Bagnaria Arsa, Cervignano, Porpetto, San Giorgio di Nogaro e Terzo d'Aquileia. Risale a giugno dello scorso anno la prima richiesta regionale di parere all'Arpa. Tra agosto e settembre l'Arpa chiede un'integrazione alla documentazione fornita e quindi rilascia, a gennaio, il proprio parere. Nel frattempo la Regione trasmette alla Commissione Via, convocata per il 7 febbraio, una relazione redatta dai propri uffici non favorevole all'impianto. La riunione non si svolgerà per mancanza del numero legale e sarà aggiornata al 7 marzo. In tale occasione, l'Arpa presenta due relazioni sulla qualità dell'aria. Il 28 marzo c'è la riunione conclusiva e il parere positivo. Non entro nel merito delle valutazioni tecniche espresse.

Dal punto di vista urbanistico, l'opificio chiede di inserirsi in un luogo occupato da sistemi industriali in fase di completamento (Caffaro, Edison), attraversato da un collegamento ferroviario e un canale navigabile. Lì vicino il comune di Cervignano ha anche previsto lo sviluppo di una zona artigianale e industriale non ancora realizzata, anch'essa di interesse regionale. Motivi, questi, tutti apparentemente favorevoli alla sua iniziativa industriale.

Ma allora cosa c'è che non va? Per scoprirlo, penso sia opportuno partire dalle quattro criticità individuate dall'Arpa, dall'Ass e dai Comuni: 1) il rischio di incidente rilevante, 2) il rumore, 3) il traffico, 4) la qualità dell'aria.
1) Il rischio d'incidente rilevante è dovuto alla stretta vicinanza alla Caffaro. La direttiva Seveso prevede una procedura particolare: parere del comitato tecnico regionale dei vigili del fuoco, corredato dal parere del comitato tecnico regionale o da una concessione edilizia (articolo 21 dlgs 334/99). Con quali tempi e quali consensi politici?
2) Il problema del rumore, con opportuni interventi, è l'unico risolvibile in modo relativamente semplice.
3) Il traffico, invece, è nota dolente e richiede considerazioni fondate su dati oggettivi: Aiscat e Autovie venete, parametrandosi al 2005, dichiarano un aumento del traffico per mezzi pesanti del 18% ai caselli, con Latisana che registra addirittura un più 43% nel decennio precedente. I dati provinciali sono ancora più preoccupanti: Cervignano registra una media di più 15%, Castello (strada provinciale 80 che arriva in Aussa Corno), un più 44%; Villanova più 303%; Castions delle Mura più 60%; San Giorgio di Nogaro più 57%. Questi dati si scontrano con una realtà infrastrutturale che nell'ultimo decennio è rimasta pressoché invariata e quindi inadeguata alle nuove esigenze. L'insediamento imprenditoriale prevede inoltre 356 passaggi con 178 camion in 12 ore. Su quali arterie? Ci chiediamo e si chiedono i cittadini. La provincia ha in realtà previsto una variante che fiancheggerebbe l'attuale strada provinciale più altri due nuovi percorsi in fase di progettazione. Ma quali saranno i tempi necessari? Si prevede anche la partenza di 2 tradotte alla settimana più 4 navi al giorno. Il canale deve però essere bonificato, altrimenti è inutilizzabile.
La bonifica è soggetta a normativa specifica per i siti inquinati. Quindi: conferenza dei servizi, alla presenza di ministero dell'Ambiente, Provincia, Comune. Quanto ci vorrà?
4) Per quanto riguarda infine la qualità dell'aria, i parametri relativi alle polveri sottili già superano i limiti assoluti.

Il problema più rilevante riguarda soprattutto il fatto che non esiste ancora in Regione un catasto delle emissioni in atmosfera, ovvero una normativa che ne pianifichi quantità e qualità in relazione ai siti. La legge relativa arriverà forse in aula nel corso del mese. A queste osservazioni ne vanno purtroppo aggiunte delle altre che mi limito a elencare:
- la Regione non ha mai condotto studi epidemiologici utili e tali da un lato da rassicurare la popolazione e dall'altro da prevedere interventi finalizzati a favorire l'imprenditoria, ma a migliorarne le strutture e la loro messa in sicurezza;
- dopo l'approvazione all'insediamento industriale da parte della giunta regionale, il procedimento necessita della riunione del comitato tecnico regionale sui grandi rischi (Vigili del fuoco, Comune, Arpa, Ispes, Provincia, Regione, Ordine degli ingegneri). L'istruttoria richiederà perciò molto tempo;
- l'area a rischio è della Caffaro. Quando avverrà il passaggio di proprietà, la stessa Caffaro dovrà rivedere il proprio documento dei rischi e rifarlo approvare a tutte le autorità competenti sulla base della nuova perimetrazione, che potrebbe anche condizionare la Grigolin;- la Regione dovrà concedere - se tutto il resto andrà a buon fine per l'azienda - l'autorizzazione ambientale integrata con Provincia, Comune, Arpa e Ass e stabilire le emissioni in atmosfera, gli scarichi idrici, la produzione dei rifiuti e il tipo di progetto che quindi dovrà essere autorizzato;
- vi sono poi problemi generali di carattere ambientale che lamentano un quadro carente dal punto di vista normativo, tecnico e infrastrutturale e potrebbero mettere in crisi qualunque insediamento, non solo la Grigolin. Eccone alcuni: il Piano territoriale regionale è stato appena adottato nel 2007; il Piano di sviluppo rurale regionale è stato adottato solo nel 2007; il Piano energetico regionale è in fase di adozione; il Piano regionale di miglioramento della qualità dell'aria non c'è; il Piano regionale di mantenimento qualità dell'aria non c'è; il Piano regionale della viabilità risale purtroppo al 1988; il Piano regionale di tutela delle acque è in fase di predisposizione; il Piano regionale delle attività estrattive è in fase di predisposizione; il Piano territoriale infraregionale per la zona Aussa Corno è stato adottato nel 2005 ed è ancora in attesa di approvazione della Regione. Infine, la terza corsia autostradale: se tutto va bene ci vorranno ancora un paio d'anni per concludere la sola fase progettuale.

Spero di esser stata il più possibile precisa e chiara. La sostanza è comunque quella che ho descritto. In un simile contesto, signor Grigolin, le chiedo se non sia lei a dover prendere atto, da imprenditore, che non ci sono le condizioni per un simile insediamento industriale in Aussa Corno.
Le responsabilità sono di Illy, ma non solo: potremmo citare, oltre all'assenza di una regia politica, la poca incisività dei tecnici, il frequente lavarsi le mani di alcuni imprenditori che preferiscono frequentare sporadicamente alla bisogna qualche politico piuttosto che rapportarsi in modo costante e organico con le istituzioni e la politica per costruire assieme un serio progetto di sviluppo sostenibile che coniughi l'economia, l'ambiente e gli aspetti sociali.

In zona Aussa Corno, come in qualsiasi altra area industriale d'interesse regionale, è in teoria possibile qualsiasi tipo di insediamento imprenditoriale. È però altrettanto evidente che se non si procede all'individuazione di un piano di sviluppo serio per quell'area, come per altre, ogni ipotesi di investimento sarà sempre vissuta come una forzatura, un sopruso, come imposta dal “pensiero unico” del presidente.
Così come, mi sembra, è stato fatto per la Tav, occorre discutere dei progetti per il territorio, compresi quelli industriali, attraverso il confronto con la popolazione, i sindaci, la Provincia e gli altri soggetti portatori di interessi che vogliano concorrere. Nel caso dell'Aussa Corno sarebbe anche importante offrire alla popolazione e ai sindaci per qualsiasi nuovo insediamento la possibilità di trattare con gli imprenditori e la Regione alcune migliorie urbanistiche, infrastrutturali, sportive eccetera per le zone interessate, così come stabilito dagli accordi di programma previsti dalla normativa. Questo metodo, che in teoria dovrebbe essere insito nel modo di far politica del centro-sinistra, in questa regione è stato invece messo da parte per dare spazio a un dirigismo antiquato che non raggiunge alcun risultato e rischia di arrecare solo danni al territorio.
Il caso del cementificio deve essere un punto di partenza per costruire finalmente una seria programmazione dello sviluppo in Friuli Venezia Giulia, nel rispetto dei cittadini, di chi li rappresenta e delle imprese che
da noi vogliono investire, incentivando gli insediamenti eco-compatibili e ad alto livello tecnologico, concertando con gli imprenditori stessi cosa e soprattutto come realizzare gli impianti nelle aree industriali della nostra regione.
Capogruppo Lega Nord
in consiglio regionale

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