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Tra i firmatari molti esponenti della roccaforte della Quercia: i dubbi sulla salute non sono chiariti

I ds della Bassa: stop al cementificio

Lettera di 21 amministratori alla giunta Illy: rotto il rapporto con la gente. L’accusa: l’area è ormai un contenitore di ogni tipo d’intervento e investimento La proposta: fermare tutto e riallacciare il dialogo con enti locali e popolazione

UDINE. I Ds del feudo "rosso" della Bassa friulana, la roccaforte della Quercia, non ci stanno più e chiedono lo stop immediato al cementificio di Torviscosa. Lo fanno con una lettera aperta, firmata per ora da 21 amministratori della Quercia, ma del calibro di Nevio Puntin, per un quarto di secolo sindaco di Aquileia, o di assessori come Luciano Cicogna, Enrico Dissabo, Caterina Morsut, del vicesindaco di Ruda Cinzia Cerea e ancora del consigliere provinciale Renato Antonelli. Un "no" al pachiderma da 150 mila metri quadrati che dovrebbe ridisegnare lo skyline della vecchia zona industriale di epoca fascista e che ha scatenato la rivolta di piazza dei comitati e degli ambientalisti, ma un "no" anche ai metodi della giunta regionale che, ormai è chiaro, spaccano i Ds, finora il partito più fedele a Riccardo Illy e alla sua amministrazione.
Dal capogruppo in Regione Mauro Travanut, pronto a portare la sua protesta alle estreme conseguenze, fino ai distinguo dei parlamentari e, da ieri, alla flotta dei consiglieri comunali e dei segretari di sezione della Bassa che, ricordano ai big del partito nella lettera aperta, «rappresentano settori piuttosto estesi» da quelle parti. «Non è la prima volta che la Bassa friulana è al centro di polemiche - scrivono i diessini - sulla qualità delle iniziative industriali e sul modello di sviluppo economico, ma mai con la profondità e l'intensità di questo periodo. Questa diffusa partecipazione è un bene e non già un fastidio», spiegano ai loro dirigenti e alla giunta regionale. «Una parte importante delle classi dirigenti locali - continuano gli amministratori della Quercia - di cui i Ds rappresentano settori piuttosto estesi, ha posto alla Regione nel febbraio del 2006 l'urgenza di dotare Bassa Pianura Friulana di un Programma di Sviluppo Strategico. Attraverso questa proposta si ravvisava la necessità di rilanciare la programmazione, termine ormai scomparso dal vocabolario degli amministratori pubblici che non sentono più il dovere di governare secondo questo principio, e di far leva sul governo del territorio per rompere con l'eredità del passato».
Un'eredità pesante, secondo i diessini, che «consegna un'area diventata per molti aspetti contenitore per ogni tipo di interventi ed investimenti, senza che nel frattempo ci fosse stata la possibilità di riflettere sulla coerenza e sulla qualità delle singole iniziative - aggiungono -. L'Associazione degli Industriali di Udine dovrebbe conoscere quali effetti negativi e fallaci hanno determinato numerose di questi interventi, acriticamente promossi anche di recente. L'Amministrazione regionale ha condiviso e raccolto l'ipotesi del "Programma" in considerazione della necessità di integrare finalmente le politiche nei diversi campi rispettando i requisiti di sostenibilità, dalla viabilità all'alta capacità ferroviaria, dalla logistica alla portualità, dall'agroalimentare alla valorizzazione dell'ambiente e della storia». Ma c'è ora bisogno «di dotarsi di un vero e proprio quadro delle regole - denunciano i Ds della Bassa -, e il Programma di Sviluppo Strategico ne costituisce una parte importante, in cui novità e singole iniziative economiche e imprenditoriali possano conciliarsi con la prospettiva che si dà questo spazio territoriale e con le aspettative delle persone che lo abitano».
Due le richieste alla Regione. La prima il dialogo con i territori, «condizione primaria che assicura reciprocità e corresponsabilità nelle decisioni, in assenza delle quali non è possibile governare la complessità e assegnare credibilità anche alle scelte più difficili». Ma anche lo stop alla procedura autorizzativa del cementificio. «La divaricazione che si è creata sulla vicenda del cementificio fra la giunta regionale e gli amministratori locali e larga parte dell'opinione pubblica, accompagnata da dubbi e riserve riguardanti la salute e gli effetti sull'ambiente - concludono i 21 amministratori della Quercia - richiedono di bloccare l'attuale procedimento autorizzativo relativo all'insediamento di Torviscosa».
 

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