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Saranno oltre 5.000 le penne nere friulane che sfileranno domenica all’adunata nazionale

Alpini in marcia per Cuneo, pullman esauriti

Inviate le foto che scatterete durante l'evento e i ricordi che custodite nella memoria

CUNEO. Il picco dell’applausometro è per gli alpini di Cividale. Quando lo speaker ufficiale dell’80ª adunata nazionale ricorda la storia e le gesta eroiche dell’Ottavo, dalle tribune su corso Nizza esplode l’entusiasmo, anche di chi non ha mai sentito parlare prima di questi uomini. La sfilata dei friulani cade a metà mattino, tra le 10.25 e le 11, e quando passa la sezione di Udine, divisa in tre settori, giungono anche le massime autorità, il presidente del Senato Franco Marini e il ministro della Difesa Arturo Parisi. A rappresentare il governo pure il ministro Livia Turco e il sottosegretario Ettore Rosato e il capo dipartimento della protezione civile Bertolaso, per l’opposizione il senatore di An Giovanni Collino e Carlo Giovanardi dell’Udc, in una tribuna vip rigorosamente bipartisan, accanto ai vertici militari dell’Esercito e del Corpo degli alpini.
Le penne nere nostrane che hanno sfilato sono state, secondo le migliori previsioni, davvero tantissime. Quasi 5 mila tra Udine, Cividale, Palmanova, Gemona e la Carnia. Un numero da record, alla pari delle sezioni più numerose, quelle di Trento e di Bergamo, senza dimenticare che queste persone, spesso con le famiglie al seguito, si sono sobbarcate un viaggio di 600 chilometri. «Udine è stata rappresentata da 2.400 uomini – ha sottolineato il presidente della sezione Rinaldo Paravan, che snocciola i dati esatti subito dopo la conclusione del corteo, 1.800 metri su via Roma, piazza Galimberti, corso Nizza e corso Francia, un unico stradone che taglia a metà Cuneo -. Con noi hanno sfilato il comandante della Brigata Alpina Julia, generale Claudio Mora, e il comandante della Divisione Tridentina, generale Alberto Primiceri, friulano doc ed ex comandante della Julia. C’era una folla enorme a sostenerci e salutarci, così tanta gente forse io l’ho vista solo a Pescara, diversi anni fa. Qua c’era tutto il Piemonte, mi ha fatto impressione che anche i paesini sperduti tra le colline fossero imbandierati».
A dar manforte agli oltre 2 mila udinesi, c’erano 800 “veci” e “bocia” di Palmanova, poco più di 400 della sezione Carnica, altri 900 di Cividale (con loro hanno marciato numerosi alti ufficiali dell’Ottavo), e altri 500, forse più, di Gemona. A questi bisogna aggiungere i drappelli di goriziani e triestini, circa 200 penne nere. Completano il quadro i quasi 2 mila pordenonesi.
Insomma un vero e proprio esercito, che si è dato appuntamento fin dalle 7 del mattino nelle zone dell’ammassamento. Qui, in viale Giovanni XXIII, c’è Ermanno Benvenuto, capogruppo degli alpini di Lignano. «Siamo una rarità – dice – noi di quota zero, eppure abbiamo un centinaio di iscritti. Come ogni volta il nostro cuoco sardellaro, Gino Morsanutto, ha cucinato 10 casse di sardine, che poi abbiamo distribuito alla gente del posto. E qua è venuto pure Luciano Valeri che ha rivisto la caserma del suo servizio di leva dopo 41 anni». Accanto attende la partenza della sfilata Ido Ziraldo, capogruppo di Terenzano-Cargnacco, i cui alpini sono custodi del tempio in memoria dei Caduti in Russia. «Siamo contentissimi di essere qua – afferma -. Cuneo si è prestata alla grande per questa occasione speciale». Ci sono i giovanissimi di Pradamano, come Mario Paravan, che ha fatto il volontario nel 2003. «Siamo una cinquantina solo dal mio paese – sostiene -, siamo felici, il Piemonte è terra di alpini, ce l’hanno nel Dna come noi».
E poi Sergio Rodaro, vice capogruppo di Villanova del Judrio, con i suoi commilitoni. «A sfilare siamo una ventina, venuti fin qua con i camper e le auto. Abbiamo alloggiato per 4 giorni in un convento, l’accoglienza è stata spettacolare». Per Paolo Cecconi, di Torsa di Pocenia, è l’undicesima volta da reduce: «Ho fatto tutte le adunate, a parte Catania che era un po’ troppo lontano – racconta emozionato -. Tra gli alpini c’è spirito di appartenenza, di noi ci si può fidare. Questa notte? Abbiamo festeggiato...». «Il motivo principale della nostra presenza è la sfilata – osserva Emanuele Simeoni, 31 anni, di Vidulis di Dignano –. Complimenti all’organizzazione, eravamo accampati in tenda, ma ci hanno fornito tutto il necessario. La gente è ospitale, l’accoglienza è stata calorosa».
Claudio Cosolo, di Rive d’Arcano, non manca a un’adunata dal 1979, quasi un record. Andrea Michelini, direttore del coro alpino Monte Bernadia, coordina 32 coristi, tutti della zona di Tarcento. «Abbiamo cantato nella chiesa di San Gregorio – dice -, siamo stati molto apprezzati, con il nostro repertorio di canti di montagna e del Friuli». In mezzo agli altri Roberto Coppola, trombettiere di Povoletto della banda Ana di Udine, composta da 45 elementi. «E’ una giornata bellissima – spiega -, noi abbiamo un altro impegno, nel pomeriggio, a Pinerolo: siamo ospiti della Comunità don Bosco, per un gran concerto finale».
La maxi-sfilata parte con un po’ di ritardo, ma non c’è fretta: per ammirare gli alpini si aspetta volentieri. Davanti alla tribuna pavesata per le grandi occasioni sfilano per primi, sulle jeep militari, i reduci della Seconda guerra mondiale, vecchietti arzilli che fanno scattare un applauso spontaneo per la loro caparbietà di volerci essere, a ogni costo. Poi è la volta della sezione di Zara, Pola, Fiume e dell’Istria. «Non dimentichiamo che siete un pezzo d’Italia», fa lo speaker incurante che qualcuno, in Slovenia o in Croazia, possa storcere il naso per questa affermazione.
Tocca poi alle sezioni straniere, dove si mischiano folclore, nostalgia della Patria, ma anche l’immenso seguito che le truppe alpine hanno in tutto il mondo. Apre la carrellata il Sudafrica, poi Germania, Argentina, Australia, Brasile, New York, Canada, Perù, Cile, Uruguay, Venezuela, Francia, Lussemburgo, Belgio, Gran Bretagna, Nordica (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia), Svizzera. C’è spazio per i gruppi di Protezione civile, quindi largo all’Alto Adige. «I valori delle nostre origini fondamento del nostro futuro», si legge nel loro striscione d’apertura. Quindi c’è un fiume di gente che sfila nella sezione di Trento, suddivisa in 4 settori.
Alle 10.25, dopo Gorizia e Trieste, arrivano gli alpini della Carnica, con le insegne dei battaglioni Tolmezzo, Val Tagliamento e Monte Arvenis, di seguito tanti uomini, in fila per 12, di Ludaria, Socchieve, Dierico, Ovaro e tantissimi altri gruppi. «Non dite che siamo in pochi, dite solo che ci siamo», si legge sullo striscione di Gemona, cui fa seguito la sezione di Cividale, con penne nere di Masarolis, Campeglio, Faedis, Orsaria, Ipplis, San Giovanni. E poi la sezione di Udine, con i veci della fanfara Julia, i cori, le bande: «Custodi delle tradizioni, guardando al futuro», il loro motto.
Tra gli udinesi merita di essere raccontata una storia di sentimento e struggenti ricordi. Angelo Baron, 64 anni, con l’amico Bernardino, di Pozzuolo, è arrivato in camper con una foto nel cuore vecchia di 42 anni, quella della sua morosa di allora, la cameriera di un bar di Boves. Il nostro ha cercato la signora, ha chiesto notizie in giro e l’ha trovata: lei l’ha riconosciuto all’istante, senza aspettare di vedere la foto d’epoca. Ha chiamato i figli e il marito, anche lui un alpino, di Treviso e poi tutti insieme si sono abbracciati.
Infine è toccato ai reduci più anziani, sistemati in una motocarretta d’epoca, che apparteneva alle dotazioni dell’Ottavo, raccogliere il tributo di centinaia di migliaia di spettatori della sfilata. Hanno chiuso i nostri rappresentanti di Palmanova e di Pordenone, con una cascata di tricolori.
Poi ancora uomini e donne in marcia fino alle 18, da tutte le altre regioni italiane. Applausi fino allo sfinimento, i friulani hanno colpito il cuore dei piemontesi, che erano in 400 mila, secondo le stime della questura. Tra un anno l’edizione numero 81 a Bassano del Grappa. A due passi da casa.

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