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Giro, in centomila sullo Zoncolan

Giornata formidabile in Carnia per il rilancio

del ciclismo. Tecnici e organizzatori non hanno dubbi: scalata mitica, ci torneremo ancora. Straordinaria cornice di pubblico e tappa spettacolare: la salita più dura d’Europa entra nella leggenda della corsa. Primo Simoni, ma Di Luca resta in rosa. E oggi l’abbraccio di Udine alla carovana
E adesso chiamatela Cima Simoni. Che si salga dalla parte più facile (si fa per dire con quegli ultimi 3 chilometri da asfissia) o da quella terribile in cima allo Zoncolan per primo arriva sempre Gilberto Simoni. Come aveva fatto 4 anni fa dal versante di Sutrio, Gibo doma la salita più dura d’Europa ma non ribalta la classifica che vede Danilo Di Luca, quarto al traguardo con 31’’ di ritardo, rimanere in maglia rosa. «Ma l’ho fatto soffrire» sogghigna il trentino ormai alle soglie dei 36 anni.

Un vecchiaccio che sa tirare fuori i denti con i quali azzanna le tremende pendenze dello Zoncolan dove si decide la corsa che da Lienz arriva a tutto gas perchè tutti sanno che questa salita bisogna prenderla davanti. Ed è proprio dove la strada incarognisce di più, a 7 chilometri dal traguardo, che il capitano della Saunier Duval sferra il suo attacco. Un colpo di rasoio: Gibo sale sui pedali e parte. Di Luca, che aveva cominciato la salita con lui per marcarlo stretto, resta sui pedali. Accusa il colpo, ma non perde freddezza, preferisce salire con il suo ritmo perchè la salita è ancora lunga e non è il caso di correre rischi. Simoni va così a caccia di Cioni e Codol, i superstiti della pattuglia che aveva attaccato la salita per prima con un vantaggio di 4’ sul gruppo della maglia rosa e che per qualche chilometro sognano l’impresa della vita. Ma non è giornata per loro: verranno risucchiati dal trentino (e non solo) con il quale ora salgono anche il fido Piepoli e il sorprendente Andy Schleck.

Gibo tuttavia non riesce a fare la differenza: il distacco è di 20’’, un centinaio di metri, e il “Killer” può vederli mentre sale in mezzo a un incredibile marea di gente. Quando l’enorme fatica dei corridori sta per finire, all’uscita delle gallerie, e la strada si addolcisce un poco il duetto della Saunier ha ancora appiccicato alle ruote Schleck, ma ai 300 metri dalla fine Piepoli affonda il coltello: scatta e si trascina dietro il suo capitano che anzi deve gridargli di aspettarlo.

La vittoria, naturalmente, è di Simoni che taglia il traguardo a braccia alzate e appena sceso di bicicletta va ad abbracciare il suo gregario che è di un mese più giovane di lui. Insieme fanno quasi 72 anni.

Scena vista appena tre giorni prima sulle Tre Cime di Lavaredo con il “Trullo volante” che manda a vincere il giovane compagno di squadra Riccardo Riccò chè tanto lui aveva già avuto il suo giorno di gloria al Santuario di Nostra signora della guardia. Il podio si completa con la rivelazione della corsa rosa, Andy Schleck, mentre Di Luca arriva quarto a 31’’.

Il Killer di Spoltore non uccide il Giro come avrebbe voluto (e come aveva promesso), ma resta in cima alla classifica generale e per di più si sbarazza di un avversario pericoloso come Mazzoleni (nella cronometro di sabato sarebbe stato un cliente molto difficile) che arretra a quasi 4’ in classifica generale. Nella giornata del trionfo di Simoni annulla anche l’ultima possibilità del trentino di far saltare il banco: il Giro di Gibo finisce, infatti, quassù anche se il podio finale di Milano non è impresa impossibile. Ma lui è contento ugualmente: avere ritrovato il successo nella corsa rosa dopo tre anni lo appaga. E per di più sulla “sua” montagna: adesso lo chiameranno il “signor Zoncolan” e potrà menarne vanto perchè questa salita che ieri si è trasformata in una sorta di Maracanà del ciclismo (100 mila, si calcolano, le persone che hanno preso d’assalto la vetta dai due opposti versanti) è entrata nella leggenda di questo sport.

Quello di Simoni resterà un marchio d’origine
per la montagna più dura che mai il Giro d’Italia abbia affrontato. Una pazzia pensare di scalarla soltanto qualche anno fa: una meravigliosa realtà oggi. Merito di chi ci ha creduto e anche di un pubblico eccezionale per correttezza che non ha voluto sciupare una grande giornata di sport.

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