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Vince il Friuli

La fortuna aiuta gli audaci: è vero. Per portare il Giro d’Italia in cima allo Zoncolan salendo da Ovaro, lungo una strada che impenna come una freccia impazzita verso il cielo, ci vuole fegato. Ma osare non basta: ci vuole anche una giornata in cui tutto fili dritto e degli attori all’altezza. Bene, ieri c’è stato tutto questo: a cominciare da un vincitore di razza, Gilberto Simoni, che si è esaltato sulla salita più dura d’Europa ingaggiando un braccio di ferro appassionante con la maglia rosa. Non gli è riuscito di buttar giù Danilo Di Luca dalla cima della classifica e ha dovuto accontentarsi di vincere la tappa. Ma che successo è stato. Un successo che ora fa di lui il “signor Zoncolan” perché due volte il Giro è salito sulla montagna carnica (4 anni fa dal versante più morbido di Sutrio) e lui due volte ha vinto. Una vittoria che ha avuto una cornice calcistica: si calcola, infatti, che 100 mila persone abbiano preso d’assalto lo Zoncolan, 30 mila spalmate in vetta e le altre lungo la maligna salita trasformata in una specie di Maracanà. Un colpo d’occhio incredibile, uno spettacolo rimbalzato attraverso la televisione fino in Cina.

La corsa perfetta, verrebbe da dire, perfetta per l’organizzazione che il patron Enzo Cainero ha saputo mettere in campo e per la civiltà del pubblico. Si temeva, infatti, che le spinte potessero far cadere i corridori mettendo in gioco la regolarità del Giro. Nulla di tutto ciò e il direttore della corsa,
Angelo Zomegnan, che alla vigilia della tappa parlava di «scommessa» e faceva gli scongiuri, ieri sera era felice. Il Giro d’Italia, qui, tornerà ancora perché ieri il Friuli ha vinto. Grazie alla passione di tutti: di chi ha guidato la macchina organizzativa fino a quella dell’ultimo volontario

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