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Il D’Aronco di Torino a palazzo Morpurgo

Da venerdì disegni e progetti in esposizione
A 150 anni dalla nascita dell'architetto

Sarebbe stato lo stesso Raimondo D’Aronco a voler essere ricordato a 150 anni dalla nascita con iniziative concepite sotto il segno di una memoria che ha significato per il presente, evitando quei toni nostalgici che gli sono sempre stati estranei. Così la mostra che si aprirà venerdì, alle 18.30, nelle Gallerie del Progetto di palazzo Morpurgo a Udine è dedicata alla sua casa di Torino, recentemente restaurata a opera della Regione Piemonte che è l’attuale proprietario dello stabile e che, insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia, la Soprintendenza archivistica regionale e il comune di Gemona ha conferito il patrocinio alla mostra, promossa dall’Amministrazione cittadina e dalla Galleria d’arte moderna di Udine. Così D’Aronco torna in Italia dopo che lo scorso anno con la mostra dedicata alle opere realizzate a Istanbul nell’ambito del progetto de I Turchi in Europa, i suoi disegni erano stati esposti prima a Udine e quindi al Pera Museum di Istanbul riscuotendo soprattutto in Turchia un notevole successo. Con Istanbul e Udine, Torino costituisce il terzo vertice del triangolo entro il quale si può idealmente inscrivere l’attività artistica e professionale di Raimondo D’Aronco, il quale proprio nel capoluogo piemontese conseguì risultati importanti, conquistando nel 1902, grazie ai padiglioni della prima Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna, quella notorietà internazionale che gli ha meritato una collocazione tra i protagonisti dell’Art Nouveau. Su questa, che nei suoi intenti doveva essere la casa di famiglia, D’Aronco lavorò dal 1903 fino al 1906 superando i molti ostacoli dovuti alla distanza poiché in quegli anni gli impegni di lavoro per il Sultano e la corte risultavano particolarmente gravosi tanto da rendere difficile la presenza in cantiere. In questa casa così voluta e seguita durante la realizzazione, però, l’architetto non si stabilì in maniera definitiva, poiché fin dal 1904 a seguito dell’elezione a deputato nel collegio di Gemona, i rari viaggi in Italia avevano come meta la capitale per assistere alle sedute a Montecitorio: cosicché la famiglia D’Aronco preferì affittare un appartamento a Roma. Ma l’aspetto più importante della casa di Torino sta nel fatto di essere insieme alle case realizzate a Udine (tra il 1910 e il 1911) e Tarcento (1909) per il fratello Quinto, una delle poche abitazioni private ancora esistenti, considerate anche le ville costruite in Turchia. Su questo tema progettuale così importante per la storia dell’architettura del XX secolo, l’apporto di Raimondo D’Aronco si è andato precisando quando si è pienamente compreso il ruolo cerniera da lui svolto nel far dialogare due tradizioni architettoniche diverse, quella islamico-ottomana e l’occidentale. È lo stesso progettista a fornire la spiegazione quando in una lettera all’ingegner Bonelli, suo corrispondente a Torino per la realizzazione della villa, spiega che lo spazio abitativo gravita intorno a una «vasta hall», ambiente che caratterizza le abitazioni turche, compresa la casa che D’Aronco abita in Turchia, a Arnavutkoy, una località sul Bosforo a pochi chilometri da Istanbul. Dopo aver sperimentato di persona la praticità e la comodità di questo spazio che egli da europeo denomina “hall” ma che nell’Impero Ottomano è il “sofa”, l’architetto decide di adottarlo, agendo in base a considerazioni funzionali piuttosto che estetiche. In prima battuta D’Aronco ragiona in termini squisitamente spaziali e in quanto alla decorazione la considera un necessario e piacevole complemento dell’architettura, alla quale è organicamente correlata. Insieme all’ex Amabasciata d’Italia sul Bosforo (1905 - 1906) la casa di Torino può essere confrontata con le ville di J.Hoffmann, J.M.Olbrich, C.R.Mackintosh e molti progetti degli allievi di Otto Wagner. L’altro importante ambito culturale con il quale D’Aronco si è costantemente confrontato è infatti la Mitteleuropa: pertanto la scelta di dedicare questa mostra udinese alla memoria di Marco Pozzetto illustre studioso di questi argomenti è particolarmente felice. La scelta di esporre a Udine l’edificio realizzato a Torino non ha certo il sapore di un’esclusione delle architetture realizzate nel territorio, ma permette di mettere in mostra i disegni provenienti dall’archivio D’Aronco conservato in palazzo Morpurgo, dove si custodiscono altri pregevoli lasciti architettonici, tra i quali D’Olivo e Aloisio. Ai torinesi che verranno a Udine a visitare la mostra si potrà così dare concreta dimostrazione di assenza di provincialismo, un fattore che Raimondo D’Aronco da vero cittadino del mondo avrebbe sicuramente apprezzato. Infatti anche a livello degli studi storiografici solo il superamento di una visione limitata alla cultura architettonica occidentale ha permesso di apprezzare il ruolo di collegamento tra civiltà che D’Aronco ha svolto, poiché senza la comprensione degli apporti islamico ottomani il suo percorso si sarebbe capito soltanto a metà. Il compito di presentare le architetture realizzate a Gemona del Friuli, città dove D’Aronco nacque il 31 agosto 1857 (nella frazione di Godo) è affidato alla mostra che si aprirà sabato a palazzo Elti dove saranno esposti alcuni disegni eseguiti tra il 1883 e il 1924 provenienti dai musei udinesi e dagli eredi dell’architetto. A Gemona si conservano ancora delle tavole illustrate relative al progetto di concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II a Roma e il Santuario di Sant’Antonio.
La mostra udinese curata da Roberto Albanese e da Anna Damiani è corredata da un Quaderno d’Archivio nel quale, accanto agli scritti dello stesso Albanese e di Isabella Reale (curatori della pubblicazione), ci sono contributi di Gabriella Bucco, Stefano Trucco (autore del restauro) e Anna Damiani.

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