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Evade il fisco: sequestrate case, barca e Ferrari

Nel fondo di Soldera “per far fronte ai bisogni familiari” anche un alloggio sul Canal Grande

Per far fronte ai bisogni della famiglia - ma, in realtà, per rendere inattaccabile al fisco il proprio patrimonio - aveva vincolato a un fondo patrimoniale, tra gli altri, dodici appartamenti, tra cui uno a Venezia affacciato sul Canal Grande, sedici appezzamenti di terreno, un’imbarcazione da diporto e sette auto, tra le quali due Porsche, una Ferrari e una Mg d’epoca. Tutti questi beni, per un valore di svariati milioni di euro, sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Pordenone all’imprenditore Gianni Soldera, 62 anni, originario di Montereale Valcellina, residente a Moruzzo (Udine), indagato in stato di libertà per il reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”. Oltre alla portata dell’inchiesta e all’entità del sequestro, l’altro aspetto significativo sta nel fatto che il Tribunale di Pordenone - nelle persone del sostituto procuratore Federico Facchin e del giudice per le indagini preliminari Patrizia Botteri - ha ritenuto sussistere i presupposti per l’emissione di un provvedimento di sequestro preventito ed ha così applicato, per la prima volta a livello locale, la norma che vieta di “occultare” il patrimonio per sottrarlo alla riscossione. Il maxi sequestro - che, più in dettaglio, include 12 appartamenti sparsi tra Venezia, Milano, Piancavallo, Aprilia Marittima e altre città del Nordest; sedici appezzamenti di terreno; un’imbarcazione di 13 metri; sette auto sportive di lusso e d’epoca – è conseguenza di un’articolata attività investigativa dei militari del Nucleo di polizia tributaria di Pordenone, i quali, tra il 2002 e il 2005, avevano smantellato un sistema di frode finalizzato alla sistematica evasione delle imposte dirette e dell’Iva, che aveva visto l’emissione di fatture false per 50 milioni di euro. Partendo da verifiche fiscali a carico di imprese operanti nel settore informatico, scoprirono, in pratica, un collaudato schema fraudolento messo in atto interponendo soggetti fittizi (le cosiddette “cartiere”), negli acquisti di beni di provenienza comunitaria o apparentemente destinati all’esportazione. Figura chiave della vicenda risultò essere il succitato Gianni Soldera, all’epoca titolare delle società di informatica Giesse elettronica srl ed Elsco Electronic srl di Pordenone, accusato, assieme ad altre tre persone, di “associazione per delinquere finalizzata all’emissione e utilizzazione di fatture false relative a operazioni risultate inesistenti”. Come riferito ieri in sede di conferenza stampa dal comandante provinciale della Guardia di finanza di Pordenone, colonnello Sergio Lancerin, e dal comandante del Nucleo provinciale di polizia tributaria, colonnello Sergio Schena, l’imprenditore pordenonese, a fronte delle verifiche, del conseguente accertamento e dell’imminente esecuzione, «compiva atti sui propri beni allo scopo di rendere inefficace la riscossione coattiva del credito erariale, in violazione di una norma appositamente introdotta per dare efficacia all’azione di controllo». In particolare, è stato evidenziato, lo scopo illecito era stato ottenuto con il conferimento delle
proprietà dell’indagato a un fondo patrimoniale, previsto dal Codice civile. In tale fondo, nel quale la legge prevede possano confluire immobili, beni mobili registrati e titoli di credito “per far fronte ai bisogni della famiglia”, erano stati posti, appunto, appartamenti, terreni, auto e barca.

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