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Il festival internazionale parte domenica a Gorizia

Estate “Nei suoni dei luoghi”

Ben 76 appuntamenti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Austria, Slovenia, Croazia, Bosnia e Albania Tanta musica classica, ma anche jazz, etnica e il grande Concerto per la pace di Medea (20 luglio)

È stato presentato ieri mattina, nella sala Mosaico della Presidenza della Regione, il festival di musica internazionale Nei suoni dei luoghi, giunto alla sua nona edizione. Tra musica jazz, etnojazz e classica, articola una serie di numeri ragguardevoli: 76 concerti in totale (dei quali 43 in Regione, 3 in Veneto, 11 in Albania, 8 in Croazia, 4 ciascuno in Serbia ed in Bosnia Erzegovina, 2 in Slovenia e uno in Austria) per oltre 500 musicisti coinvolti; 7 sono le nazioni coinvolte nel Festival e 16 quelle rappresentate per il tramite della musica in programma; 4 gli Istituti italiani all’estero che danno il loro contributo organizzativo assieme all'Ambasciata italiana di Sarajevo; 146 gli enti che collaborano nella definizione degli spazi e delle strutture più adatte ad ospitare pubblico ed interpreti; uno, infine, il nome dell'infaticabile coordinatore di tutto ciò: Massimo Gabellone. Che si è presentato con questo poderoso biglietto da visita raccontando ai presenti delle difficoltà economico-finanziarie-organizzative che ogni manifestazione attraversa, purtroppo, in questi nostri grami tempi; ma parlando anche della soddisfazione di riuscire a rendere vitale quello che è un sogno di quasi tutti i musicisti (e che tale per molti di loro rimane): convogliare le forze entusiaste di chi fa musica per scelta e dedizione verso un destino comune che prescinda dalle diversità di passaporto, lingua o religione. Gabellone da anni lavora a questo progetto che ha ormai preso forma e corpo in maniera incontrovertibilmente dignitosa. A puro titolo d’esempio: apertura a Gorizia domenica con l’orchestra Filarmonica Veneta diretta da Stefano Romani (in programma Vivaldi, Malipiero, Wolf- Ferrari, Josipovic e Odak); Alain Meunier ed il suo violoncello a Premariacco, il 27 giugno, con musiche di Bach (suites 1, 3 e 6); il Concerto per la pace nel mondo (importantissimo, a Medea, il 20 luglio, unico in Regione) con l’esecuzione del Requiem di Verdi; questo concerto verrà poi ripreso a Tirana, il 5 settembre, con l’orchestra sinfonica della Radiotelevisione albanese e i cori dei teatri d’opera di Novi Sad (Serbia) e di Tirana; il 31 luglio, a Villesse, la Corale Nuovo Accordo, diretta da Andrea Mistero, con un programma che associa le voci alle percussioni e che culminerà con la versione da camera dei Chichester Psalms di Bernstein; e chiusura, il 15 settembre, a Ruda, con il Trio Albatros Ensemble (in programma Rota, Gershwin/Bietti, Gutman/Morricone, Russo e Abate/Rota). A ciò deve aggiungersi il risultato apprezzabile di poter constatare che il maggior entusiasmo lo si coglie proprio lì dove non ci aspetterebbe mai, in linea di principio, di trovare adesioni ed enti disposti a lavorare. Da sempre, per esempio, i Balcani godono della sinistra fama di essere disorganizzati e ricettacoli funesti di grassazioni e frodi: eppure in Albania, ampiamente sollecitati dall’attività dell’associazione che Gabellone presiede, Progetto Musica (per l’appunto), vari enti locali si sono mossi e quest’anno ben 30 concerti troveranno spazio ad Apolonia in una manifestazione analoga a quella presentata ieri in Regione. Lo stesso entusiasmo hanno dimostrato la composita repubblica bosniaca e quella, autonoma da Belgrado, della Vojvodina (che sarà anche impegnata, come già s’è detto, nel secondo Concerto per la pace, a Tirana). Massimo Gabellone ha parlato di un «valore assoluto» della musica; e come dargli torto! Solo che questo «valore assoluto» (e anche questo ha aggiunto, amaramente) si sta sempre più «relativizzando», schiacciato da un sistema che esaspera l’isolamento e l’affanno quotidiano in cerca d’un po’ di tempo da dedicare a se stessi; d’un sistema che pervade ogni singolo momento della nostra vita di suoni e musica che ci sono sempre più estranei e che ci estraniano dal luogo in cui viviamo. Da qui anche il suggestivo titolo Nei suoni dei luoghi: quei luoghi che ci parlano di serate condivise, quelle prima della televisione, di serate cui faceva da contrappunto il suono del luogo, non ancora estraneo, non ancora indifferente. Tutte cose che gli abitanti (e gli amministratori) di un piccolo Comune ben conoscono: quel piccolo Comune che è la molecola dello Stato, ma con il valore aggiunto d’essere la molecola più vicina al cittadino, quella che può dargli (o restituirgli) la dignità d’un tale sostantivo. Da questi piccoli (si fa per dire) Comuni è nata la struttura portante di questa creatura di Gabellone che ogni anno di più cammina a falcate sempre più grandi. L’ausilio indispensabile della
Regione e anche (perché tralasciarlo?) dell’Unesco, nella sua agenzia per la cooperazione allo sviluppo umano, danno un contributo imprescindibile che rafforza questo sogno libero da condizionamenti e da pregiudizi. Un sogno moderno. Del quale c’era bisogno. E del quale ci sarà sempre più bisogno.

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