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Friuli “bombardato” dalla grandine

Dopo la tempesta dell’altra notte dichiarata l’emergenza. Difficile ottenere lo stato di calamità

UDINE. Qualcuno ieri li ha paragonati alle pesche, altri a ciambelle e frittate, i meteorologi dell’Osmer-Arpa hanno parlato di strane forme discoidali con addirittura «lobi molto strani»; sta di fatto che i chicchi di grandine caduti nella notte tra lunedì e martedì in mezzo Friuli hanno messo in ginocchio le colture e causato danni ad abitazioni e realtà produttive per milioni di euro. Nessuno risparmiato. Centinaia sono state l’altra notte le richieste di aiuto alla centrale dei Vigili del Fuoco o alla sala operativa della Protezione civile. La grandine, dopo aver provocato danni ingenti nel Pordenonese, non ha risparmiato, specialmente dopo le 3 di notte, la sinistra Tagliamento. Da Codroipo a Varmo, passando per Bertiolo. E ancora, più a sud-est Visco, San Vito al Torre e Bagnaria Arsa. Ma soprattutto la fascia collinare-pedemontana che va dal comune di Povoletto a San Daniele, passando per Pagnacco, e più in giù Tavagnacco, a ancora Nimis, Tricesimo, Reana, Treppo Grande, Magnano, Buja, Majano. Un disastro. Anche più a nord a Gemona e Artegna o, in Carnia, dove, mentre la neve cadeva sulle cime (anche nel Tarvisiano) sopra i 1.700 metri, la grandine flagellava le campagne nei comuni di Ovaro, Villa Santina, Paularo, Cercivento e Sutrio. Fenomeno imponente. Si sa, la grandine nei mesi estivi in Friuli non è una novità. Si sa anche che le precipitazioni di questo tipo colpiscono “a macchia di leopardo” il territorio. E purtroppo, negli ultimi anni, la gente ha imparato anche che, per i cambiamenti del clima, le precipitazioni sono più intense e imprevedibili. L’altra notte, tuttavia, il fenomeno è stato veramente imponente. Due esempi, che rendono l’idea di quanto l’ondata di maltempo abbia interessato tutto il Friuli, dalla pianura alla collina (fortunatamente, per la presenza di vigneti pregiati, sono stati risparmiati i Colli Orientali). Un giovane medico, che l’altra notte si trovava a Collosomano di Buja (uno degli “epicentri” dell’evento) ha addirittura paragonato il rumore della precipitazione «a quello del terremoto». Un’ottantenne di Pozzo di Codroipo ha visto sbriciolarsi per la furia della grandine e del vento un imponente noce di trent’anni nel suo giardino. La conta dei danni. La conta dei danni è pesante. Nella fascia collinare diversi comuni sono pronti a chiedere lo stato di Calamità. Molti infatti i danni alle infrastrutture comunali; diversi i danni riportati dai privati specie alle automobili, ma anche ai tetti delle case. Nelle zone più colpite ieri pomeriggio ha fatto un sopralluogo l’assessore regionale alla Protezione civile, Gianfranco Moretton insieme al consigliere regionale, Giorgio Baiutti. Moretton, nel ringraziare Vigili del fuoco e Protezione civile per i tempestivi interventi, ha annunciato come la Regione abbia dichiarato lo
stato d’emergenza, ha garantito «ai Comuni un primo stanziamento di 1-1,5 milioni di euro già nella prossima giunta regionale», ma si è detto pessimista per quanto riguarda la possibile accettazione della richiesta di stato di calamità che i comuni più colpiti sono pronti a inoltrare allo Stato.

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