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«Mi chiamava Pavarottino»

Il cividalese Gigi Nardini ricorda il Maestro morto ieri a Modena. Dalla

Spagna, dove si trova per lavoro, il grazie all’amico Luciano. «Grazie a lui la gente mi fotografa e chiede autografi». «Era una persona semplice e umile, solare e grintosa». Dieci anni fa l’incontro con il tenore e l’inizio dell’attività di sosia e nel 2004 la proposta di affiancarlo in un video
Anche in Friuli Venezia Giulia, come in tutta Italia e nel mondo, è lutto per la morte del grandissimo tenore Luciano Pavarotti, spentosi all'alba di ieri nella sua casa di Modena: e nonostante la regione non abbia mai avuto l'opportunità di ospitare il maestro, proprio il Friuli ha un motivo particolare, ed esclusivo, per rimpiangere la sua figura. E' friulana, infatti, la persona che da circa vent'anni riveste il ruolo di sosia di Pavarotti, e che in virtù di ciò è ormai conosciutissima non solo in ambito locale, ma anche a livello nazionale. Si tratta del cividalese Gigi Nardini - titolare a Cialla di Prepotto della Casa del Miele - che iniziò a proporsi come alter ego del maestro quasi per gioco; si presentò, tuttavia, in maniera così convincente da divenire, in breve, il suo sosia ufficiale, fino ad essere addirittura coinvolto dallo stesso Pavarotti in alcuni progetti ed eventi significativi. «Era l'italiano più famoso al mondo ma, nonostante questo, ha sempre conservato un'estrema umiltà; era una persona semplice e disponibilissima, in ogni momento e i qualsiasi circostanza, un uomo aperto e gioviale, che incarnava la solarità e la grinta tipica dei romagnoli»: parla dalla Spagna, Gigi Nardini, dove si trova, da alcuni giorni, per lavoro; quello che traccia del tenore è un ricordo commosso e affettuoso, dal quale traspare il senso di gratitudine per le straordinarie occasioni che Pavarotti, apprezzando il suo modo di porsi come sosia, gli ha offerto.

«Sono profondamente addolorato - dichiara Nardini - è una grandissima perdita, per l'Italia e per il mondo intero. Sono dispiaciuto di non poter partecipare ai funerali, trovandomi all'estero: abbraccio la moglie di Luciano e tutta la sua famiglia». Il sogno nel cassetto di Gigi Nardini, incontrare Luciano Pavarotti, si avverò dieci anni fa: «Lo conobbi - racconta - a Modena, in occasione del Pavarotti & Friends; da allora ci siamo visti più volte, tant'è vero che ho avuto modo di fare amicizia con il padre del maestro, Fernando, con le sue sorelle, con la moglie Nicoletta. Tre anni fa, poi, ho visto concretizzarsi un mio secondo grande desiderio: lavorare con Pavarotti. Mi volle al suo fianco per la realizzazione di un video dal titolo “Ti adoro”, girato fra Pesaro e Cesena. Mi chiamava il “Pavarottino”, perché sono più basso di lui. Fu un'esperienza straordinaria, unica, grazie alla quale ho potuto conoscere Luciano Pavarotti più a fondo ed apprezzare le sue numerose doti umane. Il mio ruolo era quello della controfigura: ho girato tutte le scene che per il maestro sarebbero state problematiche, come ad esempio quelle alla guida dell'automobile, visto che Pavarotti da un po' di tempo non conduceva l'auto».

I ricordi e gli aneddoti fioccano, sul rapporto di lavoro-amicizia instauratosi fra il tenore ed il suo sosia: «L'anno scorso - racconta Nardini - ero al festival del cinema di Venezia: ad un certo punto mi si avvicina una signora con due bambine, chiedendo se le piccole potevano fare una foto con me. Erano una figlia di Pavarotti con le sue bimbe, che vedendomi mi avevano scambiato per il nonno. Un'altra emozione fortissima l'ho provata, all'incirca tre anni fa, all'Arena di Pola: anche in quell'occasione hanno creduto che io - che stavo entrando all'ultimo momento, alla chetichella - fossi Pavarotti. Ho sentito un boato, gli applausi, ho visto il mio viso proiettato sui monitor. Queste esperienze eccezionali, l'essere diventato un personaggio noto, il fatto che in tantissimi mi chiedano autografi e fotografie, le devo a Luciano e alla sua disponibilità. A lui va il mio grazie più sentito». L'auspicio di Nardini, ora, è quello «di poter proseguire, in maniera rispettosa, a fare il sosia di Pavarotti. Il maestro
è incredibilmente amato, nel nostro Paese come nel mondo - afferma - ma in pochissimi hanno avuto la fortuna di poterlo vedere di persona. Per questo spero di continuare: vorrei regalare ancora a lungo alla gente l'immagine di questo grandissimo artista, mantenere vivo il ricordo del suo sorriso».

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