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Studi di settore, raccolta di firme in Fvg

Tilatti: la proroga concessa per le dichiarazioni è il segno del disorientamento del governo

UDINE. Raccolte di firme e nuove richieste al governo: anche Confcommercio e Confartigianato del Friuli Venezia Giulia si mobilitano contro gli studi di settore. Dopo il promemoria delle Associazioni industriali del Nordest (inviato proprio ieri a Roma), sono commercianti e artigiani a pretendere la modifica dell’attuale sistema fiscale; sistema difeso, proprio ieri, dal viceministro all’Economia, Vincenzo Visco (come scriviamo qui a lato): «Serve una ragione per contestarlo. Ragione che non trovo». La “ragione” dei commercianti l’hanno spiegata ieri a Pordenone e a Udine i presidenti di Confcommercio Alberto Marchiori e Giovanni Da Pozzo. «Grazie agli studi di settore sono a rischio chiusura immediata il 7-8% delle piccole imprese commerciali e artigiane, “annientate” da un prelievo fiscale insostenibile. Come insostenibile è questo sistema che estende la base imponibile del 45% rispetto al sistema precedente. Da queste ragioni parte la raccolta di firme, per chiedere la modifica degli studi di settore». «Abbinare la protesta degli studi di settore all’evasione fiscale – ha aggiunto Da Pozzo – è quanto mai scorretto: se da un lato l’amministrazione finanziaria ha il dovere di combattere l’evasione – da intendere però non solo come recupero della fiscalità evasa ma anche come lotta all’abusivismo, al lavoro nero, all’elusione fiscale e a tutto quanto contribuisce ad alimentare una concorrenza sleale verso gli imprenditori –, dall’altro è inaccettabile che gli studi siano il presupposto per calcolare a priori quello che un imprenditore deve guadagnare. Assurdo se non in una logica assimilabile al concetto della minimum tax». «La raccolta di firme che avvieremo da oggi è la prima che nasce in Friuli Venezia Giulia, ma non è la sola in Italia». Bocciata senza appello anche la norma che vorrebbe definire per legge la produttività «e quindi il numero dei dipendenti necessari per produrre un bene o un servizio. Mi pare - è il lapidario commento del presidente di Confartigianato Pordenone, Silvano Pascolo - che nemmeno nell’ex Unione Sovietica si sia arrivati a tanto». Per il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti, invece la «decisione di Roma di posticipare le date della scadenza per le dichiarazioni dal 16 giugno al 9 luglio e quelle del 16 luglio al 9 agosto, solo alle aziende interessate alla variazione degli studi, è la dimostrazione che il Governo riconosce lo sconcerto delle imprese. La proroga serve a guadagnare un po’ di tempo per capire come possono venirne fuori. E’ evidente che la discesa in campo degli industriali rafforza la nostra battaglia e la difesa di un sistema di imprese che nel Nordest rappresenta davvero l’ossatura del settore economico e produttivo. Non solo le nuove riclassificazioni non sono state concordate - aggiunge Tilatti - ed è ingiusto che siano applicate alla contabilità ordinaria». Altro aspetto contestato da Confartigianato è la retroattività al 2006. «E’ inaccettabile - spiega il direttore di Confartigianato Servizi, Sandro Caporale, la società che per Confartigianato assicura servizi amministrativi e fiscali a oltre 4.000 imprese - che le imprese artigiane siano chiamate a versare imposte e tasse non previste e per le quali nessuno ha accantonato le risorse finanziarie necessarie. Rischiamo il collasso di molte imprese, che già soffrono da sempre del male della sottocapitalizzazione». Ma quali le richieste di Confartigianto al Governo? «Assicurazione che
gli indici di normalità economica non siano applicati nell’azione di accertamento a mezzo studi di settore; che siano applicati solamente gli studi di settore di seconda generazione che contengono al loro interno gli indici di normalità economica, realizzati con la collaborazione delle categorie».

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