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Perquisizione dei Cc in casa dell’ex presidente

Marzio Strassoldo indagato
per abuso d'ufficio

Perquisizione dei Cc in casa dell’ex presidente

Con due ipotesi di abuso d’ufficio per una nomina dirigenziale in Provincia e per le quote dei privati comprate dall’Exe per la discarica di Trivignano Udinese ha decollato ieri un’inchiesta che vede come primo indagato l’ex presidente di Palazzo Belgrado, Marzio Strassoldo. L’attività dei carabinieri del Noe è stata delegata dal pubblico ministero Luigi Leghissa, che ha ordinato la perquisizione nell’abitazione udinese di Strassoldo.

La prima vicenda riguarda la nomina di Marco Zucchi a dirigente dell’Ambiente, avvenuta nel 2006 e “cancellata” dal commissario straordinario Romano Fusco nel marzo scorso, un mese prima delle recenti elezioni. In sintesi, si ipotizza l’abuso d’ufficio per l’ingiusto vantaggio patrimoniale o il danno ingiusto nei confronti di altri esclusi dal momento che, in tesi d’accusa, la nomina non avvenne con un regolare bando; quindi per l’assenza dei requisiti ovvero la carenza dei presupposti di legge.

Ben più intricata sembra invece essere la seconda ipotesi di abuso d’ufficio, quella che riguarda la scelta della Provincia di far comprare alla Exe tutte le quote dei soci privati, per arrivare alla società completamente di capitale pubblico e quindi in grado di partecipare al progetto politico del gestore unico dei rifiuti.

L’ipotesi accusatoria prefigura un comportamento non corretto da parte (in primis) dell’allora presidente Strassoldo, perché la quota dei privati nella Exe è stata comprata dalla società riservando agli stessi un prezzo per smaltire inferiore a quello di mercato: da qui l’ipotizzato ingiusto vantaggio patrimoniale, perché per i privati si prefigura un beneficio aggiuntivo. Oltre tutti, questi ultimi in questo modo avevano anche la facoltà di vendere a terze aziende la possibilità di smaltire nell’impianto di Trivignano rifiuti anche provenienti da fuori provincia o fuori regione.

Con il decreto di perquisizione e l’informazione di garanzia, ieri all’ex presidente Strassoldo è stato notificato anche l’invito all’interrogatorio. L’interessato ha subìto la perquisizione nella sua abitazione a Udine e poi i carabinieri del Noe hanno visionato anche del materiale che il professor Strassoldo aveva in una sua borsa all’istituto dell’università udinese in cui insegna.

È dunque possibile che le ipotesi di reato contestate inizialmente all’ex presidente di Palazzo Belgrado siano in futuro estese ad altri politici o “tecnici” che in quale modo hanno assunto le decisioni oggetto di contestazione.

Nell’ottobre 2004 la Provincia decise di rendere pubblica la società provinciale dei rifiuti Exe. Quattro consorzi privati detenevano il 44% del capitale: Ergon, Udine ambiente, Acquaria e Ecoambiente. Il valore patrimoniale della quota privata era stato valutato in un milione 200 mila euro (su un totale di 2 milioni 600 mila), cui si aggiungeva la disponibilità d’una quota proporzionale al pacchetto azionario (44%) dello spazio nella discarica di Trivignano,
proprietà della Exe, quindi circa 85 mila metri cubi su 200 mila. Diceva allora Strassoldo: «L’accordo prevede che i privati possano utilizzare le volumetrie corrispondenti alla propria quota a un prezzo fisso, ma che non possano cedere le stesse a enti pubblici della provincia di Udine».

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