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Forse a Piani di Luzza, ma si pensa anche a Lignano

Dopo il no di Aviano
i profughi resteranno in Friuli

«Alla fine di agosto i 117 rifugiati politici ora ospitati ad Aviano saranno trasferiti in un’altra struttura dell’Efa. Dove lo deciderà venerdì il consiglio di amministrazione della fondazione». Punto e basta? Nemmeno per sogno. Don Luigi Fabbro, presidente dell’Ente friulano di assistenza, non vuole archiviare, con la scelta

della nuova sede per i profughi, i cinque giorni di polemiche.
Leggi la lettera degli 11 preti
di Antonio Simeoli

UDINE. «Alla fine di agosto i 117 rifugiati politici ora ospitati ad Aviano, o quelli che saranno rimasti nella scuola alberghiera, verranno trasferiti in un’altra struttura dell’Efa. Dove lo deciderà venerdì il consiglio di amministrazione della fondazione». Punto e basta? Nemmeno per sogno. Don Luigi Fabbro, presidente dell’Ente friulano di assistenza, non vuole archiviare con la scelta della nuova sede per i profughi i cinque giorni di botta e risposte, polemiche, marce in avanti e indietro iniziati con la decisione da parte dell’Efa di ospitare un primo nucleo di rifugiati politici provenienti da Lampedusa nella scuola alberghiera di Aviano.

Il parroco, infatti, ne ha per tutti. Per i vescovi delle diocesi di Pordenone e Udine, per la Regione, “rea” di aver sbandierato a destra e manca ingenti aiuti alla fondazione rivelatisi poi sul campo ben poca cosa.

Ma andiamo per ordine. Don Luigi ieri mattina ha incontrato il sindaco di Aviano, Stefano Del Cont Bernard. Tema del vertice la destinazione dei 117 profughi quando, all’inizio di settembre, la scuola alberghiera di Aviano, che attualmente li ospita, non sarà più utilizzabile. «Non sappiamo - attacca il prete - quanti dei 117 profughi saranno ancora qui alla fine di agosto. È probabile infatti che alcuni nel frattempo ottengano asilo politico e, al contrario, per altri la richiesta non venga accolta. Insomma, per quella sessantina-ottantina di profughi sarà necessario trovare un’altra sistemazione, che non potrà però essere un hotel di nostra propietà a Piancavallo».

E allora dove andranno? «Venerdì è in programma il consiglio di amministrazione dell’Efa, che, lo ribadisco - continua don Luigi - è una fondazione civilmente riconosciuta e non ha a che fare in alcun modo con la Diocesi di Udine. In quell’occasione decideremo dove ospitare i profughi dall’inizio di settembre. Ho in mente diverse soluzioni, in particolare penso al centro Ge.Tur di Lignano e alle colonie di Piani di Luzza, sempre gestite dalla Ge.Tur. Ripeto io proporrò alcune sedi, il cda deciderà». L’Efa, val la pena ricordare, in provincia di Udine può contare su due villaggi vacanze, quello appunto di Lignano e quello di Piani di Luzza in comune di Forni Avoltri, ma anche sulla casa di riposo Caris di Udine. L’ente poi mentre gestisce una scuola-convitto a Cividale.

Tirando le somma, dunque, i profughi potrebbero essere ospitati a fine estate o a Lignano o più probabilmente a Piani di Luzza, dato che il centro vacanze montano è praticamente inutilizzato dall’inizio di settembre a metà dicembre, quando, con l’arrivo della neve, il centro viene utilizzato come base dai gruppi turistici che vanno a sciare sulle piste della vicina Sappada, sempre di proprietà dell’Ente friulano di assistenza.

La fondazione, dunque, continuerà a fare la sua parte, ma il suo presidente rincara la dose nei confronti dei due vescovi, quello di Concordia-Pordenone, mons. Ovidio Poletto e quello di Udine, mons. Pietro Brollo. «Capisco che il vescovo di Pordenone sia impegnato in un viaggio in Africa - spiega don Fabbro -, ma anche qui c’è gente che ha bisogno di aiuto. Li ho visti io arrivare quei profughi col rosario in mano; quella gente ha subito vere e proprie persecuzioni per la religione e ha bisogno di aiuto. Il vangelo del resto parla chiaro. Come fa monsignor Brollo a dire che nessuno gli ha chiesto aiuto? Ma non legge i giornali?».

Ma don Luigi Fabbro se la prende anche con la Regione? «C’è chi ha detto - spiega - che l’Efa ha ricevuto fior di contributi dalla Regione e magari ha fatto riferimento al finanziamento di 8
milioni di euro concessoci per la realizzazione della piscina coperta a Lignano. Beh, sia chiara una cosa, per quel contributo paghiamo interessi altissimi, che ci bloccano il bilancio per oltre dieci anni e quella struttura può essere utilizzata dal pubblico e non solamente dagli ospiti dell’Efa».

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