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Nulla sarà dato per danni subiti da imbarcazioni e auto

Tornado, non ci sono fondi
per rimborsare tutti

Un primo fondo di 2 milioni per fare fronte alle urgenze. Poi altri milioni di euro da Roma e dalle casse della Regione. Ma serve un rigido protocollo di intervento, con un elenco

di priorità: si parte dagli enti locali per poi lasciare spazio a infrastrutture, rete elettrica, ospedali, scuole e imprese. Ultime le case dei privati. Con una brutta notizia, non ci sono fondi per tutti: nessun risarcimento arriverà per le auto e le barche danneggiate dal tornado dell’8 agosto.
di Tommaso Cerno

PALMANOVA. Un primo fondo da 2 milioni per fare fronte alle urgenze. Poi altri milioni di euro da Roma e dalle casse della Regione. Ma serve un rigido protocollo di intervento, con un elenco di priorità: si parte dagli enti locali, per poi lasciare spazio a infrastrutture, rete elettrica, ospedali, scuole e imprese. Ultime le case dei privati. Con una brutta notizia, non ci sono fondi per tutti: nessun risarcimento arriverà per le automobili e le barche danneggiate dal tornado dell’8 agosto. Come invece avvenne per l’alluvione che colpì Udine nel 2002. Pur con migliaia di natanti danneggiati e centinaia fra automobili, camper e roulotte.

E così parte la macchina dei rimborsi che, dopo i primi 2 milioni, vedrà la Regione e lo Stato impegnati in una stima dettagliata dei danni: per ora si parla di circa 30 milioni, se si contano l’isola di Grado – la più colpita, con oltre 5 milioni di danni – e appunto le perizie sulle migliaia di barche e auto distrutte o danneggiate. Di questi, circa 20-25 milioni finiscono nella lista dei possibili risarcimenti. Il resto sarà escluso, ha annunciato ieri l’assessore regionale alla Protezione civile, Vanni Lenna che ha incontrato i sindaci dei diciotto comuni colpiti dal maltempo alla sede di Palmanova assieme al governatore Renzo Tondo e al responsabile regionale Guglielmo Berlasso.

Niente fondi per auto e barche.
«Non possiamo risarcire auto e barche, a Udine i danni dipendevano dalle fogne», spiega l’assessore Lenna. «Ai proprietari – aggiunge – non resta che rivolgersi alle proprie assicurazioni, anche quando i danni siano stati causati dalla caduta di alberi. Sono linee che derivano dalla applicazione di norme nazionali e da quanto già sperimentato in altri momenti di calamità naturale che hanno colpito la nostra regione».

La mappa dei comuni.
La regola varrà per tutti i comuni inseriti nell’area su cui sarà chiesto lo stato di calamità naturale, vale a dire Aquileia, Carlino, Duino Aurisina, Fiumicello, Grado, Latisana, Lignano Sabbiadoro, Marano Lagunare, Monfalcone, Muzzana, Palazzolo, Precenicco, Ronchis, Staranzano, Terzo di Aquileia, San Canzian, Torviscosa, Trieste. E non ci saranno deroghe nemmeno dove la forza del tornado è stata più devastante.

I rischi futuri.
Il maltempo non può più essere considerato un caso eccezionale, aggiunge Tondo, perché «l’emergenza ha ormai cadenza annuale, non c’è anno che non ci sia una calamità», avverte il presidente della Regione che ha anche ha espresso «soddisfazione» per l’operato della Protezione civile regionale, «che dispone di un know how da trasmettere anche ad altre realtà. Siamo uno dei migliori gruppi a livello nazionale. Mi auguro che la sede di Palmanova diventi il punto di riferimento complessivo per le Regioni e gli Stati vicini, come Slovenia e Croazia».

Le squadre impegnate.
I volontari impegnati sul campo in questi giorni - ha evidenziato Gugliemo Berlasso, direttore regionale della Protezione civile - sono stati 1.360 e 114 i tecnici impiegati. Anche Berlasso ha confermato che si va «verso un’accelerazione di questi fenomeni meteorologici. Dobbiamo aspettarci in futuro grandinate e altri eventi importanti - ha detto - e le amministrazioni comunali devono garantire la manutenzione del patrimonio arboreo. Patrimonio - ha concluso Berlasso - che dovrà essere più leggero».

Stime provvisorie.
E così – a spanne – la Regione fa il conteggio di quanto resta da pagare nei diciotto comuni colpiti, senza tuttavia contare l’isola di Grado, la più colpita dal maltempo, che ieri ha presentato una prima perizia di un milione ma ne ha già annunciata una da oltre cinque milioni di euro per il fine settimana. Senza contare i danni al turismo.

L’appello di Tondo. Un appello ai sindaci a non “gonfiare” le cifre è giunto proprio dal governatore che, dopo avere ricordato i due morti di Grado ed elogiato il primo cittadino dell’isola d’oro Silvana Olivotto per avere «dato comunque il senso della normalità nel bel mezzo della stagione turistica – dice il governatore – facendo ritornare i turisti e alleggerendo il clima». Poi Tondo ha chiesto agli amministratori di «rispettare le cifre reali dei danni e non aumentarle». Il governatore ha garantito che, presto, batterà i pugni sul tavolo del governo per portare a casa i soldi del ripristino.

Lo stato di calamità. Ora si tratta di stanziare i soldi. E la Regione sta cercando di fare a metà con lo Stato per venire incontro agli enti locali, alle imprese e ai privati che hanno subito danni quella tragica notte di pioggia e vento, costata la vita a un padre e un figlio a Grado. Una notte di paura, con il vento che ha scoperchiato case, abbattuto elettrodotti, sradicato oltre duemila alberi, danneggiato uffici pubblici e abitazioni. L’assessore Lenna conta di scucire a Roma più fondi possibile: «Il 50% era stato garantito nel 2003 – spiega – quando i danni ammontavano a oltre 200 milioni. In quel caso la Regione era intervenuta con uno stanziamento straordinario di 100 milioni e altrettanto aveva messo lo Stato. Contiamo che, visto che la cifra stavolta è più contenuta, Roma possa anche trovare una soluzione alternativa».

I tempi.
Soluzione che il 28 agosto il Consiglio dei Ministri dovrà deliberare, dopo avere esaminato la richiesta della Regione per la proclamazione dello stato di calamità e che per le necessità più urgenti saranno utilizzati i due milioni di euro messi a disposizione dalla stessa Regione
con la proclamazione dello stato di emergenza, fatta nei giorni scorsi. Un elenco, però, ancora parziale, visto che i diciotto sindaci convocati ieri mattina a Palmanova non hanno fornito stime definitive e rinviano le richieste ufficiali – supportate dalle perizie – alla prossima settimana.

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