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Gli stabilimenti locali sono pronti alla mobilitazione

Safilo va a operare in Cina,
a rischio le fabbriche friulane

MARTIGNACCO. I lavoratori e i rappresentanti sindacali del gruppo Safilo guardano con preoccupazione a Oriente. Proprio laggiù, a Shangai in Cina, è pronto per essere aperto, nell’arco di un paio di settimane, uno stabilimento che darà lavoro addirittura a 3 mila dipendenti. «Ma finché non si trasforma in legge il disegno sulla tracciabilità del made in Italy - tuona Augusto Salvador, esponente della Cisl - le conseguenze sono queste.

Il rischio è che il prossimo anno la crisi scompaia, ma a Shangai e non certo a Udine e in Friuli». Il rischio è che la nuova apertura, possa fare rima con smantellamento degli impianti friulani. Se non addirittura di buona parte di quelli italiani. «Il gruppo Safilo è in crisi - continua Salvador - e servono 300 milioni di euro per evitare una ricapitalizzazione. La crisi è grave e da quanto sappiamo i vertici aziendali si sono già mossi per individuare eventuali nuovi finanziatori. Le voci parlano di un gruppo franco americano, ma di sicuro, per il momento non c’è nulla».

Tranne l’appuntamento di lunedì prossimo, quando i rappresentanti sindacali incontreranno, a Padova, i vertici dell’azienda, al termine del consiglio di amministrazione della Safilo. «Dopo lunedì - fanno sapere unitamente i rappresentanti delle tre sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil - la situazione sarà molto più chiara. Noi andremo a Padova con le idee molto chiare. Non permetteremo che venga toccato nemmeno un posto di lavoro. Se necessario potrà essere ripensato l’orario lavorativo tra i 3.800 dipendenti di tutto il gruppo. Un provvedimento che sarà attuato, se necessario, per permettere a tutti di lavorare».

Per domani, intanto, è stata convocata un’assemblea generale a Precenicco. Poi, la prossima settimana, si farà lo stesso a Martignacco. «Questo intervento – racconta Salvador – è stato deciso in seguito alla continua riduzione di lavoro. Tra i dipendenti, che sono per la maggior parte donne, c’è molta preoccupazione».

Il futuro del gruppo sembra tutt’altro che roseo. «Siamo di fronte al rischio concreto – ribadisce l’esponente della Cisl – di assistere a un’erosione del capitale sociale. A noi non interessa se cambierà o meno la proprietà, ci interessa invece che i posti di lavoro non vengano ridotti». La svolta arriverà lunedì, ma se da Padova non dovessero giungere segnali positivi i sindacati sono pronti a dare battagli con una lunga serie di scioperi a iniziare già dalla prossima settimana.

Ma se la situazione dovesse precipitare non mancheranno neppure le mobilitazioni del mondo politico e delle istituzioni. In caso di crisi, infatti potrebbe intervenire la Regione, come assicurato nel corso di
un vertice venerdì scorso a Martignacco, dall’assessore alle Attività Produttive, Luca Ciriani, che aveva garantito l’impegno della Regione attraverso Friulia e con i mezzi legislativi. Chissà se basterà per guardare con un po’ più di ottimismo al futuro.

Erica Beltrame

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