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De Longhi rassicura:
Moimacco è strategica

MOIMACCO. L'assemblea degli azionisti di De Longhi, gruppo del condizionamento e piccoli elettrodomestici, ha approvato ieri il bilancio 2008, chiusosi con un aumento del 2,9% dei ricavi, a 1.533,4 milioni di euro, e un utile netto di 40,2 milioni (+31,4%). L'indebitamento è sceso a 246,5 milioni, contro i 355,9 dell'anno precedente, anche grazie al conferimento del ramo d'azienda immobiliare ad una società dedicata, in seguito ceduta. L'assemblea ha approvato la distribuzione di un dividendo di 0,06 euro per azione.

Il gruppo trevigiano, nel corso dell’assemblea ha anche parlato del futuro dei propri stabilimenti. Centrale nelle politiche di sviluppo di De Longhi è il centro di produzione di Moimacco.
Infatti lo stabilimento friulano della De Longhi è considerato «strategico e punto di riferimento per la produzione di radiatori in acciao» dalla società di Treviso.

L'azienda guidata da Giuseppe e Fabio De Longhi, rispettivamente presidente e ad, ha anche denunciato la flessione che si registra nella domanda dei radiatori dovuta alla contingenza internazionale e alla forte crisi del settore dell'edilizia, ma confernma che nel corso del 2008 «lo stabilimento recentemente innovato con forti investimenti ha segnato un alto punto di produzione e si dimostra come irrinunciabile per confermare e consolidare ulteriormente la posizione leader nel comparto». La De Longhi «è in Friuli e vuole rimanerci - dicono i manager della socieà - e, una volta superata la difficile situazione legata alla crisi dell'edilizia, confermerà e consoliderà la potenzialità produttiva e strategica dello stabilimento friulano».

Il vertice dell'azienda trevigiana si è dichiarato «soddisfatto del management presente e di tutti gli addetti per quanto è stato realizzato e per gli investimenti compiuti».

A Moimacco l’azienda del gruppo trevigiano, la D.L. Radiators occupa circa
400 addetti. A Moimacco, da febbraio, per due giorni a settimana e per sei settimane, gli operai sono stati messi in cassa integrazione a causa del calo di ordini e della loro mancata conferma da parte di Paesi come Francia e Gran Bretagna. Situazione di difficoltà che successivamente è rientrata.

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