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Procedimento penale in archivio e killer in libertà

Delitto della birra:
«Dopo 10 anni vogliamo la verità»

Sono passati ormai dieci anni dalla morte misteriosa

del figlio Richard (provocata da una birra in cui qualcuno inserì un potente topicida) e Robert Gonsalves e sua moglie Pat sono ancora alla ricerca della verità. Tanto da chiedere all’assassino: «Chi ha ucciso nostro figlio ci scriva, anche in forma anonima».
UDINE. Sono passati ormai dieci anni dalla morte misteriosa del figlio Richard (provocata da una birra in cui qualcuno inserì un potente topicida) e il professore statunitense Robert Gonsalves e sua moglie Pat sono ancora alla ricerca della verità. Tanto da lanciare un appello direttamente all’assassino: «Chi ha ucciso nostro figlio ci scriva, anche in forma anonima».

La giustizia non è riuscita a individuare il killer, visto che l’inchiesta della Procura di Udine è finita in archivio ormai da anni e dunque la vicenda rimane ancora un vero e proprio giallo. Robert e Pat Gonsalves, però, sperano di avvicinarsi almeno alla spiegazione di quanto accaduto nel 1999 a Camino al Tagliamento.

Arrivati ieri a Udine, i genitori di Richard fanno leva sulla possibile necessità dell’assassino di liberarsi di un peso che ormai da dieci anni grava sulla sua coscienza. «Questa persona ci scriva, indirizzando pure la lettera al Messaggero Veneto, in viale Palmanova – dicono marito e moglie – : può farlo in maniera anonima, però si decida a far luce su questa vicenda».

In questi giorni i coniugi Gonsalves sono in Friuli per seguire la causa civile che hanno intentato contro l’ospedale di Udine, ritenendo che la struttura sanitaria non avesse fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per salvare il figlio Richard dalla morte per avvelenamento. L’ospedale è invece convinto del contrario e la causa sta andando avanti ormai da anni.

Il giallo sulla morte di Richard Nolan Gonsalves, architetto americano di 33 anni, risale al luglio del 1999. L’uomo morì il 18 all’ospedale di Udine due giorni dopo aver bevuto una birra nella quale qualcuno aveva introdotto solfato di tallio, sostanza letale, una volta utilizzata come topicida. L’architetto, dopo aver sorseggiato a pranzo la birra (nella casa di Camino al Tagliamento dove era ospite della madre della fidanzata), aveva lamentato un cattivo sapore, ma non ci aveva dato particolare peso. Dopo aver mangiato s’era sentito male.

Dopo un costante peggioramento delle condizioni di salute, i familiari lo accompagnarono al pronto soccorso dell’ospedale di Udine. Il trentatreenne era stato posto sotto osservazione e poi dimesso. Giunto a casa si verificò però una ricaduta. Ci fu un secondo ricovero e poi la morte.

La Procura di Udine aprì un’inchiesta, indagando per le ipotesi di omicidio volontario, omicidio preterintenzionale e morte come
conseguenza di altro delitto. Nonostante indagini a tutto campo, non fu possibile individuare alcun responsabile e il procedimento venne archiviato. La famiglia attivò anche l’Fbi per cercare una alternativa, ma neppure gli investigatori americani fornirono una pista praticabile. (a.l.)

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