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Lutto per la cultura

È morto Luciano Morandini
poeta e scrittore

Lutto nel mondo della

cultura friulana. Luciano Morandini (foto) è morto l’altra notte, improvvisamente, nella sua casa di Buja. Poeta, scrittore, insegnante, opinionista, direttore di numerose riviste, Morandini aveva 81 anni: era nato a San Giorgio di Nogaro nel 1928.
UDINE. Lutto nel mondo della cultura friulana. Luciano Morandini è morto l’altra notte, improvvisamente, nella sua casa di Buja. Poeta, scrittore, insegnante, opinionista, direttore di numerose riviste, Morandini aveva 81 anni. Era nato a San Giorgio di Nogaro nel 1928 ed è stato una delle figure di maggior spicco nel dibattito politico-culturale del dopoguerra in Friuli, non soltanto attraverso i suoi libri e gli interventi giornalistici, ma anche impegnandosi attivamente a Udine, dove viveva con la famiglia, in veste di politico e di consigliere comunale. Lascia la moglie e due figli.

«Sono un poeta fantasma. Esisto per me, ma non ho alcun interesse a quanto gli altri, i critici, dicono di me». Sono parole dette da Luciano Morandini in un’intervista che il Messaggero Veneto pubblicò una decina di anni fa nell’ambito di un’inchiesta sulla situazione friulana. Situazione che lui seguiva in modo appartato, attento agli aspetti culturali, dopo aver avuto anche un ruolo politico significativo nell’ambito udinese e regionale, al tempo del centro-sinistra a metà anni Sessanta. Era stato capogruppo socialista in consiglio comunale a Udine, oltre che braccio intellettuale di Loris Fortuna e fondatore di Politica e cultura, una rivista di respiro mitteleuropeo. Poi Morandini si sfilò progressivamente. «Non ho mai perdonato agli altri socialisti - disse in quell’intervista - di aver sepolto il partito».

Ma, perso alla politica, fu guadagnato interamente alla letteratura, avvertita come un’esigenza personale e una riflessione con se stesso. In San Giorgio e il drago, l’opera che gli ha dato probabilmente maggior lustro, raccontò la storia di un’adolescenza costellata di magiche scoperte e grandi rivelazioni. Si compiva in tal modo la parabola intimista di un intellettuale schierato, come si diceva allora, che dava del marxismo una lettura personalistica.

Tra gli incontri importanti della sua vita ci fu l’amicizia con padre Davide Maria Turoldo. A proposito del quale narrò: «Lo si incontrava tranquillamente alle feste dell’Unità, uno scandalo insopportabile a quel tempo per confratelli e benpensanti». Nell’immediato dopoguerra aveva invece accompagnato i primi passi di Pasolini sul quotidiano ciellino Libertà e ne aveva seguito gli spunti utopistici.

Una personalità, quella di Morandini, che si colloca al centro e nel vivo degli eventi più rilevanti nel dibattito culturale e sociale in Friuli. Sensibile alle istanze di rinnovamento e apertura, è da annoverarsi tra gli intellettuali friulani che nel dopoguerra si sono adoperati di più per superare il conservatorismo dell'establishment, collaborando e dando vita a riviste di dibattito politico e culturale, da Momenti ('48-'54) a La Situazione ('55-'56) a Politica e cultura, per non dire della partecipazione a dibattiti e convegni, dei molteplici contatti con poeti, scrittori e giornalisti all'estero (Politica e cultura ebbe una redazione a Lubiana, una a Parigi e una a Düsseldorf).

Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Ricordiamo fra le più recenti Lo sguardo e la ragione, antologia (1956-1978), Studio Tesi, 1979; Sequenze elementari, Campanotto, 1979; Piazzale con figure, Rebellato, 1983; Infrantume, Edizioni del Leone, 1987; L'albero di Mantes, Campanotto 1990; Fabula notturna, Kappa Vu, 1996 (rappresentata nel 1997 al Mittelfest di Cividale); Lemmi in fila, Kappa Vu, 2006. Quattro i suoi romanzi brevi: San Giorgio e il drago, Studio Tesi, 1984; Lo sfrido, Edizioni di San Marco 1989; Gli occhi maghi, Campanotto 1992; L'orologio di Saba, Campanotto 1994 e l'autobiografia intellettuale Promemoria friulano, Campanotto, 1998.

È stato tradotto in sloveno, serbocroato, tedesco e inglese. È stato anche direttore responsabile delle riviste Zeta, Diverse lingue e Scuola fuoriruolo.
Nel 1994, a testimonianza del suo impegno civile, aveva pubblicato Berlusconiane, raccolta di brevi satire politiche (Kappa Vu) e sempre per la Kappa Vu nel 2001 aveva scritto Cantata per il monco, sull'epopea del leggendario partigiano di San Giorgio, Romano il Mancino.

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