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Anche magazzini, strade, fortini e polveriere

Ex caserme in Fvg,
160 immobili ai Comuni

Oltre 160 immobili militari

sono stati trasferiti dallo Stato alla Regione Friuli Venezia Giulia. E la giunta sta incontrando gli amministratori comunali per la cessione di altri beni. Sono, infatti, 13 i compendi militari ancora da alienare: caserme, casermette, magazzini, strade, fortini e polveriere.
di Paolo Mosanghini

UDINE.
Oltre 160 immobili militari sono stati trasferiti dallo Stato alla Regione Friuli Venezia Giulia. E la giunta sta incontrando gli amministratori comunali per la cessione di altri beni.
Sono, infatti, 13 i compendi militari ancora da alienare, in virtù delle norme di trasferimento alla Regione di immobili di proprietà dello Stato, operazione iniziata nel 2001. Ci sono caserme, casermette, magazzini, strade, fortini e polveriere. Ma è soprattutto sugli immobili che, riconvertiti, potrebbero svolgere una funzione sociale che sta lavorando l’assessore regionale al Patrimonio, Sandra Savino. Per questo vuole fare chiarezza sull’utilità delle strutture.

E nell’ottica di una visione utilitaristica delle ex strutture militari, l’assessore vuole accertarsi che dietro ogni richiesta ci sia un progetto attuabile ed economicamente sostenibile per evitare che gli immobili decadano ulteriormente o si trasformino in strutture fatiscenti. «Il mio interessamento è legato unicamente a un atto di responsabilità amministrativa», precisa Savino, consapevole che altri 160 compendi sono già stati alienati.

Negli ultimi giorni l’assessore ha incontrato i sindaci di Malborghetto Valbruna, Ruda, Spilimbergo e Pordenone, Farra d’Isonzo, Cormons e Palmanova.

Questi compendi sono stati inseriti nel decreto legislativo del 2007 che contemplava 35 beni, dei quali 22 già acquisiti dagli enti locali, 13 invece ancora in attesa del trasferimento che avviene attraverso un verbale di consegna doppio: Demanio Militare-Regione Fvg e contestualmente Regione – Ente locale.

L’assessore Savino ha definito le due linee di principio che l’hanno indotta a incontrare gli interessati: da un lato la constatazione che una struttura non abitata degrada velocemente, dall’altro la necessità di individuare un percorso economico e finanziario comune laddove necessario per evitare che un patrimonio dei cittadini si trasformi in un “peso” per la comunità.

«In questo particolare momento di crisi finanziaria è interesse comune che la riconversione preveda una valorizzazione sociale del bene, ipotizzando necessariamente la compartecipazione del privato ma lasciando spazio di intervento e finalità anche piu’ prettamente pubbliche, come per altro previsto dalla normativa nazionale», commenta l’assessore.

«Scongiurare la trasformazione delle caserme in alloggi abusivi per extracomunitari o disagiati, evitare sciacallaggi o vandalismi, prevenire cedimenti strutturali sono gli obiettivi che, in qualità di responsabile regionale del patrimonio mi sono posta», puntualizza Savino.

Il documento di trasferimento individua due linee di indirizzo a cui l’amministrazione si deve attenere: la valorizzazione della struttura e l’individuazione di finalità «che abbiano un significativo interesse pubblico e/o sociale».

Le alienazioni richieste nel provvedimento legislativo del 2007 sono state precedute da un primo blocco di acquisizioni che ha interessato, dal 2001 al 2006, 79 comuni del territorio regionale, per un totale di 160 compendi.

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