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Corte dei conti, monito ai Comuni:
i derivati sono una roulette russa

Una roulette russa finita bene. Questo sono stati i derivati per gli enti locali del Fvg. Lo rivela un’indagine della Corte dei conti di Trieste dopo aver esaminato il ricorso agli strumenti finanziari famosi per aver concorso alla crisi finanziaria mondiale.

TRIESTE. Una roulette russa finita bene. Questo sono stati i derivati per gli enti locali del Fvg. Lo rivela un’indagine della Sezione di Controllo della Corte dei Conti di Trieste, presieduto da Antonio De Troia, dopo aver esaminato il ricorso agli strumenti finanziari famosi per aver concorso alla crisi finanziaria mondiale. A questi si sono rivolti 48 enti (44 Comuni e le quattro Province) con 56 contratti per un valore complessivo di 410 milioni di euro stipulati dal 31 dicembre 2007 o estinti dopo il 31 dicembre 2005.

«Strumenti complessi, delicati – ha sottolineato il consigliere referendario, Fabrizio Picotti – ai quali la maggior parte degli enti si è rivolta senza adeguata preparazione. Affidando alle banche, chiavi in mano, l’operazione». E se il risultato è stato complessivamente positivo, con un rendimento di 6,7 milioni di euro, questo «non è dovuto a un oculato calcolo del rischio – ha evidenziato Picotti –, ma a una contingenza favorevole di tassi che hanno fatto sì che il rendimento sia positivo».

Tanto più che qualcuno, come il Comune di Claut, ne è uscito con risultati negativi: 181 mila euro di perdite. Il dato peggiore in Regione. In soccorso ai Comuni è però giunta la Regione, con una consulenza “ad hoc” per aiutare gli enti. «Per una volta – ha affermato Picotti – una consulenza esterna più che appropriata».

I derivati sono contratti finanziari il cui valore dipende dal valore di una o più attività sottostanti. A farne ricorso sono stati il 21% degli enti locali della regione. Il problema segnalato dalla magistratura contabile è che non sono stati utilizzati per far fronte al debito o per investimenti, ma per ottenere liquidità di cassa. Non solo. Picotti ha segnalato la sovrapposizione tra il consulente scelto dagli enti locali e la banca con la quale sono stati stipulati i contratti, configurando quindi «un conflitto d’interessi».

Gli enti che hanno estinto i contratti sono 33. Al 30 settembre scorso il saldo complessivo è stato positivo per 3.775.020 euro. In questo contesto solo quattro i Comuni che hanno registrato un esito finanziario finale negativo: Cimolais, Manzano, Romans d’Isonzo e Claut. A oggi sono ancora in corso 17 contratti stipulati da 15 enti (i comuni di Amaro, Forni Avoltri, Monfalcone, Povoletto, Precenicco, Pozzuolo del Friuli, Rivignano, Ruda, Sacile, Sedegliano, San Giorgio di Nogaro, Treppo Grande e le Province di Gorizia, Pordenone e Udine, quest’ultima con 3 contratti), che scadranno tra il 2012 e uno, l’ultimo, nel 2036. Se venissero chiusi oggi, sarebbero gravati da un risultato penalizzante di 3,6 milioni di euro. Il valore dell’operazione (410 milioni di euro) corrisponde al 60,82% del debito complessivo degli enti locali; un valore che al 31 dicembre 2007 è diminuito a 249 milioni, tra estinzioni e ammortamenti, per scendere al 30 dicembre 2008 a 212 milioni.

«Risulta chiaramente – ha aggiunto Picotti – che l’utilizzo è stato preordinato, nella quasi totalità dei casi, quale mezzo di procacciamento di risorse finanziarie alternativo alle modalità ordinarie, alla produzione di liquidità da destinare alla spesa corrente». Picotti ha sottolineato che «le operazioni di gestione attiva del debito, anche attraverso strumenti derivati, non sono negative o da evitare, perché possono effettivamente rappresentare un’opportunità per l’ente. È però
indispensabile – ha concluso Picotti – che vengano condotte con quella cognizione di causa che deriva solamente dall’esistenza di una specifica competenza professionale e non al solo per determinare un ampliamento della capacità corrente nel breve periodo».

Sonia Sicco

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