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L’allarme di don Larice:
droga mai così diffusa

«Il consumo di droga nella

città di Udine aumenta. Da noi non c’è più posto e nessuno fa niente». L’allarme viene da don Davide Larice, fondatore del Centro di solidarietà giovani, storica comunità di recupero per tossicodipendenti. Dove da qualche tempo chi bussa si sente rispondere: «Ci dispiace, ma è già tutto pieno».
di Paola Lenarduzzi

UDINE. «Il consumo di droga in città aumenta. Da noi non c’è più posto e nessuno fa niente». L’allarme viene da don Davide Larice, fondatore del Centro di solidarietà giovani, storica comunità di recupero per tossicodipendenti. Dove da qualche tempo chi bussa si sente rispondere: «Ci dispiace, tutto pieno».

Nei vecchi spazi dell’Ass 4 a Ribis di Reana, sede della comunità residenziale del Centro solidarietà giovani, sono ospitati 18 uomini con un’età media attorno ai 33 anni, fortemente aumentata rispetto al passato. A entrare nel tunnel della droga – secondo gli operatori del centro – sono soprattutto persone con difficoltà lavorative e sociali.

«Il periodo di terapia dura circa due anni – spiega don Davide Larice, fondatore della realtà e tuttora responsabile, impegnato in prima linea anche in qualità di operatore – . In questo periodo il tossicodipendente segue un programma terapeutico-educativo consolidato, che prevede in primis il lavoro con la cooperativa che si occupa di tinteggiatura e di giardinaggio».

Il problema è che chi vorrebbe chiudere con la droga iniziando un periodo di recupero trova le porte sbarrate – oltretutto l’altra realtà locale del genere, La Viarte di Santa Maria La Longa, si occupa adesso di minori con problemi – e deve decidersi a trasferirsi in Veneto o altrove. «La situazione è grave forse come mai prima – denuncia don Larice – , perchè a fronte di un dilagare delle dipendenze, oltre che per droga anche per alcolismo, c’è un vuoto culturale e un pericoloso latitare delle istituzioni. L’opinione pubblica si mobilita solo quando succedono gravi fatti di cronaca, pur a fronte di continue sollecitazioni degli operatori e di responsabili di strutture pubbliche e private».

In un recente visita alla comunità assieme alla Terza commissione regionale permanente, don Larice ha fatto presente la situazione e sottolineato l’urgenza di alcune soluzioni politiche: «Bisogna investire di più sul recupero. Serve l’accreditamento delle comunità terapeutiche e dei servizi per le dipendenze, come previsto dal protocollo d’intesa Stato-Regione. Vanno poi aggiornate le tipologie di comunità e adeguate le rette. Soprattutto stanziati più fondi per progetti di prevenzione, recupero e inserimento sociolavorativo di tossicodipendenti e alcolisti».

Al Centro solidarietà giovani, oltre alla comunità terapeutica e alla cooperativa di lavoro, sono legate altre realtà volte a rispondere alle situazioni di marginalità. Dai gruppi appartamento al centro di prima accoglienza di viale Ledra che offre
sostegno e consulenza oltre a un punto d’incontro diurno a persone senza fissa dimora. Ancora, sono attivi gli ambulatori medici e dentistici per indigenti, senza dimenticare la formazione professionale permanente, che vede circa 140 iscritti ai corsi di grafica, comunicazione e gestione aziendale.

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