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Centrale di Somplago, 9 mila no:
«Rovina il lago e il territorio»

Cresce e si diffonde a macchia

d’olio la protesta contro la realizzazione dell’ampliamento della centrale idroelettrica a Somplago, sul lago di Cavazzo. Sono già quasi novemila le firme raccolte nei quattro comuni interessati dal mega-impianto: Cavazzo, Trasaghis, Bordano, Verzegnis. E le iniziative non si fermeranno qui.
di Domenico Pecile

CAVAZZO. Cresce e si diffonde a macchia d’olio la protesta contro la realizzazione dell’ampliamento della centrale idroelettrica a Somplago, sul lago di Cavazzo. Sono già quasi novemila le firme raccolte nei quattro comuni interessati dal mega-impianto: Cavazzo, Trasaghis, Bordano, Verzegnis. E oggi, alle 11, nella sala Pasolini del palazzo della Regione, a Udine, i Comitati per la difesa del lago e del Tagliamento hanno indetto una conferenza stampa nel corso della quale presenteranno la petizione popolare “La difesa del lago di Cavazzo e di Verzegnis”. Per il Comitato, la realizzazione dell’impianto rappresenterebbe il “de profundis” del lago e dell’intera zona.

I fatti. Edipower, società proprietaria della centrale idroelettrica di Somplago, ha presentato un progetto di ampliamento per il potenziamento della stessa centrale di Somplago. Il piano prevede, tra l’altro, la costruzione dal bacino di Verzegnis a Somplago di una seconda galleria (lunga 8,5 chilometri) in pressione e l’installazione, accanto alle tre già in esercizio, di due nuove turbine reversibili, che producono energia di giorno, mentre di notte pompano nel bacino di Verzegnis la stessa acqua accumulata di giorno nel lago di Cavazzo. La portata d’acqua raddoppierebbe, passando dagli attuali 66 a 110 metri cubi il secondo e la variazione di livello del lago potrebbe arrivare a 2,50 metri, rischiando così – sostengono i Comitati – di «fare più danni di un terremoto» per l’accumulo di fanghi provenienti dall’invaso di Verzegnis e per le oscillazioni quotidiane del livello dell’acqua che impedirebbero ogni altra attività, comprese quelle sportive.

È chiaro – sostengono i Comitati – che lo scarico dal bacino di Verzegnis nel lago di Cavazzo e il pompaggio da quest’ultimo provocano una continua movimentazione di enormi masse d’acqua. «La continua oscillazione del livello e la movimentazione delle acque avranno allora un risultato certo: non ci sarà più pace per il lago».

I Comuni interessati, tuttavia, hanno dato parere favorevole. «Ma questo – sottolinea il Comitato – in cambio di indennizzi. E non è un caso che le popolazioni non stiano seguendo le decisioni dei loro consigli comunali». Ma l’ultima parola spetta alla Regione Friuli Venezia Giulia. Che al momento ha sospeso il suo parere e chiesto alcuni approfondimenti alla ditta Edipower. Ma serve anche il parere della Via (Valutazione di impatto ambientale) nazionale. Proprio per questo tutta la documentazione relativa alla vicenda (compresa la petizione con le oltre 8 mila firme) sarà inviata la prossima settimana dai Comitati al ministero competente. Ma ci sono anche altri risvolti.

Resta il fatto che la centrale sarebbe destinata a essere una mega-realizzazione dal costo preventivato di circa 100 milioni di euro. Franceschino Barazzutti, presidente del Comitato della tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, si spinge oltre. E spiega: «Secondo i conti effettuati da Legambiente del Friuli Venezia Giulia, grazie alla produzione di energia, alle incentivazioni e ai cosiddetti “certificati verdi”, Edipower dovrebbe ricavare circa 600 milioni di euro in 15 anni di validità dei certificati verdi. Visti i costi di gestione, riteniamo che l’utile possa aggirarsi tra i 400 e i 450 milioni. Dunque, un grande business».

Barazzutti aggiunge di dirsi «stupefatto che un presidente carnico come Renzo Tondo, che conosce bene le problematiche delle derivazioni idroelettriche, non faccia un ragionamento non soltanto sotto l’aspetto ambientale, ma anche per l’ammontare di queste cifre». Insomma, secondo i Comitati e lo stesso Barazzutti «la Regione dovrebbe mettere il naso nel piano industriale di questo progetto». Anche perché – chiosa Barazzutti – «si tratta di soldi che sono destinati a uscire dal Fvg per finire alle municipalizzate lombarde tramite l’A2A, a quelle svizzere tramite l’Alpiq, a Torino e Genova mediante Iride e in Francia grazie l’Edison che controlla il 50% della Edipower».

Risvolti economici. Soldi. Ma per adesso il nodo principale è il futuro del lago di Cavazzo e del suo territorio. Dunque, tutto ruota per ora attorno al problema dei fanghi. Quelli che l’invaso di Verzegnis riceve da gran parte dei fiumi limacciosi della zona durante le precipitazioni più abbondanti. Nel bacino di Verzegnis ci sono metri e metri di fanghi depositati che saranno movimentati quando l’acqua sarà pompata a pressione da Somplago e sarà poi fatta turbinare di nuovo a Somplago.

Secondo il consigliere regionale della Lega Nord, Enore Picco, in prima fila nella battaglia dei Comitati «per ottenere il disco verde della Via è stato seguito un iter molto strano, escludendo dalle consultazioni i Comuni del territorio e soggetti che avrebbero dovuto essere interpellati».

Senza contare – insistono i Comitati – che «una centrale delle dimensioni prospettate da Edipower annienterebbe le potenzialità naturalistiche e turistiche del lago di Cavazzo, che viceversa andrebbero valorizzate da un apposito piano che ponga il lago in sistema con le particolari presenze storico-culturali e ambientali del territorio: Venzone, Gemona, forte di Osoppo, Casa delle farfalle, il pianoro del monte San Simeone, la fortezza di Monte Festa, la pieve di Cesclans, la zona del leccio, la riserva naturale del lago di Cornino, il pianoro del Mont di Prât, le valli dei torrenti Palâr e Leale».

Non possiamo desertificare la montagna nel nome del progresso avallando – concludono i Comitati – progetti che rovinano il territorio e, contestualmente, non offrono nulla dal punto di vista economico né aprono nuovi varchi sul fronte dell’occupazione».

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