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Sella Nevea: fatta la funivia
ora serve un casello sull’A23

Una funivia da 13 milioni di euro che porta uno sciatore in pochi minuti sulle piste della Slovenia. La funivia, però, rischia di avere i piedi di argilla. Colpa di una viabilità difficile. Perciò gli amministratori invocano la realizzazione di un casello autostradale a Chiusaforte.

La nuova funivia
E c’è il progetto Mauria-Varmost
di Antonio Simeoli

CHIUSAFORTE. Una funivia da 13 milioni attesa da 25 anni, capace in un colpo solo di far ritornare agli antichi fasti la località sciistica di Sella Nevea. Una funivia, unica nelle Alpi orientali, che porta uno sciatore in pochi minuti sulle piste di un altro stato (la Slovenia) e, di nuovo in Italia, sci ai piedi, in pochi chilometri. Una funivia che è la punta dell’iceberg di un progetto ambizioso, che punta al rilancio di Sella Nevea con la costruzione di alberghi (che mancano) e di esercizi commerciali. La funivia e il progetto, però, rischiano di avere i piedi di argilla. Colpa di una parola, “viabilità”, e di un aggettivo, “problematico”. Binomio-fardello pesante per i sogni di grandezza di Sella Nevea e delle piste (fantastiche) all’ombra del Canin.

E sì, perchè, da Udine, raggiungere Sella Nevea è molto più arduo che località come Zoncolan e Tarvisio. E, se il progetto Pramollo finalmente decollerà, anche le piste al passo tra Austria e Friuli saranno più vicine. “Colpa” della tortuosa strada che, nonostante gli sforzi della Provincia in questi anni sia per migliorarla sia per tenerla sgombra dalla neve durante l’inverno, in quasi 19 km da Chiusaforte porta a Sella Nevea. Chi è diretto alle piste del Canin, infatti, deve uscire dall’autostrada ad Amaro, percorrere la Pontebbana fino a Chiusaforte e risalire la val Raccolana fino alle piste. D’inverno con la neve è tutt’altro che facile, meglio quasi arrivare a Sella Nevea da Tarvisio. E così il binomio “viabilità problematica” rischia davvero di allontanare i turisti dai 30 km di piste di Sella Nevea, tracciati spettacolari serviti da impianti ora all’avanguardia.

Che fare? Gli amministratori di Valcanale e Canal del ferro da tempo invocano almeno la realizzazione di un casello autostradale nel Canal del ferro per ridurre almeno all’automobilista-sciatore i tempi per raggiungere la base della salita finale. E il casello, all’indomani della disastrosa alluvione del 2003, sembrava molto vicino dall’essere aperto. La Società Autostrade, infatti, raccogliendo le richieste delle due valli colpite dal disastro e private di un lungo tratto di Pontebbana gravemente danneggiata dalle frane, aveva aperto un doppio casello provvisorio tra Resiutta e Chiusaforte. Chi procedeva verso l’Austria, così, a Resiutta trovava la “pista” d’uscita verso nord; chi scendeva, invece, poteva rientrare sulla A23 a Chiusaforte sfruttando strutture già esistenti.

Finita l’emergenza, però, la Società Autostrade chiuse i varchi provvisori e alle richieste di Regione e Comuni di riaprirli in via definitiva quei varchi, la scorsa estate, ha risposto picche. Per la struttura, che costerebbe ben 16 milioni, non ci sono soldi. A meno che non ci pensino gli enti locali (impossibile) o la Regione, che peraltro durante la giunta Illy aveva già accantonato tre milioni per realizzare il progetto. Il “preventivo” della Società Autostrade ha costretto però l’assessore regionale Riccardi e i sindaci della valle a fare dietrofront.
Meglio così dirottare quei tre milioni per realizzare un parcheggio da 250 posti a Sella Nevea.

E il casello? La sua mancata realizzazione rischia di essere una spina nel fianco alle (legittime, visti gli investimenti e le potenzialità) ambizioni di sviluppo di Sella Nevea.

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