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Viaggio da incubo sul treno da Mestre: Trenitalia paga i danni a un friulano

Un friulano è stato risarcito da Trenitalia per i danni morali subiti a causa di un viaggio da incubo sulla tratta Mestre-Udine. Il tribunale, grazie al supporto del Codacons, ha dato ragione a Levis Stefani, di Enemonzo, che ha ottenuto un totale di 663 euro. Cifra simbolica, ma molto importante perché fa da traccia a pendolari e viaggiatori “maltrattati”.

UDINE. Friulano risarcito da Trenitalia per i danni morali subiti a causa di un viaggio da incubo sulla tratta Mestre-Udine. Il tribunale, grazie al supporto del Codacons, il coordinamento dei consumatori, ha dato ragione a Levis Stefani, di Enemonzo, che ha ottenuto così 200 euro più le spese, per un totale di 663 euro. Una cifra simbolica, ma comunque molto più importante è la possibilità, dopo questa prima causa “pilota” andata a buon fine, per pendolari e viaggiatori, farsi risarcire in caso di «inadempienza rispetto agli obblighi derivanti dal contratto di trasporto», come accertato nel caso dell’assistito del Codacons.

Ma andiamo con ordine e raccontiamo la storia, che risale a 4 anni fa. Il carnico, appena dimesso dall'ospedale di Mestre, nel giugno 2006 doveva rientrare a Udine con il treno in partenza alle 17.08, che a causa di un guasto tecnico viene soppresso. L’uomo, assieme ad altri utenti delle Ferrovie, viene dirottato sul treno successivo diretto per Udine: peccato che questo fosse sovraffollato, con passeggeri stipati in piedi in solo 4 carrozze in condizioni proibitive, accalcati in un caldo soffocante a causa della rottura dell’impianto di condizionamento.

I testimoni sentiti hanno poi confermato le condizioni di estremo disagio con cui si svolse, quell’afoso pomeriggio di giugno, il viaggio da Mestre a Udine. Levis Stefani ha quindi richiesto a Trenitalia i danni morali poiché, già sofferente, ha ritenuto il disservizio lesivo dei suoi diritti sia dal punto di vista fisico che psichico, ottenendo il risarcimento a causa della «condotta negligente di Trenitalia, incapace di sopperire adeguatamente - si legge nella sentenza - a un guasto tecnico» (tra l’altro già noto a Mestre dal capotreno e il macchinista, che però avevano avuto ordine di proseguire) e di garantire ugualmente il trasporto dei passeggeri in condizioni dignitose. Il Codice di consumo, infatti, individua espressamente il «diritto alla sicurezza e alla qualità dei servizi, e all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza», riconosciuto, inoltre, quale diritto fondamentale della persona.

«Questa sentenza - commenta il presidente provinciale del Codacons di Udine Nicola D’Andrea - risulta importante perché è un’ulteriore conferma dell’inapplicabilità delle limitazioni della responsabilità previste da una legge degli anni ’40 (legge 911/1945) a favore delle Ferrovie dello Stato, che di fatto ammetteva, a prescindere dai danni lamentati, solo il rimborso del biglietto. Da quando queste sono divenute una Società per azioni la richiesta dei danni a tale soggetto è pertanto legittima, secondo le ordinarie norme civilistiche».

A Trenitalia, infatti, gli utenti chiedono una prestazione come a qualsiasi altra società: nel caso del friulano Stefani
è evidente l’inadempimento contrattuale - ossia condizioni di viaggio anomale rispetto al regolare svolgimento del servizio di trasporto - che dà luogo all’obbligazione risarcitoria per Trenitalia, che non ha «ottemperato all’impegno di diligenza richiesto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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