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Strassoldo e Zanin a giudizio per l’acquisto di quote di Exe

Sarà il tribunale

a fare luce sull’operazione che, nel 2005, portò la Provincia di Udine ad acquisire le quote Exe dei privati e che, quattro anni dopo, convinse la Procura ad aprire un’inchiesta a carico di Marzio Strassoldo, e dell’allora presidente di Exe, Piero Mauro Zanin, per concorso in abuso d’ufficio
UDINE. Sarà il dibattimento davanti al tribunale riunito in composizione collegiale a fare luce sull’operazione che, nel 2005, portò la Provincia di Udine ad acquisire le quote Exe dei privati e che, quattro anni dopo, convinse la Procura ad aprire un’inchiesta a carico dell’allora presidente di palazzo Belgrado, Marzio Strassoldo, e dell’allora presidente di Exe, Piero Mauro Zanin, per concorso in abuso d’ufficio.

Così ha deciso il Gup del tribunale di Udine, Paolo Milocco, al termine dell’udienza preliminare con la quale ha disposto il rinvio a giudizio di entrambi gli imputati. Strassoldo dovrà rispondere anche dell’ipotesi di abuso d’ufficio, in relazione all’assunzione extra dotazione organica, per un anno, a partire dal novembre 2006, dell’avvocato Marco Zucchi alla direzione dell’Area ambiente. Al centro dell’inchiesta, dunque, il presunto ingiusto vantaggio patrimoniale, stimato in non meno di 2 milioni di euro, che Strassoldo e Zanin avrebbero procurato alle società private già titolari delle azioni di Exe, nella misura del 44,74 per cento (Consorzio Udine ambiente srl, Consorzio acquaria srl, Ergon-Consorzio gestione ambiente srl, Eco ambiente srl), attraverso la cessione delle loro quote.

E, ancor più, come ha ribadito ieri in requisitoria il pm Annunziata Puglia, titolare dell’inchiesta, attraverso l’ulteriore impegno a riservare loro una parte (corrispondente alla partecipazione ceduta, cioè a quello stesso 44,74 per cento) delle volumetrie disponibili nella discarica di Trivignano Udinese a un prezzo pari a 49 euro a tonnellata, ritenuto dall’accusa «di gran lunga inferiore a quello di mercato» (pari a circa 75/80 euro a tonnellata).

«La questione – ha affermato Puglia – ruota attorno alla possibilità data a soggetti non operanti in provincia di smaltire i rifiuti, a un prezzo di favore, a Trivignano». Un’operazione, quella del passaggio delle quote, alla quale il pm ha legato l’entrata in scena di Zucchi, «avvenuta – ha detto – in violazione della Legge finanziaria che prevedeva il blocco del turn-over». Secondo la tesi accusatoria, a Zucchi sono stati attribuiti gli stessi compiti normalmente espletati nell’ambito dell’organizzazione provinciale.

Accuse contro le quali i difensori hanno ampiamente argomentato. Nel definire l’imputazione di ingiusto vantaggio «un’assurdità», il professor Marco Zanotti (foro di Bologna), che assiste Strassoldo, ha contestato all’accusa «di non aver chiarito alla stregua di quale norma un certo vantaggio fosse da ritenersi ingiusto».

Il collega Luca De Pauli, difensore di Zanin, ha invece insistito sull’estraneità del proprio assistito rispetto alla trattativa che ha portato alla sottoscrizione, il 29 ottobre 2004, del contratto preliminare. «L’operazione – ha osservato l’avvocato – venne eseguita direttamente dagli uffici della Provincia, che poi semplicemente invitarono il presidente di Exe alla firma». Zanin, in altre parole, «non ha fatto altro che dar corso
a un’operazione decisa non da lui, ma dalla proprietà, cioè dalla Provincia». In parallelo con il procedimento penale, del caso delle quote Exe si sta occupando anche la Procura della Corte dei conti, che ha accertato un danno all’erario pari a 705 mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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