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Visco, Roma riconosce il valore storico del lager

Il ministero per i Beni Culturali ha deciso di riconoscere il valore storico e culturale dell’ex lager di Visco dove, durante l’occupazione italiana della Slovenia, fu allestito un campo d’internamento per la popolazione civile deportata.

VISCO. Il ministero per i Beni e le Attività Culturali ha riconosciuto il valore storico e culturale della ex caserma Sbaiz, dove, durante l’occupazione italiana della Slovenia tra il 1942 e 1943, venne allestito un campo d’internamento per la popolazione civile. Molti intellettuali si erano interessati per la tutela del campo vischese, trasformato in caserma dell’esercito italiano dalla fine del secondo conflitto mondiale e dismessa nella seconda metà degli anni Novanta. Tra questi Boris Pahor, il quale diede eco, dalle pagine del Corriere della sera, al progetto di valorizzazione.

«Da notare che la decisione, arrivata a distanza di diversi anni dalle prime richieste di vincolo, è in netta controtendenza a quelli che erano gli auspici e le attese dell’attuale amministrazione comunale di Visco, che aveva invece ritenuto l’area priva di ogni valore storico» dice il consigliere regionale della Slovenska skupnost (Gruppo Pd) Igor Gabrovec, che già a fine 2008 ha portato all’attenzione dell’aula consiliare la preoccupazione di veder spazzata via un’importante traccia del travagliato passato della nostra regione.

«Se oggi possiamo parlare di valorizzazione storica e museale del campo di concentramento di Visco – prosegue Gabrovec - lo dobbiamo sopratutto alla caparbia e tenace insistenza del Ferruccio Tassin, che in tutti questi anni si è dedicato anima e corpo a sostenere la necessità di elevare i ruderi dell’ex caserma a monumento di valenza nazionale. Innumerevoli sono, infatti, i suoi interventi sulla stampa, il coinvolgimento di politici e intelettuali, i richiami alle autorità slovene e non da ultimo il pressing pressochè costante sull’amministrazione comunale di Visco».

L’europarlamentare Debora Serracchiani accompagnata dall’onorevole Ivano Strizzolo non era potuta entrare nella caserma ai primi di gennaio: era stata invitata alla manifestazione organizzata dall’Associazione Terre di Confine coordinata da Tassin, iniziativa che non aveva il nulla osta all’accesso nella struttura (di competenza dell’amministrazione comunale) per motivi di sicurezza. La Serracchiani aveva poi partecipato alla celebrazione della giornata della Memoria lo scorso 27 gennaio annunciando la sua disponibilità a reperire fondi europei a Bruxelles per la tutela dell’ex campo.

L’amministrazione comunale da parte sua precisa che il comitato scientifico del Ministero non ha identificato edifici degni di tutela definendo il valore della struttura strettamente legato alla memoria dei fatti che vi sono accaduti e riconoscendo che i manufatti non hanno valenza o pregio storico architettonico «Abbiamo preso atto di questo riconoscimento e non abbiamo, al momento ulteriori considerazioni – spiega il vicesindaco reggente Giuseppe Vetri - il vincolo è molto generico e nel documento si aupica un confronto con l’amministrazione comunale per definire un’area da tutelare».

L’amministrazione
comunale resta ferma sulla propria posizione: c’è la ferma intenzione di destinare a memoria una parte dei 120 mila metri quadrati della ex struttura militare e di utilizzare il rimanente per attività di diverso tipo comunque rispettose del vissuto del luogo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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