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Il dolore del nuovo compagno della vittima dell'uxoricidio

Interrogatorio in carcere per Salvatore Guadagno che domenica a Feletto ha strangolato la moglie Carmela Cerillo in un raptus causato dalla gelosia

UDINE. Distrutto. Prigioniero di un incubo. Incredulo. «Sommerso dal dolore. Hanno ucciso il sogno della mia vita. Cerchi di capire, non riesco a parlare. Non saprei cosa dire... Sto male, sto troppo male...». N.D., 34 anni – l’imprenditore di Castions di Strada che da oltre un anno aveva una relazione con Carmela Cerillo, 38 anni, strangolata dal marito nella loro abitazione di Feletto – si ferma. Un lungo respiro. Poi scuote la testa e aggiunge: «Mi devo fare forza, se non altro per i due ragazzi».

Già, i due ragazzi. I due “orfani” cui il padre ha chiuso con violenza le loro finestre spalancate sul futuro. I figli-vittime dell’ennesima tragedia familiare. Ieri, Annamaria, 18 anni, e P., 13, erano a Branco, ospiti nell’appartamento che l’imprenditore aveva affittato lo scorso mese di gennaio per essere più vicino a Carmela. Erano ormai di casa. Soprattutto Annamaria, che con l’imprenditore condivideva la passione per le due ruote. Ogni tanto lui, in sella alla sua Harley Davidson, accompagnava la ragazza, proprietaria di una piccola motocicletta, in qualche breve escursione.

Domenica scorsa, N.D. aveva fatto un gita a Bibione. Era rincasato verso le 19. Sul pianerottolo aveva incrociato il vicino di appartamento, Ivan. «Vado a dormire presto, sono distrutto», aveva detto. «Ma come, ti corichi come le galline»?, era stata la replica. Una pacca sulla spalla, qualche altra battuta e la «buonanotte». Pochi minuti dopo, N.D. era uscito dall’appartamento gridando: «Me l’hanno uccisa, me l’hanno uccisa...». Il vicino di casa ha pensato a un incidente stradale accaduto ad Annamaria. Sono bastate poche altre parole per capire la tragica verità.

N.D. è molto legato ai due ragazzi. Si era affezionato subito. E loro pure. Li aveva ospitati diverse volte in casa dove progettava il futuro assieme alla sua Carmela e ai suoi figli. Per loro aveva predisposto la camera con i letti a castello. E per la ragazza, che suona la batteria in una band, aveva trasformato la cantina in una stanza in cui Annamaria potesse ospitare gli amici. L’aveva dipinta color fuxia come aveva chiesto lei. E nel timore che i due ragazzi potessero soffrire per la mancanza di Masha, il loro adorato meticcio che sarebbe rimasto nella casa di Feletto con il papà, aveva “adottato” da poche settimane un cucciolo di cane lupo che Annamaria e P. avevano chiamato Temi. Ieri, P. ha raccontato ai giovani amici di Branco che Masha era morta la sera precedente, investita da un’auto.

Nell’appartamento di Branco i due ragazzi avevano dormito già diverse volte. Erano stati ospiti in quelle due settimane in cui la donna se n’era andata di casa con loro per raggiungere N.D. Poi, il 17 aprile, era arrivato il marito, Salvatore. Aveva caricato le valigie in auto ed era ripartito con la famiglia. Un rientro concordato, pare. Carmela sperava di arrivare a una separazione condivisa. Sperava che il marito comprendesse che la loro storia era arrivata da tempo al traguardo e che costringerla a una convivenza senza più affetto non avrebbe avuto senso. Una settimana di discussioni. Inutili. Poi, l’orribile epilogo.

Salvatore era roso dalla gelosia. Giorno dopo giorno era diventata un’ossessione. Non si rassegnava a quella relazione extraconiugale di Carmela. A Branco lo vedevano spesso a bordo della sua auto mentre girava dalle parti dell’abitazione di N.D. per capire se sua moglie fosse lì. Controlli. “Pedinamenti” inutili, dolorosi, che di certo sortivano l’effetto contrario. Carmela aveva paura. Aveva segnalato la situazione alle forze dell’ordine, ma pare senza denunciare il marito. Anche N.D. aveva paura. Era preoccupato soprattutto per lei. Ma mai avrebbe immaginato...

«Siamo distrutti. Tre famiglie distrutte. Da tre giorni vado avanti a sigarette e caffè. Nessuno di noi ha voglia di mangiare. Nessuno di noi riesce a dormire», dice con un filo di voce, dopo aver ingurgitato l’ennesima dose di caffeina nel bar Al Cavallino, di Feletto, il cognato
di Salvatore che ha sposato Carmelina e che vive con i genitori della moglie nell’appartamento attiguo a quello dove è stata consumata la tragedia. Famiglie contro, pare. Dolore che si aggiunge a dolore.

(Ha collaborato Stefano Felcher)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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