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Udine. Disabile condannato: aveva bloccato un bus sul quale non riusciva a salire

Per circa venti minuti non fece ripartire il mezzo della linea 9 davanti alla stazione. L'avvocato difensore: non è un servizio di pubblica utilità quello che non è usufruibile da tutti

UDINE. Nel 2005, a Udine, non c’erano autobus cittadini che potessero far salire i disabili in carrozzella. Lo sa bene il 48enne romano Paolo Dagostino che ieri è stato condannato a 380 euro di multa (in sostituzione di 10 giorni di reclusione) perché ritenuto colpevole di interruzione di pubblico servizio.

Poco dopo mezzogiorno dell’11 febbraio 2005 quand’era a Udine, di fronte alla stazione ferroviaria, stanco di aspettare un autobus sul quale potesse salire per andare in fiera a Torreano di Martignacco, l’uomo si era aggrappato con una mano alla sbarra centrale della porta anteriore, rimanendovi per oltre venti minuti nonostante le spiegazioni fornitegli prima dal conducente e poi dai controllori della Saf.

Finiva così imputato per interruzione di un servizio di pubblica necessità anche perché per dissuaderlo dalla sua presa energica alla sbarra dell’autobus erano dovuti anche intervenire i vigili urbani.

Ieri la vicenda è approdata davanti al giudice monocratico onorario del tribunale Gabriella Coslovich. L’uomo non era presente. Dopo aver sentito le testimonianze del conducente del bus della linea numero 9, dell’addetto della Saf e dell’agente municipale – che hanno confermato la disabilità dell’uomo in carrozzella perché senza una gamba – è cominciata la discussione finale del processo che ha “toccato” anche l’aspetto sociale del problema.

Ed è per questo che lo stesso pubblico ministero onorario Giovanna Schirra aveva chiesto sì la condanna, ma con il riconoscimento delle attenuanti generiche in primis, ma anche dell’attenuante prevista per aver agito in stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto altrui.

Da parte sua l’avvocato Elisa Marta Mereu, difensore dell’imputato, aveva invece chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste», sostenendo come non si potesse parlare d’un servizio di pubblica utilità interrotto quello di un autobus che non offriva un servizio usufruibile da tutti.
Sia il Pm Schirra sia l’avvocato Mereu hanno dunque affrontato la questione “anti-sociale” del problema e il difensore ha parlato d’un comportamento giustificabile pur in presenza di un reato che comunque, seppure per una ventina di minuti, era stato commesso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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