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Escort uccise dal serial killer
Rose bianche per l’addio a Diana

In Romania i

funerali di Diana Alexiu, la ventiquatrenne uccisa il 20 maggio, a San Vito al Torre, dalla furia omicida di Ramon Berloso. Berloso, che mercoledì notte ha tentato di uccidersi impiccandosi nella cella d’isolamento, è in coma profondo nella Clinica di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Udine
Un grosso mazzo di rose bianche sopra la bara e un vero e proprio tappeto con altre 200 rose non meno candide sulla tomba: è così, con un profluvio di fiori, che la famiglia e i tanti amici che Diana Alexiu aveva lasciato in Romania, prima di trasferirsi in Italia, hanno voluto salutare la 24nne uccisa il 20 maggio, a San Vito al Torre, dalla furia omicida di Ramon Berloso. Il funerale della ragazza, che per mestiere faceva la escort e che, all’appuntamento con il killer, era arrivata da Desenzano del Garda, dove abitava, a bordo della propria BmwX5, è stato celebrato ieri pomeriggio, a Costanta, secondo il rito cristiano ortodosso praticato nel Paese.

Attorno alla bara, imbarcata mercoledì, su un volo che da Venezia l’ha portata prima a Roma Fiumicino e poi, da lì, a Bucarest, c’erano i genitori, il fratello e il nonno di Diana. Oltre agli amici più cari, tra cui Gabriel, che insieme al fratello Virgil, di soli 22 anni, a fine giugno, aveva partecipato alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, per denunciare la scomparsa di Diana e lanciare un appello a chiunque avesse notizie sulla ragazza. «Le rose bianche erano il suo fiore preferito», ci ha raccontato uno degli amici presenti al funerale, lo stesso che la settimana scorsa era arrivato a Udine con Virgil e Gabriel, nelle vesti di “traduttore”, per incontrare l’avvocato nominato dalla famiglia Alexiu, Maria Cristina Clementi, e sbrigare le pratiche per il rimpatrio della salma. «Dopo la messa – continua –, ci siamo spostati nel più grande dei tre cimiteri di Costanta per darle sepoltura e inondarla con altre 200 rose». Nei mesi prossimi, comunque, Virgil e i suoi amici torneranno nuovamente in Friuli. «Non sappiamo ancora quando – conclude l’amico –, perchè tutto dipende dalle indagini. Quel che è certo è che il fratello dovrà andare a riprendersi la macchina, il cellulare e gli altri effetti personali di Diana».

Quanto alle condizioni di Berloso, che mercoledì notte ha tentato di uccidersi, impiccandosi nella cella d’isolamento in cui si trova rinchiuso dal 20 luglio, l’amico preferisce non commentare. «Abbiamo appreso la notizia dai giornali – dice – e siamo stati poi tenuti aggiornati dall’avvocato. Cosa ne pensa Virgil? Non saprei: è un ragazzo giovane, molto confuso e di poche parole». Già, proprio come aveva dimostrato quando lo avevamo incontrato a Udine e, del killer, si era limitato a dire: «Sarà Dio, che tutto decide, a giudicare». Intanto, la vita del 35enne goriziano reo confesso dell’omicidio di Diana e, l’11 marzo, di Ilenia Vecchiato, resta appesa a un filo. Ricoverato nella Clinica di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Udine, Berloso si trova da venerdì in uno stato di coma profondo, condizione che potrebbe evolvere nella morte cerebrale (da
cui l’ipotesi dell’espianto degli organi, previa assenso della madre Gloria), oppure stabilizzarsi in una forma di stato vegetativo. Ieri, stando alle poche notizie filtrate dall’ospedale, le sue condizioni non presentavano sostanziali novità: disperate, ma stabili. (l.d.f.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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