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Ricercatrice friulana bloccata nel Kashmir a 4 mila metri

Frane e monsoni impediscono a Desiree De Antoni di lasciare

un villaggio isolato. Ingegnere civile dell’università di Udine, è impegnata in un progetto di salvaguardia dell’architettura buddista. In un messaggio alla famiglia racconta: "Sto bene, ma non posso muovermi perché sono crollati i ponti". Per salire sull’elicottero dei soccorritori bisogna pagare
Una ricercatrice friulana è bloccata nel Kashmir indiano devastato dalle piogge monsoniche. Desiree De Antoni, 28 anni, di San Vito di Fagagna, laureata in Ingegneria civile e dottoranda dell’università di Udine, è “intrappolata” a Kanji, un villaggio a 4 mila metri di altezza dove si trova per motivi di studio. I sette ponti che collegano Kanji a Leh sono crollati e la studiosa attende con ansia che un elicottero militare la riporti a valle.

L’ingegner De Antoni, figlia del primario di Urologia dell’ospedale di Gemona, è partita per Delhi lo scorso 24 luglio per seguire un progetto umanitario promosso dall’Achi, l’associazione svizzera no-profit che per conto dell’Unesco si occupa della conservazione delle architetture di terra. Atterrata a Delhi, la giovane ricercatrice si è unita a un gruppo di studiosi europei per proseguire per Leh e da qui, lungo una mulattiera percorribile solo con i fuoristrada, salire a Kanji. Un villaggio privo di energia elettrica da dove non è possibile comunicare né via telefono, né on-line. Tant’è che la giovane quando ha salutato i familiari si era ripromessa di chiamarli domenica scorsa, giorno in cui, dopo aver ultimato la missione, avrebbe dovuto scendere a Leh per rientrare in Italia domani.

In effetti domenica ha chiamato la famiglia che era già in ansia perché non sapeva dove si trovava Desiree quando il monsone ha colpito la regione di Leh, ma per dire «sono bloccata a Kanji, i sette ponti che collegano il villaggio alla valle sono stati spazzati dalla furia delle acque». E così Desiree è bloccata in quel villaggio tra le montagne tibetane avvolte dalla spiritualità dei templi buddisti. Solo un elicottero militare può riportare la giovane ricercatrice a Leh, ma da quanto ha potuto apprendere la famiglia non è escluso che per salire su quell’elicottero sia necessario disporre di una certa cifra in contanti. Denaro che forse Desiree non ha a disposizione.

«Abbiamo vissuto ore di grande apprensione – riferisce la zia Nerina Fabbro – non sapendo se Desiree fosse scesa a Leh. Ieri (domenica ndr), verso le 13, con un telefono satellitare di una persona che era con lei, è riuscita a contattare la madre per dirle che sta bene. Anche se le piogge si sono attenuate lei è bloccata a Kanji. Non è scesa dal villaggio perché i sette ponti che avrebbe dovuto percorrere sono saltati».

A questo punto i familiari sono in stretto contatto con l’ambasciata italiana a Delhi e la Farnesina: «Stiamo attendendo che i soccorsi indiani vadano a prenderla» ripete la zia nell’evidenziare,
però, che «l’ambasciata ha lasciato intendere che Desiree potrebbe trovarsi costretta ad affrontare un problema economico perché per farla salire sull’elicottero potrebbero chiederle denaro contante».

(ha collaborato Giorgio Micoli)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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