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Mobilitazione per salvare la ricercatrice friulana bloccata nel Kashmir alluvionato

Desiree De Antoni è ancora bloccata nel Kashmir flagellato dai monsoni e dalle alluvioni. Ambasciate all’opera per organizzare il rientro dal villaggio di Kanji della spedizione internazionale

Sta bene la ricercatrice dell’università di Udine bloccata a 4 mila metri nel Kashmir indiano distrutto dalle piogge monsoniche. Domani, giovedì, Desiree De Antoni dovrebbe iniziare la discesa dal villaggio di Kanji, dove si trova per motivi di studio, per arrivare a Leh. Il gruppo di ricerca, del quale fa parte anche l’ingegnere edile di San Vito di Fagagna, percorrerà il percorso a piedi scortato dall’esercito indiano che in queste ore sta ripristinando la viabilità nella zona. Da Leh, la giovane raggiungerà Delhi e quindi l’Italia. Ieri Desiree ha nuovamente parlato con la madre, Mara Fabbro, che è costantemente in contatto con l’ambasciata italiana in India. Ambasciata che, assieme a quelle degli altri paesi europei coinvolti, ha avanzato una richiesta formale di soccorso al governo indiano per il gruppo di ricerca Achi, l’associazione no-profit svizzera che ha organizzato la missione.

Quella di ieri è stata una giornata determinante per mettere a punto il complesso piano di rientro dell’ingegnere civile De Antoni, la ventottenne di San Vito di Fagagna rimasta “intrappolata” nelle montagne tibetane dove si trova dal 24 luglio per studiare i templi monastici buddisti in terra. Una zona completamente distrutta dal maltempo dove le vie di comunicazione sono state spazzate dall’acqua. Un torrente in piena (come riferiamo nell’altro fascicolo del giornale) ha travolto anche un gruppo di studenti piemontesi, uno dei quali, Riccardo Ponton, è morto e il suo corpo non è ancora stato recuperato.
Di fronte a queste notizie drammatiche, anche quella di ieri quindi è stata una giornata segnata dalla preoccupazione per la famiglia De Antoni. Almeno fino a metà pomeriggio quando la madre, grazie a un telefono satellitare prestato alla giovane da una guida alpina valdostana, è riuscita a parlare con lei. «Desiree sta bene, è serena – racconta la signora –, ma è solo stufa di stare lassù senza far niente». Desiree ha nuovamente rassicurato la madre sul fatto che non c’è alcun componente del gruppo ferito e che ha scorte di cibo a sufficienza per stazionare in quel luogo ancora qualche giorno. «Se tutto va bene – continua Mara Fabbro – il gruppo lascerà Kanji tra due giorni, molto probabilmente giovedì. Scenderà a piedi scortato dall’esercito indiano che in queste ore sta ripristinando i collegamenti nella zona».

Difficile stimare la durata della discesa, certo è che, se non sopraggiungeranno inconvenienti, la giovane ricercatrice in settimana potrebbe far ritorno a casa. Il condizionale è d’obbligo perché, al momento, nessuno è in grado di stabilire in quanto tempo i militari riusciranno a ripristinare la strada che collega Kanji a Leh visto che i sette ponti sono tutti crollati.

Il piano dei soccorsi è stato confermato alla madre da una funzionaria dell’ambasciata italiana in India dopo aver accertato che il gruppo dei ricercatori non corre alcun pericolo e che le condizioni meteorologiche vertono al meglio. In questo modo viene meno l’ipotesi del recupero dei ricercatori con un elicottero
sollecitato, ieri mattina, dalle ambasciate europee al governo indiano. Gli ambasciatori italiano, tedesco e francese, infatti, avevano chiesto al governo indiano di organizzare un soccorso specifico solo per i ricercatore europei bloccati a Kanji.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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