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Da risolvere il giallo dei cartelli nell’incidente di Casarotto

Continuano le indagini sull’incidente che ha ridotto in fin di vita il ciclista Thomas Casarotto. I carabinieri di Tolmezzo nella zona dell’incidente non hanno rinvenuto i cartelli di segnalazione dell’evento sportivo.

UDINE. «Nessuna novità, situazione stabile, disperata». Il dottor De Monte, primario di terapia intensiva all’ospedale di Udine chiude idealmente così un’altra giornata straziante per i familiari, amici, per il mondo del ciclismo, da venerdì in pena per la sorte di Thomas Casarotto, il 19enne schiantatosi venerdì al Giro del Friuli contro un Suv, che era entrato sul percorso. Si attende ormai solo l’irreparabile. È la cruda realtà dei fatti.

I familiari della sfortunata giovane promessa del ciclismo italiano sono aggrappati a quel flebile flusso di sangue che lotta per arrivare al cervello, peraltro irreparabilmente danneggiato dalle lesioni riportate nel violentissimo impatto con l’auto e drammaticamente evidenziate dalla Tac. «Il fisico di Thomas è forte, lui è un leone - ha detto ieri sera il direttore sportivo dell’atleta, Roberto Zoccarato prima di tornare in ospedale - lui cerca in tutti i modi di vivere. Dobbiamo sperare in un miracolo».

Come continua a fare Ania, la sorella di Thomas, che di miracolo parla su Facebook con una frase ad effetto copiata anche sulla pagina del fratello. Finchè ci sarà la vita di quel sangue che risale le macchine non saranno staccate, non si darà il via all’iter, già autorizzato dai familiari, al trapianto degli organi. Oggi nuovo consulto con i medici.

Intanto a cinque giorni dall’incidente proseguono le indagini dei carabinieri della Compagnia di Tolmezzo, guidati dal capitano Mauro Bonometti e coordinate dal pm di Tolmezzo, Luca Olivotto. Dopo aver sentito alcune delle persone coinvolte nel sinistro, su tutti l’autista del Suv Roberto Russi, subito indagato per lesioni personali colpose, e sequestrato l’auto e la bici del giovane, ieri il magistrato ha affidato all’ingegner Giuseppe Monfreda di Codroipo il compito di ricostruire con esattezza la dinamica dello scontro, avvenuto all’altezza di una curva sulla strada regionale della val Pesarina, poco dopo l’abitato di Pesariis, quando il gruppetto di Casarotto e altri due ciclisti viaggiava in discesa a una velocità stimata tra i 70 e gli 80 km/h.

Al momento nel fascicolo aperto dal magistrato c’è solo il nome di un indagato, anche se la lista potrebbe allungarsi perchè i carabinieri della Compagnia di Tolmezzo, nel corso di immediate verifiche avviate nella zona dell’incidente, non hanno rinvenuto i cartelli di segnalazione dell’evento sportivo che l’organizzazione dello stesso deve posizionare per garantire la sicurezza degli atleti, ma anche dei cittadini. A parlare di «assenza di cartelli se si eccettuano le frecce per indicare agli atleti la direzione da prendere» era stato il giorno dopo l’incidente già il sindaco di Prato Carnico, Omar D’Agaro. Non è escluso, quindi, che lo stesso primo cittadino del paese carnico venga sentito dagli inquirenti assieme al patron del Giro del Friuli Under 23, Giovanni Cappanera, già sentito dopo l’incidente e in costante contatto con i dirigenti dell’Uc Genarali Arcobaleno, la squadra di Thomas Casarotto.

Un ragazzo per cui è in ansia tutto il mondo del ciclismo. Ieri, dopo le parole di incoraggiamento di Vincenzo Nibali dalla Vuelta España, è toccato a Davide Cassani, ex ciclista e popolare commentatore tv, inviare parole di vicinanza e di conforto ai familiari di Casarotto. «Quando l’ho saputo sono rimasto di sasso - ha detto la “voce” del ciclismo - rischiare di morire per la propria passione è tremendo. E poi
in quel modo. Ai familiari di Thomas mando un grande abbraccio. Gli sia di conforto, anche se non è facile, pensare che Thomas sta lottando per la vita per un incidente avuto mentre cercava di coronare la sua passione: diventare un corridore professionista».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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