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Casarotto non ce l’ha fatta: donati gli organi del ciclista

Thomas Casarotto se n’è andato ieri sera, ma il suo cuore non ha smesso di battere

e ora servirà a salvare la vita a un’altra persona. Il collegio dei medici di rianimazione ha deciso di staccare le macchine che da venerdì pomeriggio tenevano in vita a Udine il ciclista 19enne scontratosi contro un Suv entrato nel percorso della terza tappa del Giro del Friuli dilettanti.
UDINE. Thomas Casarotto se n’è andato ieri sera, ma il suo cuore non ha smesso di battere, ora servirà a salvare la vita ad un’altra persona. A questo si devono aggrappare i genitori, i parenti e tutto il mondo del ciclismo per superare il dramma che stanno vivendo. Ieri pomeriggio il collegio dei medici ha infatti deciso di staccare le macchine, che da venerdì pomeriggio tenevano in vita a Udine il 19enne scontratosi contro un Suv entrato nel percorso della terza tappa del Giro del Friuli dilettanti.

Devastanti i danni riportati al cervello dal giovane corridore nell’impatto contro l’auto. I medici del reparto di Terapia intensiva uno del Santa Maria della Misericordia hanno fatto di tutto per strapparlo alla morte, l’hanno tenuto in vita con i macchinari per cinque giorni sperando che la forte fibra del giovane avesse la meglio e che quel piccolo flusso di sangue continuasse a raggiungere il cervello.

Ma il quadro clinico non è variato dopo il ricovero. Ieri, quindi, dopo che i genitori del 19enne ciclista dell’Uc Generali Arcobaleno già domenica si erano detti disponibili al consenso all’espianto degli organi, i sanitari hanno avuto con i parenti del ragazzo un altro consulto. Poi, poco dopo mezzogiorno, dall’ospedale è partita la telefonata al sostituto procuratore di Tolmezzo, Luca Olivotto, che coordina l’inchiesta sull’incidente di venerdì pomeriggio, nella quale si annunciava l’avvio del periodo di osservazione di sei ore previsto prima del distacco dei macchinari.

Un triste protocollo cui hanno assistito, disperati, i genitori e i parenti dello sfortunato ciclista, convinti però che il gesto di altruismo da loro deciso possa aiutare a vivere almeno quattro persone. I medici infatti durante la notte hanno prelevato oltre al cuore anche i reni, il fegato e il pancreas.

Nelle prossime ore gli organi porteranno la vita in giro per l’Italia e un po’ della dirompente voglia di vivere di Thomas, quella voglia di vivere che lo faceva un ciclista e un ragazzo apprezzato in tutto l’ambiente delle due ruote, sarà donata a quattro malati.

Nella serata di ieri la notizia del decesso del giovane ciclista ha cominciato a diffondersi ed è stata un pugno nello stomaco per il mondo delle due ruote mobilitatosi letteralmente per Thomas Casarotto sin dalle ore successive all’incidente. “Thomas non mollare ti stiamo aspettando”, “Forza Thomas”. E ancora “Non mollare, in questa salita siamo tutti con te”, “La gara non è finita, non mollare, siamo con te”: questi soltanto alcuni delle centinaia di messaggi lasciati sulla bacheca Facebook del corridore. Messaggi che hanno “scandito” l’agonia del giovane in questi giorni, ma hanno anche confortato i familiari precipitatisi da Schio, paese d’origine del ragazzo, venerdì pomeriggio non appena saputo dell’incidente.

«È una notizia terribile - ha subito commentato il sindaco di Prato Carnico, Omar D’Agaro - speravo tanto e pregavo che potesse farcela. Andrò Schio ai funerali del ragazzo». In una frazione di Prato Carnico, a Pesariis, in una maledetta curva, venerdì pomeriggio Thomas Casarotto si era scontrato con un Suv condotto da un 64enne di Monfalcone, che era entrato nel percorso di gara senza accorgersi dell’arrivo degli atleti. Si giustificherà dicendo che non sapeva dell’evento sportivo.

Il 19enne vicentino viaggiava in testa a un gruppetto di tre corridori. Lui ha preso la curva sulla sinistra, convinto ovviamente che la strada fosse chiusa al traffico, gli altri due corridori sono rimasti invece al centro della strada riuscendo a evitare l’impatto. Poi i soccorsi, il volo in ospedale, i disperati tentativi dei medici e il tragico epilogo di ieri sera.

«Thomas non sia dimenticato» ha detto
il presidente della squadra Mauro Flora. Era ritornato dalla Terra Santa proprio per ammirare i suoi corridori al Giro del Friuli. Dovrà accompagnare in cimitero una promessa del ciclismo, che però ha fatto in tempo a donare la vita ad altre quattro persone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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