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Il nuovo stadio di Udine porterà il suo nome?

Addio al friulano Enzo Bearzot, ct campione del Mondiale 1982

Nato ad Aiello, aveva 83 anni

UDINE. È morto a Milano Enzo Bearzot. Nato ad Aiello del Friuli il 26 settembre 1927,  è stato un buon centrocampista negli anni '50, in una carriera a lungo contrassegnata dalla sua militanza nel Torino. Ma è  come ct della nazionale che ha raggiunto i maggiori risultati ed è entrato nell'immaginario collettivo.

Enzo Bearzot era gravemente malato da diversi anni. Aveva avuto anche un intervento chirurgico nel 2004 e recentemente le sue condizioni di salute erano peggiorate. Viveva con la moglie Luisa da cui ha avuto i figli Glauco e Cinzia. È scomparso nel giorno dell'anniversario della morte di Vittorio Pozzo, l'altro grande tecnico bicampione del mondo.


Dal 1975 al 1986 ha diretto la nazionale conquistando il quarto posto ai mondiali del 1978, Il suo capolavoro è stato ai mondiali del 1982 vinti con un crescendo entusiasmante, dalle polemiche della prima fase all'escalation con i gol di Paolo Rossi, l'eliminazione di Argentina e Brasile, fino alla finale vinta di fronte al presidente Pertini a Madrid con il 3-1 alla Germania.

Il “vecio”, così lo chiamavano, aveva cominciato la sua carriera da calciatore nella squadra della sua città. Giocava da mediano o da difensore e nel 1946 si trasferì alla Pro Gorizia, in serie B, per poi passare in serie A nell'Inter, tre anni in B nel Catania e di nuovo in A nel Torino.

Una presenza anche in Nazionale che poi diventerà la sua casa nella carriera da allenatore che iniziò nel 1964, sulla panchina del Torino prima come preparatore dei portieri e poi da assistente del grande Nereo Rocco, poi di Fabbri. Nella stagione 1968-1969, divenne allenatore del Prato (in serie C).

Poi l'ingresso in Federazione, prima come allenatore delle giovanili (under 23 all'epoca) ma ben presto venne promosso ad assistente di Valcareggi nella Nazionale maggiore e quindi a vice del suo successore, Fulvio Bernardini. Nel 1975, dopo i mondiali di Germania Ovest del 1974, fu nominato commissario tecnico (condivise la panchina con Fulvio Bernardini fino al 1977), fallendo le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 1976.

Il riscatto arrivò con la qualificazione ai Mondiali del 1978. La sua Italia, in Argentina, giocò un grande calcio, divertì e chiuse al quarto posto con una squadra piena di giovani (lanciò Antonio Cabrini e Paolo Rossi) e di scommesse che Bearzot vincerà.

Benissimo anche agli Europei del 1980, la sua Italia era ormai una grande squadra, ma ai Mondiali del 1982 non si presentò da favorita e iniziò malissimo la sua avventura, con tre pareggi in altrettante partite e con avversari come Polonia, Perù e Camerun, non certo grandi potenze del calcio mondiali. La sua Italia, che intanto si era chiusa nel silenzio stampa, decollò battendo l'Argentina di Maradona e il Brasile di Zico. Ci fu l'esplosione di “Pablito” Rossi che deciderà anche la semifinale con la Polonia; poi in finale gli azzurri piegheranno la Germania con un netto 3-1 (in gol Rossi, Tardelli e Altobelli), laureandosi campioni del
mondo.

Dopo il Mondiale vinto, non riuscì a qualificarsi all'Europeo del 1984, dimettendosi dopo il deludente Campionato mondiale di calcio, in Messico nel 1986, nonostante avesse un contratto fino al 1990. Detiene il record di panchine azzurre: 104, davanti alle 97 di Vittorio Pozzo.

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