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Un altro alpino dell’8° di stanza a Cividale ucciso in Afghanistan

Il caporalmaggiore sardo Luca Sanna prestava servizio a Venzone. Sposato da 4 mesi, viveva a Micottis di Lusevera

ROMA. Indossava la divisa dell’esercito afgano, l’uomo che ieri ha ucciso un soldato italiano di 32 anni e ha ferito gravemente un altro alpino nella zona di Bala Murghab, nell’ovest dell’Afghanistan. Sposato da appena quattro mesi, il caporalmaggiore Luca Sanna, dell’8º reggimento alpini, era partito da Venzone a poche settimane dal matrimonio assieme al suo plotone fucilieri della brigata Julia.

E alla moglie Daniela aveva lasciato una promessa: «Quando torno, a marzo, facciamo un viaggio di nozze splendido». Originario di Samugheo (Oristano), risiedeva a Micottis di Lusevera in provincia di Udine e, militare esperto, era alla sua seconda missione in Afghanistan.

La sparatoria che si è portato via la sua giovane vita è avvenuta alle 12.05 (ora italiana) nell’avamposto Highlander, controllato all’interno dai militari italiani e all’esterno da quelli afghani. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sono due le ipotesi: o si è trattato di un terrorista travestito per l’occasione da soldato oppure, «meno probabile», di un infiltrato nell’esercito afghano, arruolatosi proprio per compiere azioni di questo tipo. «In ogni caso - ha spiegato La Russa - non si può chiamarlo fuoco amico. Era nemico, mascherato con una divisa afghana e con l’aria di una persona di cui ci si può fidare».

Si è avvicinato all’ingresso della base con fare amichevole e ha mostrato il suo fucile apparentemente inceppato. Quando i due alpini sono stati vicini, ha aperto il fuoco colpendo Sanna alla testa e il caporale Luca Barisonzi al collo e al torace. Poi è fuggito. Le condizioni di Sanna sono subito apparse disperate mentre quelle dell’altro alpino, inzialmente date per buone, si sono aggravate con il passare delle ore.

Ricoverato ad Herat, gli è stata riscontrata una lesione midollare e in serata si attendeva il suo trasferimento all’ospedale militare americano di Kandahar per un intervento neurochirurgico.

La procura di Roma ha subito aperto un’inchiesta e le ipotesi di reato al vaglio sono al momento due: omicidio o attentato con finalità di terrorismo. Intanto il ministro della Difesa, che questo pomeriggio riferirà in Parlamento, ha ieri convocato un vertice con i capi di Stato maggiore della Difesa e dell’Esercito e il comandante del Comando operativo interforze per fare il punto sulla tragedia e sulla sicurezza dei nostri soldati.

Da qualche tempo la nuova minaccia per i militari italiani è rappresentata non tanto dagli ordigni quanto dagli scontri a fuoco come quello di ieri o quello in cui il 31 dicembre è stato ucciso Matteo Miotto. «Stiamo studiando - ha assicurato La Russa - ogni misura che possa incrementare la sicurezza dei nostri soldati sotto attacco perchè per la prima volta non siamo più solo dentro le basi fortificate ma miriamo a controllare il territorio, il che significa avere avamposti di pochi metri facilmente
soggetti ad attacchi». E gli insorti, ha spiegato ancora, «nel momento in cui gli sottrai il controllo del territorio, come un lupo ferito cercano di azzannare».

La salma di Sanna arriverà in Italia domani. Venerdì i funerali di Stato a Roma. Poi il ritorno a casa, in Sardegna.

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