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Friuli. L’addio a Sanna: «Generoso alpino della Julia»

Folla per il rito di suffragio alle Grazie di Udine. Il presidente Renzo Tondo: «Guerra terribile, ma non ci sono alternative». Don Meloni:«Con il Friuli Luca aveva un rapporto vero e sincero»

Il silenzio. La commozione. Il cordoglio. La solidarietà. E adesso anche la paura. La paura per le penne nere. La paura cioè che l’Afghanistan stia diventando giorno dopo giorno una trappola mortale. La paura dell’escalation di altre imboscate, di altri blitz, di altri attentati, di altri cecchini. Il terrore, quello che si respirava ieri in chiesa, alle Grazie, di dover piangere altri Luca Sanna.

Ai piedi dell’altare dentro il santuario che si affaccia in piazza Primo maggio c’è un grande mazzo di rose rosse. Sul bianco della fascia tricolore la scritta «Sarai sempre nei nostri cuori. Il comandante e l’8 Reggimento alpini». Dietro l’altare otto cappellani militari e l’officiante: don Giuliano Meloni, caposervizio spirituale inter-forze del Comando regionale della Guardia di finanza. Sotto, la basilica gremita: tanta gente, autorità (tra gli altri gli eurodeputati Collino e Serracchiani, i parlamentari Pegorer e Pertoldi, il presidente della Regione, Tondo, il presidente della Provincia, Fontanini, il presidente del consiglio regionale, Franz, il vicesindaco di Udine, Martines, il prefetto Salemme, molti sindaci friulani), rappresentanti di associazioni combattentistiche e d’arma, gli alpini di leva e moltissimi udinesi.

«Gesù ci ha insegnato il comandamento della carità, dell’amore anche verso i nemici - ha detto don Meloni nell’omelia -, un amore che ha guidato Luca nel rapporto con il suo prossimo, che purtroppo poi si è rivelato assassino». Poi, il ricordo di Luca Sanna, il caporal maggiore alla sua terza missione in Afghanistan, giovane militare sardo che aveva scelto di vivere a Micottis di Lusevera con la moglie. «Un giovane entusiasta, solare, che sapeva ascoltare e voler bene a tutti, animato da grande senso del dovere e forte anelito alla pace. Luca era sempre vicino alle esigenze della popolazione nella terra in cui prestava il suo servizio – ha proseguito il sacerdote – e, benchè le sue origini fossero in Sardegna, il suo legame con il Friuli è sempre stato vivo, dinamico, sincero. Un riflesso - ha aggiunto il sacerdote - dell'educazione umana e cristiana ricevuta in famiglia e alimentata dal suo lavoro e dalla sua vita nella Julia».

Da questa basilica – ha chiosato don Meloni – vada il nostro abbraccio a sua moglie Daniela, alla mamma Rita, al papà Antonio, ai fratelli di Luca, Giuseppe e Dario, a sua sorella Patrizia, ai suoi familiari e a tutti i colleghi che si trovano qui in Friuli, ma anche nel resto dell’Italia e in zone teatro di operazioni militari.

Don Meloni ha portato anche il cordoglio dell’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, il quale ha invocato, tra l’altro, «per la sposa, i genitori e i parenti una particolare grazia divina di consolazione che li sostenga in questo lutto tanto improvviso quanto durissimo da vivere».

Dopo la preghiera dell’alpino, è intervenuto il tenente colonnello Valerio Olivier, a nome dei vertici della Julia. «Luca era un caporalmaggiore scelto - ha detto - ma la sua preparazione purtroppo non è servita contro la subdola azione di cui è rimasto vittima. Luca rimane un esempio di spirito di sacrificio. Continueremo comunque a operare con serenità e fiducia come ha sempre fatto la Julia».

Al termine della messa, il presidente della Regione, Renzo Tondo, ha sottolineato che a suo avviso non esistono alternative in questo momento e che l’impegno del contingente debba continuare. «Gli alpini stanno dando il massimo e noi siamo orgogliosi di quello che stanno facendo - ha proseguito Tondo -. Siamo vicini anche agli amici sardi che hanno perso un loro giovane. È un segno dell’impegno dell’Italia per la pace nel mondo».
v Sull’opportunità di proseguire la missione in Afghanistan, Tondo ha aggiunto: «Mi è
stato riferito che ci sono stati 500 kamikaze che sono rientrati da tutto il mondo per intervenire nelle zone di guerra. Non c’è mai la controprova se questa guerra sia giusta o sbagliata - ha concluso il presidente del Fvg – ma io penso che non ci siano alternative».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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