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La Julia al tempio di Cargnacco, rullio di tamburi per l’alpino Sanna

A Cargnacco il ricordo di Nikolajewka occasione per l’omaggio al caduto in Afghanistan

UDINE. In Friuli non si è spenta la commozione per la morte di Luca Sanna, 32 anni, il caporalmaggiore dell’Ottavo reggimento della Julia ucciso martedì scorso a Bala Murghab da un infiltrato nell’esercito afgano. Ieri il soldato, sardo di origine ma friulano d’adozione, è stato ricordato durante la cerimonia a Cargnacco per il 68esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka con il rullo di tamburi della fanfara della Julia in lutto. Letta dal pulpito del tempio anche una lettera di Matteo Miotto, l’alpino veneto morto il 31 dicembre. A Lusevera, paese dove il militare aveva deciso di abitare con la moglie, tutto il paese si è riunito in chiesa per salutarlo. E allo stadio Friuli, prima del big-match Udinese-Inter, uno spettatore ha suonato il Silenzio fuori ordinanza con una tromba e in tantissimi hanno urlato il nome “Luca, Luca” ed esposto uno striscione in onore dei caduti per la pace.

Per il 68° anniversario della battaglia di Nikolajewka, celebrato a Cargnacco per iniziativa della sezione Ana di Udine, la fanfara della Julia non ha suonato le marce tradizionali, ma ha solo fatto rullare i tamburi in segno di lutto. Infatti l’omaggio per il sacrificio degli alpini e degli altri reparti combattenti in Russia, con l’omaggio floreale ai 12 cippi nella piazza antistante il tempio, si è unito, negli interventi delle autorità, al dolore per la morte del caporalmaggiore Luca Sanna in Afghanistan e degli altri 5 alpini della Julia caduti nella stessa missione di pace negli ultimi mesi.

I loro nomi sono stati scanditi dal presidente della sezione Ana di Udine Dante Soravito de Franceschi, che ha inoltre letto una lettera del caporalmaggiore Matteo Miotto, ucciso il 31 dicembre scorso, quasi un testamento spirituale: vi si descrive lo stato d’animo dei soldati mentre il Lince («ogni metro potrebbe essere l’ultimo») si avvicina a un villaggio, dove sono accolti da un nugolo di bambini affamati, mentre adulti precocemente invecchiati attendono dentro capanne di fango. «Ben diversa – ha detto de Franceschi – la situazione di quanti furono mandati in Russia al macello, per sete di potere del regime, male armati e peggio equipaggiati. La presenza in terra afghana dei nostri soldati, perfettamente addestrati, si basa su un accordo internazionale per risollevare le popolazioni da condizioni subumane, costruendo strade, pozzi, scuole e ospedali, nell’intento di affrancarle dai prepotenti signori della guerra».

Un sottile filo conduttore lega il sacrificio eroico dei combattenti nelle steppe russe e di quelli in servizio sulle brulle alture afghane: il vice presidente vicario dell’Associazione nazionale alpini Marco Valditara, ha individuato questa analogia «nella volontà di assolvere il dovere, con disponibilità e fino al sacrificio estremo». Da questi esempi di abnegazione Valditara invita «a trarre la giusta lezione: ciascuno, tornato a casa, si impegni a compiere, per quanto di competenza, il suo dovere senza personalismi, per contribuire a costruire una pace vera».

«La riconoscente vicinanza ai militari impegnati all’estero e un deferente omaggio ai caduti nei 17 mesi di operazioni belliche in Russia» sono stati espressi anche dal rappresentante della Brigata alpina Julia, colonnello Vittorio Mancini, il quale ha definito la campagna di Russia «una delle vicende più onorevoli della storia militare italiana, per fedeltà alla patria, compattezza morale, aiuto reciproco dei combattenti».

Il celebrante, vicario generale monsignor Guido Genero, ha indicato, in luogo di «inutili stragi guidate dagli ideologismi,
l’obiettivo di nuova umanità e pacificazione». Il presidente dell’Unirr Fvg Luigi Venturini, ha letto la preghiera del caduto in Russia e il sindaco di Pozzuolo Nicola Turello, ha commemorato Elda Nigris, collaboratrice di don Carlo Caneva, deceduta a 90 anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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