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Il popolo Cgil urla: salviamo il lavoro per uscire dalla crisi

Corteo e comizi a Udine e il regione per lo sciopero generale. E Franco Belci attacca Tondo: le figuracce di una giunta immobile.

UDINE. No agli accordi separati, nell'interesse dei lavoratori». Il messaggio, forte e chiaro, è stato lanciato a Cisl e Uil da Alessandro Forabosco, neopresidente provinciale della Cgil, durante la manifestazione svoltasi a Udine in occasione dello sciopero generale. In città vi hanno partecipato 1200 persone secondo i dati forniti dalle forze dell'ordine e 2500 stando invece agli organizzatori.

E, a margine della protesta, il segretario regionale Cgil, Franco Belci, commentando la messa in mora dell'Italia da parte della Commissione europea, ha tuonato contro il presidente Renzo Tondo, reo - ha detto - «di esporre la Regione Fvg a una figuraccia pur di non creare strappi nella maggioranza. Ha tirato avanti sul welfare - ha aggiunto Belci - nonostante i pronunciamenti dei giudici e della Consulta in una regione in cui la questione immigrazione resta nella memoria recente. Di fronte a questo ulteriore intervento della Ue è necessario che la nuova legge sul welfare abbia una corsia preferenziale in Consiglio per chiudere i contenziosi».

Lo sciopero. Piazze affollatissime in regione, da Udine a Trieste, da Pordenone a Monfalcone, e molte grandi fabbriche ferme, con punte di astensioni dal lavoro del 90-95% alla Fincantieri, alla Detroit e all'Ansaldo di Monfalcone, alla Casagrande e alla Safop nel Pordenonese. Adesioni elevate anche all'Automotive Lighting di Tolmezzo (60%), alla Luvata di Amaro (85%), alla Imat Marcegaglia di Fontanafredda (75%), alla Farid di Fiume Veneto (80%).

La manifestazione. Un lungo serpentone di lavoratori costellato di bandiere ha preso il via di buon'ora da piazzale Diacono, dietro lo striscione che diceva «La ricostruzione inizia dal lavoro». I fischietti hanno sì richiamato l'attenzione dei cittadini al passaggio del corteo, ma i più parevano quasi ammutoliti da una situazione che li ha costretti a scendere nuovamente in piazza a distanza di poco più di tre mesi. E come sempre fra i manifestanti si vedevano giovani accanto ad anziani e famiglie con i bambini «perché - hanno spiegato i lavoratori - quello che ci spaventa è il futuro».

Le voci dei lavoratori. «Non c'è più alcuna regolamentazione in merito al lavoro domenicale né per le festività - dice Antonietta De Luca, impiegata alla Metro di Tavagnacco -. Stiamo perdendo diritti acquisiti in decenni di lotte sindacali. Se un lavoratore si ammala, l'indennità di malattia è pagata a scalare in base al numero di assenze e, raggiunta la quarta, non è remunerata affatto». Molte aziende, per evitare i licenziamenti, hanno optato per i contratti di solidarietà (tutti lavorano meno, ma nessuno rimane a casa). «Come accade alle Ferriere Nord di Osoppo, del Gruppo Pittini», ricorda Claudio Ave. Anche la Comefri spa di Magnano in Riviera ha scelto i contratti di solidarietà, «ma il disagio dei lavoratori non diminuisce - spiega Andrea Ragagnin - perché di fronte alla crisi tutte le aziende hanno agito allo stesso modo: cacciando le persone».

L’anniversario del terremoto. C’è stato anche un minuto di silenzio in ricordo delle mille vittime del sisma del 1976. E poi si sono tenuti i discorsi. «La determinazione con la quale la nostra gente si rimboccò le maniche - ha evidenziato Forabosco dal palco di piazza Venerio - deve rivivere anche oggi. La volontà unanime di ripartire dal lavoro mostrata da partiti, sindacati e imprenditori fu determinante per il successo del modello di ricostruzione nel post terremoto: prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese, si diceva». E ancora, rivolto a Cisl e Uil: «È nell'interesse dei lavoratori e di tutti eleggere i propri rappresentanti e avere regole certe sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale».

Le critiche alla Regione. «Il vuoto sulle politiche industriali - ha denunciato ancora Belci - fa

il paio con la clamorosa assenza di un indirizzo strategico sul sistema delle finanziarie pubbliche, con Friulia inceppata sulle nomine. Ora si parla pure del prestito di un assessore dalla politica alla finanza (Riccardi ndr) mentre Mediocredito è nel mirino di Finanza e Bankitalia».

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