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L’ingegnere poeta che cominciò a costruire i violini

Ingegnere chimico per trentacinque anni Amelio Cicuttini, ispirato dalla moglie musicista, ha scoperto il fascino della liuteria: a 70 anni si è messo a costruire violini, viole e violoncelli a Cremona

Ingegnere chimico per trentacinque anni in giro per il mondo (Stati Uniti, Svizzera, Argentina e Belgio) con incarichi di alta responsabilità in una grossa società internazionale del settore agro-alimentare, Amelio Cicuttini, ispirato dalla moglie musicista, ha scoperto il fascino della liuteria. E, a 70 anni suonati, si è messo a costruire violini, viole e violoncelli a Cremona, patria di Stradivari. Nel 2003, prematuramente mancata la sua musa, ha lasciato sgorbie, raspe e scalpelli continuando il dialogo con l'amatissima consorte attraverso la poesia (due sue belle raccolte sono uscite nel 2009 e 2011 per L'autore Libri Firenze).

L'ingegnere-artigiano e poeta (ma anche, come vedremo, pittore e musicista egli stesso) di cui parliamo è nato, nel 1922, a Felettis di Bicinicco, in una famiglia di contadini e oggi risiede a Bruxelles. Dove fa capo simbolicamente la sua grande famiglia. Dalla moglie Renata Zatti, classe 1932, originaria di Casarsa, ma conosciuta a Padova dove si è laureato, ha avuto quattro figlie, tutte sposate, che gli hanno dato nove nipoti (e presto dovrebbe arrivare il primo pronipote).

Amelio Cicuttini ha mantenuto una casa nella città del Santo, ma torna spesso anche nella terra natale, dove ha una sorella, a Udine, e altri parenti a Palmanova. Ma in Friuli ha pure un amico, che è anche un prezioso riferimento culturale: il professor Gianfranco Scialino, apprezzato critico letterario, dopo anni di insegnamento all'istituto magistrale Caterina Percoto.

E' proprio Scialino che lo ha “scoperto” come poeta, valorizzato con le prefazioni alle sue opere e aiutato a raccogliere l'epistolario intercorso con la moglie in mezzo secolo di vita movimentata tra Europa e America. Il professore è stato anche il tramite tra Cicuttini e il Conservatorio musicale udinese, al quale l'ingegnere-artigiano ha deciso di donare tutte le attrezzature del suo laboratorio di liutaio (un incontro col direttore del Tomadini, Franco Calabretto, si è svolto pochi giorni fa).

Ma torniamo adesso alla musica per dire che, a vent'anni, il futuro liutaio è stato un “suonatore di guerra”. Dopo l'avviamento commerciale a Palmanova, ha conseguito il diploma alla scuola Agraria di Pozzuolo, ma ciò non gli ha impedito di studiare privatamente pianoforte e trombone. Così, quando nel 1942 è stato chiamato alle armi, a Gradisca d’Isonzo, è entrato subito nell'orchestra del 24° Fanteria. E dopo l'8 settembre 1943 ha suonato, con complessi improvvisati, per gli occupatori di turno, prima i tedeschi, poi gli angloamericani fino al '47. Evitando la deportazione in Germania e altri guai... Dopo la guerra si è messo a studiare: liceo scientifico prima a Gorizia e poi a Udine, università a Padova e laurea in ingegneria chimica conseguita nel '52.

Quello stesso anno Amelio ha conosciuto la sua Renata, figlia di un medico friulano trapiantato nella città del Santo. L'anno seguente è stato decisivo per il neo ingegnere, che ha sposato la “collega” musicista (diplomi in pianoforte e violoncello, studi di composizione) e anche... l'azienda, alla quale resterà fedele 35 anni. E' entrato, infatti, alla Fragd (Fabbriche riunite Amido Glucosio Destrina) di Milano, filiale della Cpco di New York, poi Cpc International, nella quale Cicuttini svilupperà la sua eccezionale carriera dopo sei anni iniziali nello stabilimento italiano di Castelmassa (Rovigo).

Tre mesi a Manchester per imparare l'inglese e poi la prima avventura compiuta oltre oceano, un training tecnico e manageriale negli Usa: Kansas City (dove è nata la prima figlia, Maria Teresa), Chicago, New York... E nel 1960 la destinazione a Zurigo, dove ha assunto la coordinazione tecnica di altre società di mezza Europa.

Cinque anni trascorsi in Svizzera, dove sono nate le altre figlie Alessandra, Paola e Ada (e dove si è dedicato anche alla pittura sotto la guida dell'amico artista Lukas Honegger) e poi il trasferimento a Buenos Aires con l'incarico di coordinatore dell'area latino-americana della società. E moglie e figlie sempre dietro, con non pochi problemi di lingue e di studio per le bambine... («La mia lingua di lavoro – spiega Cicuttini – è stata l'inglese: per la famiglia l'italiano in casa, il tedesco, lo spagnolo e il francese a scuola»). E' rimasto, comunque, due soli anni in Argentina prima dell'approdo, definitivo, a Bruxelles. Dove il suo impegno con la Cpc International, della quale nell'81 è diventato vicepresidente (negli ultimi anni coordinava 25 società minoritarie sparse nel mondo), si è concluso nel 1987.

Ma il ruolo di pensionato al nostro ingegnere andava stretto. Già appassionato di restauro di mobili antichi, è passato alla riparazione di strumenti ad arco della moglie. E per saperne di più è andato a scuola dal più famoso liutaio di Cremona, Francesco Bissolotti.

Sotto la sua guida ha costruito i primi cinque strumenti arrivando in pochi anni a realizzarne più di 60. E ha persino scritto tre manuali per insegnare a sua volta il mestiere del liutaio! “L'ingegner Cicuttini – ha lasciato scritto Bissolotti – ha svolto un grande lavoro che potrà essere utile a tutti: studenti, amatori o professionisti”.

La morte di Renata, avvenuta nell'estate del 2003 durante le vacanze in Italia, “aprì una voragine nella mia esistenza”, ricorda l'ingegnere rimasto per mesi preda del più nero sconforto. Si è ripreso avviando un intenso lavoro di riordino e catalogazione degli archivi della moglie: partiture, bozze, manoscritti e molta corrispondenza con editori, interpreti e complessi musicali. Ma anche “brandelli” della sua anima in continua ricerca di se stessa. La prima raccolta, con la supervisione dell'amico Scialino, è “una specie di antologia che ho chiamato Traversata”, dice l'ingegnere-liutaio passato di recente alla poesia. E' evidente l'affettuoso disegno di collegare il percorso terreno della moglie, la Traversata, alla condizione di lui superstite. I due aurei libretti di versi s'intitolano, infatti, Il naufrago (2009) e Alla foce (2011).

Versi che traspirano care memorie, 162 poesie nelle quali – come ha scritto Gianfranco Scialino citando Petrarca e la poetica leopardiana della ricordanza - “Renata è il termine ultimo di ogni gesto e sollecitudine di Amelio che costantemente parla con lei,

a lei trasmette ogni sua esperienza.”

Come nel “Notturno” del loro primo incontro, quando gli apparve sulla porta di casa a Padova: ”Sull'avita scala stavi/ nella casa lungo il fiume/ quando gli occhi miei sognanti/ furon colti dalla Grazia...”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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