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Bon Jovi infiamma
i 40 mila del Friuli

Stadio Friuli biancorossoblu per accogliere la band americana di Bon Jovi che non ha deluso i 40 mila accorsi allo stadio di Udine.

UDINE. Stadio Friuli biancorossoblu. Decine di migliaia di fogli colorati a formare un’enome bandiera “circolare” per abbracciare il loro mito a tutto rock, per dire e scrivere – in tribuna distinti -: “Bon Jovi, siamo qui per voi!”. Un saluto delizioso e spontaneo, composto (poco rock...), qualcosa a metà strada tra il fan e il ragazzo. Anzi quarantamila ragazzi, di ieri e di oggi, d’Italia e d’Europa, hanno fatto festa in musica assieme alla band del New Jersey, in acclamato tour – a Udine l’unica data italiana! - con il rinato (e ne siamo felicissimi) Richie “Guitar” Sambora, ovvero la vitamina “S” della band del New Jersey.

Allora che festa sia; “Su le mani!”, “Raise your hands”, Udine! Parte il grande inossidabile pop da arena vestito di rock è non servono piú le parole per chi è arrivato da tutta Italia, ma anche da Germania, Austria, Slovenia, Croazia (oltre metà dei paganti è straniera). È musica che unisce, lasciamo perciò da parte i giudizi estetici: il poker Usa non ha mai brillato per originalità, ma in trent’anni ha sempre saputo regalare al pubblico di tutto il mondo una fortissima carica melodica, passione, professionalità e, soprattutto, straordinario rispetto per i fan.

Come a Udine, nel torrenziale concerto di oltre due ore (aperto dai marchigiani Flemt; bravini, ma perché non una band friulana?), senza risparmio di energie, oltre 20 pezzi, che ben fotografano una carriera fortunatissima, ricca di hit singles capaci di generare un’energia di 40 mila... fan grazie alla perfetta intesa tra Jon, David, Rico e Richie, con gli “aggiunti” Bobby Bandiera (chitarra) e Hugh Mc Donald (basso).

Il delirio comincia dalle prime note di Raise your hands, Bad name (coro totale) e Blood on blood perle degli Ottanta, fino alla recente Born to follow in un trionfo di scritte giganti (un enorme “Jovi” biancorosso di gruppo) e di fogli colorati semplici, ma pieni d’affetto, degna spontanea coreografia all’eleganza cromatica del palcoscenico. Niente esagerazioni, né gigionerie, ma puro “fun”, “on stage” e fra la gente. John è in formissima vocale («sono sorpreso dell’accoglienza!»), Richie è tornato fra noi, il resto della band è un abito sonoro prezioso, pop-rock melodico di classe. Com’è sempre stato e come doveva essere. Non è peccato, It's my life (anthem capolavoro del 2000): la cantano tutti assieme a “Captain Crash” (meglio Bowie...). Nuovo e vecchio rivisitato si alternano in una produzione eccellente, con un suono migliorato nel corso dello show. Il resto sono loro, i fan, quelli che vogliono Keep the faith anche se piove («gli angeli piangono stasera, ma noi restiamo qui fino a domani!» dice Jon). Che

augurano a tutti Have e nice day dopo aver preso la Bad medicine, dopo questo festoso bagno di musica, di buone vibrazioni, dopo questa memorabile giornata dell’estate friulana, in cui Udine è stata ancora una volta capitale europea del rock.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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