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Gino di Caporiacco
alla Ippolito Nievo:
“Confessioni” inedite

A dieci anni dalla morte spunta un romanzo storico dell’indimenticato, battagliero autonomista friulano

UDINE. «Io nacqui italiano, forse italianissimo, il 3 novembre 1932, giorno nel quale allora si festeggiava un santo poi scomparso dai calendari e il nazionalismo fascista dominava e mai consentiva che, se lo avessi potuto, pretendessi di dirmi friulano... E morrò per grazia di Dio europeo, quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo». Dalle carte di Gino di Caporiacco, a dieci anni dalla scomparsa, spunta un romanzo storico inedito che il mai dimenticato esponente dell'autonomismo friulano, politico e giornalista, improvvisamente mancato il 28 luglio 2001, aveva scritto alla fine degli anni 80, tenendolo nel cassetto anche dopo l'ultima revisione datata 1999. La sorpresa è duplice: per la singolare scoperta, dopo così lungo tempo, e per la coincidenza dello spunto preso dalle Confessioni di un ottuagenario di Ippolito Nievo, celebratissimo di questi tempi, ma non altrettanto quando Gino imbastì il racconto. Così ora i 150 anni dalla morte dello scrittore garibaldino si affiancano ai 10 di quella dell'autonomista friulano.

Le nuove Confessioni hanno per motivo conduttore le storie del nobile casato dei di Caporiacco che si sono succedute negli ultimi duecento anni, dalla Rivoluzione francese al Duemila. Ma «narrare le vicende di casa nostra – spiega Gino nelle conclusioni – è un pretesto: all'autore, infatti, interessa aver riassunto, se c'è riuscito chissà, la storia della propria patria». Il manoscritto, che non ha titolo, è quindi un ulteriore omaggio, postumo, al Friuli da parte di un suo figlio che già tanto aveva dato. «Aspettavo un'occasione particolare – dice la vedova, signora Silvia – per parlare di questo lavoro, complesso e ponderoso, che ho conservato in questi anni. Certo, avrei piacere che a qualcuno interessasse pubblicarlo». L'autore di questa nota, che annunciò la scomparsa di Gino di Caporiacco – a tumulazione avvenuta – ai nostri lettori («ieri è stato un addio per pochissimi, oggi sarà un dolore per tanti») non può che associarsi a questo auspicio.

Pochi mesi prima della sua scomparsa, nel marzo 2001, Gino si era congedato con un ultimo saggio (1945-1948. La Regione friulana), pubblicato per la Filologica su Sot la Nape, interrogandosi sull'esigenza di «un progetto nuovo per una regione che ha mutato la sua funzione naturale». Poi più niente. La voce critica dell'autonomismo friulano tace da quell'infausto 28 luglio 2001, quando un male crudele e insidioso se lo è portato via a 68 anni. Storico di Udine e del Friuli, polemista acuto e documentatissimo, già militante nella politica e nell'amministrazione prima in Consiglio regionale e poi in quello comunale udinese, la sua scomparsa ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Da allora l'agone politico, il confronto culturale, il dibattito sui media (in primis il nostro giornale, che per lui era sempre stato un veicolo privilegiato) hanno perso uno dei protagonisti più attenti ed equilibrati.

«Gino e io, fin da quando sedevamo insieme sui banchi della Regione – ricorda l'onorevole Arnaldo Baracetti – abbiamo impostato insieme le principali battaglie per il Friuli: l'assemblea delle Province friulane (manca ancora l'adesione di Gorizia), il nuovo statuto e la riforma federalista (la legge è fatta, ma non applicata). Poi la difesa dell'identità friulana e del ruolo dell'università, i difficili rapporti con Trieste...». Temi ripresi dalla Deputazione di Storia Patria nel volume, a cura di Giuseppe Bergamini e Gianfranco Ellero, Studi friulani, uscito nel 2005 proprio in omaggio a Gino, mentre nel 2002 l'Istitùt ladin-furlan Pre’ Checo Placerean gli aveva dedicato un significativo collage di saggi sul Friuli e la Venezia Giulia (Dalla regione mai nata alla regione mal nata). «Da quando non c'è più Gino – dice Ellero – il concetto di Friuli si va restringendo: i giornali, le tv lo limitano praticamente alla provincia di Udine. Di Caporiacco era un tenace difensore del Friuli storico, da Gorizia al Pordenonese, fino a Concordia e Portogruaro. Purtroppo non è stato ascoltato». E il professor Gianfranco D'Aronco, decano degli autonomisti, così parla di Gino: «Un gran temperamento: come storico e politico ha fatto la sua battaglia, sopratutto in Consiglio regionale accanto a Fausto Schiavi, e gliene siamo grati».

Così i continuatori di quelle battaglie ricordano oggi il compianto storico e politico regionale. All'omaggio si unisce anche il mondo di casa, dell'avita Caporiacco. Nella frazione di Colloredo di Monte Albano, Gino sarà commemorato giovedì,

nel decennale dalla morte, con una messa che sarà celebrata alle 19 nella chiesetta di San Martino. Dove una targa rende merito al suo impegno nel restauro dell'edificio e, più in generale, alla dedizione al paese che porta il nome della sua famiglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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