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Rivelazioni sul Cermis: «Colpa dei comandanti»

Il navigatore dell’aereo Prowler decollato dalla Base di Aviano rompe il silenzio. Dai documenti nascosti al radar rotto. Storia di un disastro che si poteva evitare.

PORDENONE. La tragedia del Cermis? Colpa dei comandanti». Joseph Schweitzer, navigatore dell’aereo EA-6B Prowler dei Marines decollato da Aviano che il 3 febbraio 1988 tranciò il cavo della funivia del Cermis provocando 20 morti, racconta la sua verità di quel tragico pomeriggio al giornalista de La Stampa Paolo Mastrolilli. La tragedia avvenne per «spatial disorientation», disorientamento spaziale del pilota che perde la percezione esatta della sua direzione, ma anche dei comandanti, «che non ci diedero le informazioni necessarie a condurre la nostra missione». Sì, perché «non eravamo mica un gruppo di ragazzi saliti sopra un aereo per gioco. Stavamo conducendo una missione militare a bassa quota, mi devi dare le informazioni essenziali di cui ho bisogno».

Il navigatore smentisce le conclusioni del rapporto investigativo redatto dai vertici Usa: «Quell’inchiesta non è stata esauriente. Noi la conoscevamo da 13 anni eppure le autorità l’hanno tenuta nascosta: mi sa dire perché?». Schweitzer smentisce pure che in cabina ci fossero le carte con le quote di volo: «Quel documento era nascosto in un cassetto». Il radar altimetro? «Era rotto». Quando Mastrolilli gli domanda se si erano accorti di quanto fatto, risponde: «Ci siamo resi conto che eravamo vivi per miracolo». Perché venne distrutto il video di volo? «Dopo l’incidente eravamo nelle stesse condizioni di stress di una persona ferita in combattimento». Quel video, insomma, «era un gioco, avevamo cominciato a girarlo per divertimento molto prima dell’incidente. Volevate vedere la mia faccia sorridente, ripresa molto prima dell’impatto, sovrapposta alle immagini dei morti?». Ecco, i venti morti. «Non passa giorno senza che ci pensi», risponde il navigatore: «Io sono sopravvissuto e loro no, non so perché. Forse per raccontare questa verità».

Una verità complicata per essere raccontata in «cinque minuti. Ma non vi pare strano – si domanda – che per una tragedia del genere ci sia stato solo un rapporto scritto dallo stesso corpo coinvolto nell’incidente? Voi italiani non avete indagato?». Per la verità sì, c’è stata una inchiesta, commissione presieduta dal colonnello Fermo Missarino, e pubblicata dal Messaggero Veneto il 14 luglio 2011: «I membri dell’equipaggio – dice la relazione – hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere in merito all’accaduto. L’equipaggio non era autorizzato a volare sotto i 2 mila piedi. Tutti gli elementi acquisiti concorrono a ipotizzare che le cause che hanno portato al verificarsi dell’incidente siano da attribuirsi al fattore umano, in particolare alla violazione delle normative e disposizioni delle quote di volo». La verità del navigatore: «Era una roba grossa, che avrebbe coinvolto i finanziamenti alla difesa, la collaborazione

con gli alleati della Nato, i nostri superiori. Gli italiani hanno visto aprirsi una finestra d’opportunità politica e ci sono entrati: lo capisco». A quel punto si è preferito «scaricare la colpa sull’anello debole». Ovvero loro, i piloti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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