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Carnia, Roma taglia 16 Comuni
su 27 «Ma noi serviamo»

Zuglio e Amaro tuonano: salasso inutile, fumo negli occhi E tutti temono che vivere in montagna sarà più difficile.

TOLMEZZO. Sedici Comuni su 27. La scure del governo, che cancella gli enti locali sotto i mille abitanti per fare cassa e cercare di mettere al riparo i conti dello Stato, si abbatte sulla Carnia. Che però si è fatta trovare pronta alla bufera. L’accorpamento dei piccoli enti locali infatti è nell’aria da tempo. La Regione ci sta lavorando da un pezzo. Ora però, dicono i sindaci, bisogna accelerare.

Elio Moser di Zuglio, a esempio, considera «opportuno, al momento giusto» il provvedimento governativo. «Anche se a legiferare sarà la nostra Regione, questa non potrà discostarsi troppo dalle direttive superiori. Sono convinto che la soluzione passi per i Comuni di vallata, per non perdere l’identità e la cultura paesana e in modo da fare massa critica e avere dipendenti competenti sui vari temi amministrativi». Moser ritiene che il decreto del governo farà accelerare l’iter per costituire l’Unione dei Comuni. Niente accorpamenti però con Tolmezzo. «Altrimenti la nostra gente si sentirà psicologicamente annessa e penserà che la montagna non conti più nulla, con conseguente disaffezionamento e abbandono del territorio. Uniamoci piuttosto con Arta Terme, Paularo, Sutrio e Paluzza». Daniele Ariis sindaco di Raveo ritiene invece che la proposta «sia un modo di gettare fumo negli occhi dei cittadini; i risparmi non passano per i piccoli Comuni, ma nel dimezzamento del numero dei politici in Parlamento e in Regione. I Comuni devono essere dispensatori di risposte immediate al territorio». Critico Ariis anche sulle posizioni del presidente Renzo Tondo. «Abbiamo notato come le nostre indicazioni non siano neppure state prese in considerazione dalla Regione e ora Tondo prende la palla al balzo dalla proposta del governo per sopprimere i Comuni sotto i mille abitanti». Dario De Alti di Cercivento, che a suo tempo aveva chiesto di unirsi con Sutrio, vede di buon occhio il provvedimento «ma non d’imperio: occorre lasciare - dice - la decisione su come e con chi unirsi ai cittadini locali, senza forzature dall’alto». Un richiamo poi va alla Regione «incapace di prendere decisioni, vedi commissariamenti degli enti senza progetti e soluzioni alternative».

«Si tratta di un problema costituzionale - incalza Marco Lenna di Forni di Sotto –. I Comuni sono previsti dalla Costituzione italiana». Un accorpamento potrà avvenire solo con il consenso dei vari enti comunali. «La nostra Regione, che ha potere legislativo in materia, ha però già superato questo scoglio: a luglio a Trieste è stata proposta, nel contesto della riforma degli enti pubblici montani, la costituzione di un ente unico con 27 Comuni (tutti quelli della Carnia escluso Tolmezzo), che permetterebbe di mantenere le municipalità con un unico ente di gestione». Una soluzione per la Comunità montana della Carnia, ora commissariata, che «darebbe significato all’ente sovracomunale». Laura Zanella di Amaro ritiene infine che le grandi spese non siano dei piccoli Comuni. «Ad Amaro, 800 abitanti, l’amministrazione globale dell’ente costa solo 20

mila euro all’anno: quello che vale sono i servizi che i piccoli comuni erogano, con la responsabilità diretta degli amministratori; noi già partecipiamo all’Associazione dei Comuni: si riducono le spese e si dà risposte ai servizi richiesti dai cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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