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Violino: non escludo altro mais Ogm nei campi 

La Regione: controlli accurati, ma a campione. Coldiretti: no al far west. Confagricoltura e Cia: sistema da rivedere

La Regione non esclude che in Friuli vi sia qualche altro campo, oltre a quelli sequestrati a Mereto di Tomba, Coseano e Maniago dalle procure di Udine e Pordenone, coltivato con mais Ogm. L’allarme lo lancia lo stesso assessore regionale all’agricoltura Claudio Violino. «Effettivamente potrebbero esserci degli emuli - ammette l’assessore -. I monitoraggi del corpo forestale della Regione sono stati efficaci e hanno coperto un campione significativo. Ma, appunto, si tratta sempre di un campione. Noi stiamo lavorando ogni giorno per individuare altre eventuali trasgressioni, ma qui si tratta di risorse e di uomini, che non sempre si hanno. Siamo preoccupati perchè c’è il rischio di contaminazione per la filiera del mais “tradizionale”».

Per quanto riguarda i casi specifici venuti alla luce negli ultimi giorni, Violino è categorico. «Il consiglio regionale alla fine di marzo - sostiene - ha approvato una legge, a maggioranza larga e bipartisan, che vieta l’utilizzo di sementi geneticamente modificati in tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia. Per noi la questione è chiusa. Certo, il dibattito è sempre utile, ma a questo punto si tratta di una faccenda di competenza delle Procure, dei magistrati, che dovranno valutare l’esistenza dei reati».

Fin qui la Regione. Ma discussioni e polemiche, sul sequestro dei 4 campi in provincia di Udine e di Pordenone, divampano. Se Coldiretti si schiera apertamente dalla parte delle istituzioni e della Forestale e ribadisce la propria posizione, da sempre contraria all’introduzione degli Ogm in Friuli, le altre due associazioni di agricoltori, Cia e Confagricoltura, sembrano essere più possibiliste.

Coldiretti. «Il sequestro dei campi di mais dimostra che i controlli effettuati dal Corpo forestale e la stessa legge regionale sugli Ogm stanno funzionando. E questa è già una buona notizia, perché dimostra che anche in Italia ha ancora un senso e un significato parlare di legalità». Lo afferma il presidente provinciale di Udine Rossana Clocchiatti che aggiunge: «Le leggi possono piacere o meno però fin che ci sono occorre rispettarle. Se ci muoviamo da questo principio non resta che il far west dove regna la legge del più forte e non è certo la realtà che noi auspichiamo». Clocchiatti, al di là dell’aspetto giuridico, ricorda poi la posizione di Coldiretti, da sempre contraria all’introduzione di Ogm nell’agricoltura italiana e in particolar modo friulana «perché è una logica che cozza contro le produzioni di territorio e di qualità che fanno forte il made in Italy e il made in Friuli enogastronomico. Ma ve l’immaginate una pubblicità del vino friulano legata alle produzioni Ogm? Che si potrebbe dire? Bevetelo che è Ogm? Lo capisce chiunque che sarebbe un messaggio devastante per tutto il nostro sistema agroindustriale e noi che lo difendiamo non lo accetteremmo mai, come non lo accetta la stragrande maggioranza dei consumatori italiani».

Confagricoltura. Il presidente udinese Giorgio Pasti chiede un intervento legislativo. «Siamo per il rispetto della legalità - osserva -, ma sappiamo pure che il Friuli Venezia Giulia è inadempiente rispetto alla direttiva europea in materia. La legge del marzo 2011, approvata dal consiglio regionale, è sul divieto di semina Ogm, mentre si doveva legiferare sulla possibile coesistenza di campi “tradizionali” e campi “Ogm”. Noi siamo convinti che si debbano seguire le regole, anche se non ci piacciono e non siamo d’accordo. Però agli imprenditori deve essere data la libertà e la possibilità di scegliere quale coltura far maturare nei loro terreni. Noi stiamo sprecando risorse importanti in insetticidi e pesticidi per liberarci dai parassiti, aumentando il dosaggio e quindi i costi rispetto agli anni passati, in quanto gli stessi parassiti del mais diventano sempre più resistenti. Ma è questo ciò che desideriamo? Credo che l’unica soluzione per sbloccare la situazione attuale è una legge che permetta la coesistenza delle coltivazioni anche in Friuli».

Cia. Simili le tesi di Ennio Benedetti, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori. «Avevo detto già l’anno scorso, all’epoca del sequestro del campo di Fidenato - spiega - e lo ribadisco adesso: le coltivazioni Ogm non rappresentano un pericolo nè per la popolazione, nè per la catena alimentare. La nostra organizzazione è possibilista sulle colture transgeniche: di fronte all’innovazione che avanza e alla possibilità di eliminare, o quantomeno ridurre l’uso di antiparassitari, è opportuno avere il coraggio di valutare costi e benefici. Io penso che sia condivisibile fare la sperimentazione anche nei campi friulani. Certo, le fughe in avanti di alcuni agricoltori

non sono legali, ma vale la pena ripensare a questo divieto assoluto. Noi non vogliamo incoraggiare nessuno a coltivare Ogm, ma è meglio avere un mais Ogm resistente alla malattie o utilizzare tonnellate e tonnellate di diserbanti nei nostri terreni?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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