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A Pordenonelegge
i giovani
di Muccino & Vangelista 

“Dopo parlami d’amore” Silvio e Carla ci riprovano con “Rivoluzione N° 9”. Racconteranno la storia di Sofia e Matteo alla festa del libro domenica 18.

PORDENONE. Due adolescenze parallele in epoche diverse che scorrono con le stesse emozioni e gli stessi drammi. Dopo il successo del loro primo libro, Parlami d’amore, diventato anche un film, il giovane attore e scrittore Silvio Muccino e la sceneggiatrice-scrittrice Carla Vangelista raccontano, Rivoluzione N° 9 (Mondadori, 372 pagine, 18,00 euro), da oggi in libreria, una emblematica vicenda giovanile.

Sofia ha quindici anni tra il 1964 e il 1965. Matteo invece ha la stessa età tra il 1997 e il 1998. Sofia ama i Beatles, e con uno di loro, Paul, di cui ha appeso nella camera una gigantografia, dialoga ogni giorno, gli racconta i suoi crucci, i dissapori con le amiche, il primo bacio, e si fotografa con gli autoscatti di una Polaroid. Quelle fotografie le nasconde in un piccolo buco dietro il battiscopa, e trent’anni dopo sarà Matteo che occupa la sua stessa stanza a ritrovarle, a discorrere di lei con Daniele, un inquilino chiacchierato dai condomini, dal quale apprenderà la storia di Sofia che, per insolite tresche del destino, un giorno incontrerà.

Del libro parliamo con i due autori, ospiti a pordenonelegge, domenica 18 settembre, alle 15, al Palaprovincia di Largo San Giorgio.

– La stessa età commentata in tempi diversi da un ragazzo e da una ragazza. Stessi tormenti, apprensioni, paure?

Muccino: «La differenza tra maschio e femmina è fondamentale a qualunque età. Negli anni Sessanta l’unica cosa che proteggeva l’adolescenza era il ruoli dei genitori. Nel tempo questi ruoli sono stati completamente reinventati, per cui Matteo si scontra sia in casa sia fuori con persone che hanno ruoli diversi. Ha una madre-figlia da accudire; ha per amiche delle coetanee che anziché vestire i panni delle quindicenni sembrano già donne molto più forti e scafate che lo fanno sentire ancor più inadeguato».

– Quanto c’è di voi in Sofia e in Matteo?

Vangelista: «Non abbiamo scritto un’autobiografia, ma, quando si scrive di una parte della vita, si riversano dentro le proprie emozioni, e quelle di Sofia sono le pulsioni che provavo io alla sua età. Scrivendo c’è sempre qualcosa di profondamente tuo. Di sicuro c’è Paul McCartney, perché io parlavo veramente con la sua fotografia, lo volevo sposare».

Muccino: «La storia di Matteo non ha nulla di autobiografico, però c’è tanto della mia adolescenza in lui, desideri, paura, la scoperta del sesso, e per questo l’ho raccontato da amico, standogli vicino con onestà perché non volevo affrontare l’adolescenza in maniera retorica o bugiarda. Credo di essermi fatto un regalo perché dall’età di sedici anni, quando ho iniziato la mia carriera d’attore, ho vissuto in un mondo di grandi, e questo mi ha fatto saltare certe tappe».

– Matteo e Sofia sono due ragazzi buoni. Avete voluto farne dei teenagers senza grilli per la testa, a parte quelli sentimentali?

Muccino: «Per scrivere questa storia, mi sono liberato di tutte le strutture, regole e convenzioni che invece adotto quando giriamo un film, e mi sono lasciato andare al personaggio che non era vincolato da una storia d’amore portante, non aveva particolari drammi, tentazioni o tendenze. Così non ho cercato l’eccentricità, ma la sincerità in una storia che fosse, più che un’educazione, una diseducazione sentimentale».

Vangelista: «Adesso, quando si parla di adolescenza, si fa sempre del sensazionalismo: adolescenza uguale droga, suicidi, perdersi sessualmente, filmati su Internet, notti passate a farsi con l’ecstasy o altre porcherie, casi limiti che purtroppo esistono. Ma credo esistano perché ai ragazzi di oggi nessuno ha detto che è normale star male. L’adolescenza è un tale tsunami fisico, emotivo, biologico, intellettuale che è normale sentirsi a disagio e inadeguati».

– In che cosa consiste veramente la rivoluzione per Sofia e Matteo?

Muccino: «Per Matteo la rivoluzione è comprendere che a sedici anni la sua vita gli appartiene. In qualche modo è un riscoprire, come gli dice l’amico Daniele,

che nella vita si è liberi di amare e di scegliere e trovare una propria strada indipendentemente da quello che gli altri spesso vogliono, dandoci delle responsabilità che ci ingabbiano. La rivoluzione di Matteo e di Sofia è una scoperta della libertà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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